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Commercio estero: le nuove rotte dopo la crisi

Il commercio estero italiano si trova oggi a un punto di svolta. Dopo l’arretramento registrato nel 2023, dovuto a fattori congiunturali globali – inflazione, rialzo dei tassi, tensioni geopolitiche e crisi logistiche – i primi mesi del 2025 lasciano intravedere segnali di ripresa, ma con caratteristiche profondamente mutate. Non si tratta di una ripartenza uniforme: settori, mercati e strumenti si stanno ridefinendo lungo assi strategici che impongono un ripensamento delle politiche di internazionalizzazione.

Secondo i dati ISTAT e SACE, nel primo quadrimestre 2025 le esportazioni italiane sono cresciute del +2,3% su base annua, con un valore complessivo di 205 miliardi di euro. Un dato incoraggiante, ma inferiore rispetto al ritmo medio dell’ultimo decennio. A trainare l’export sono soprattutto i settori ad alta specializzazione: farmaceutica (+6,7%), macchinari industriali (+5,9%) e agroalimentare trasformato (+4,4%). In difficoltà, invece, il tessile-moda, i metalli di base e l’automotive tradizionale, colpiti dal calo della domanda in Germania e Francia.

Il focus geografico delle vendite all’estero si sta spostando. Se il commercio intra-UE rallenta, cresce il peso dei mercati asiatici, in particolare India, Indonesia e Vietnam, dove le imprese italiane stanno rafforzando la presenza industriale e distributiva. Anche l’Africa sub-sahariana mostra un potenziale in crescita per beni agroindustriali, tecnologia per l’irrigazione e impianti per l’energia off-grid.

La crisi nel Mar Rosso e le tensioni nel Canale di Suez hanno spinto molte imprese a riconsiderare le rotte logistiche e a diversificare i porti di imbarco. Il traffico marittimo da e per l’Italia ha subito una riallocazione strategica: crescono i flussi su Trieste, Gioia Tauro e Genova, mentre si registra un rallentamento su Livorno e La Spezia, penalizzati da minore capacità di adattamento e congestioni infrastrutturali.

Le catene globali del valore si stanno accorciando. La lezione della pandemia e delle tensioni geopolitiche ha spinto molte imprese a rimpatriare parzialmente alcune fasi della produzione o a delocalizzare in Paesi più stabili, con incentivi mirati. L’Italia, in questo contesto, può giocare un ruolo da piattaforma industriale e logistica nel Mediterraneo, ma servono investimenti massicci in digitalizzazione doganale, semplificazione burocratica e intermodalità.

Sul piano finanziario, cresce l’uso di strumenti assicurativi e di credito all’export. SACE e SIMEST segnalano un aumento delle richieste di copertura contro il rischio politico, soprattutto per operazioni in Medio Oriente, America Latina e Nord Africa. Parallelamente, si espande l’utilizzo delle piattaforme digitali per la gestione dei flussi commerciali internazionali, con maggiore attenzione al tracciamento, alla compliance normativa e alla sostenibilità ambientale dei fornitori.

Le piccole e medie imprese, tradizionalmente meno presenti nei mercati extra-UE, stanno lentamente modificando il proprio approccio. Cresce l’interesse per i contratti di rete, le aggregazioni temporanee e le partnership export-oriented. Tuttavia, restano forti i limiti legati alla carenza di competenze linguistiche, legali e commerciali, oltre alla scarsa propensione alla gestione del rischio di cambio.

Il Governo ha previsto, all’interno del Piano Nazionale “Made in Italy 2025”, una serie di misure per sostenere l’internazionalizzazione: voucher per l’e-commerce, credito d’imposta per la partecipazione a fiere internazionali, potenziamento delle attività dell’ICE e apertura di nuovi desk territoriali in Asia e Africa.

Il commercio estero, ancora oggi, rappresenta oltre il 32% del PIL italiano. La capacità del Paese di adattarsi alla nuova mappa globale dei flussi commerciali sarà determinante per sostenere l’occupazione industriale, la bilancia dei pagamenti e il posizionamento del brand Italia sui mercati emergenti. La sfida è duplice: presidiare le filiere tradizionali e cogliere le opportunità nei nuovi ecosistemi digitali e climatici della globalizzazione.

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