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Clima, l’allarme dell’ONU: inevitabile il superamento della soglia di 1,5 gradi, il mondo entra in una fase critica del riscaldamento globale

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha lanciato un nuovo e drammatico allarme sullo stato del clima globale, annunciando che il superamento della soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali è ormai “inevitabile” entro i prossimi anni. Il rapporto, pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e presentato a Ginevra, traccia un quadro allarmante dell’evoluzione del riscaldamento terrestre e delle sue conseguenze sociali, economiche e ambientali. Gli esperti parlano di un “punto di non ritorno climatico” che richiederà misure immediate, coordinate e radicali da parte dei governi mondiali, pena l’entrata in una fase di instabilità ambientale permanente.


Il documento, elaborato sulla base dei più recenti dati raccolti dall’IPCC, dall’Organizzazione meteorologica mondiale e da centri di ricerca indipendenti, evidenzia che la temperatura media globale è già aumentata di circa 1,3 gradi rispetto all’epoca preindustriale. Le proiezioni indicano che, anche nel caso di una riduzione drastica delle emissioni, la soglia di 1,5 gradi sarà superata entro il 2030, a causa dell’accumulo di gas serra e dell’inerzia del sistema climatico. Gli scienziati sottolineano che non si tratta più di evitare il superamento, ma di limitarne la durata e l’intensità per contenere gli impatti più devastanti.


Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha commentato il rapporto con parole dure, accusando i governi e le grandi aziende di non aver rispettato gli impegni presi con l’Accordo di Parigi del 2015. “Stiamo correndo verso la catastrofe con il piede ancora sull’acceleratore”, ha dichiarato, invitando le potenze industrializzate a triplicare gli sforzi per la transizione energetica e a porre fine ai sussidi per i combustibili fossili, che nel 2024 hanno raggiunto un valore record superiore ai 7.000 miliardi di dollari a livello globale.


Il superamento della soglia di 1,5 gradi comporterà conseguenze profonde per tutti gli ecosistemi. Il rapporto dell’ONU prevede un’accelerazione degli eventi meteorologici estremi, dall’aumento delle ondate di calore alla moltiplicazione dei cicloni, dalle inondazioni devastanti alla desertificazione crescente in molte aree del pianeta. L’Artico, che si sta riscaldando a un ritmo tre volte superiore alla media globale, potrebbe subire la perdita quasi totale del ghiaccio estivo già entro il 2035, con effetti a catena sul clima globale e sull’innalzamento del livello dei mari.


Le regioni più vulnerabili, in particolare l’Africa subsahariana, l’Asia meridionale e il bacino del Mediterraneo, saranno le prime a subire le conseguenze di questa accelerazione climatica. L’aumento delle temperature e la scarsità d’acqua rischiano di compromettere la produzione agricola, aggravando crisi alimentari e migrazioni ambientali. Secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 oltre 200 milioni di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le proprie terre a causa degli effetti del cambiamento climatico.


La relazione evidenzia inoltre che gli attuali impegni di riduzione delle emissioni presentati dai Paesi membri non sono sufficienti. Anche se fossero pienamente rispettati, le politiche in vigore porterebbero a un aumento medio della temperatura di circa 2,7 gradi entro la fine del secolo, ben al di sopra degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Le emissioni globali di anidride carbonica hanno raggiunto nel 2024 un nuovo massimo storico, toccando quota 37,5 miliardi di tonnellate, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente, trainato dalla ripresa economica post-pandemia e dall’aumento del consumo energetico nei Paesi in via di sviluppo.


Guterres ha ribadito la necessità di un cambio di paradigma immediato. Le Nazioni Unite chiedono di ridurre le emissioni globali almeno del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, la distanza tra gli obiettivi dichiarati e le azioni concrete rimane ampia. Molti Paesi continuano a investire pesantemente in infrastrutture legate al gas e al carbone, mentre i finanziamenti per le energie rinnovabili, pur in crescita, restano insufficienti a coprire il fabbisogno energetico globale in modo sostenibile.


Il rapporto pone particolare enfasi anche sulla giustizia climatica, sottolineando come i Paesi più poveri siano quelli che subiscono le conseguenze più gravi pur essendo responsabili di una minima parte delle emissioni storiche. L’ONU ha invitato le nazioni industrializzate ad aumentare i contributi al Fondo per la transizione energetica e per le perdite e i danni, istituito durante la COP28 di Dubai. Finora, tuttavia, gli impegni finanziari promessi si sono rivelati inferiori alle aspettative, con una copertura stimata in meno del 15% del fabbisogno totale necessario per sostenere la decarbonizzazione dei Paesi in via di sviluppo.


Il documento individua nella transizione energetica e nella riforestazione due strumenti essenziali per mitigare gli effetti del riscaldamento globale. Secondo l’ONU, la progressiva eliminazione dei combustibili fossili a favore delle rinnovabili potrebbe evitare fino a 0,4 gradi di aumento medio della temperatura entro la metà del secolo. Allo stesso tempo, il ripristino degli ecosistemi naturali, la tutela delle foreste tropicali e la riduzione della deforestazione potrebbero contribuire a riassorbire parte della CO₂ già accumulata in atmosfera. Tuttavia, gli esperti sottolineano che questi interventi richiedono una volontà politica forte e un coordinamento globale, altrimenti rischiano di rimanere solo dichiarazioni di principio.


Nel rapporto emerge infine un elemento preoccupante: il progressivo indebolimento della fiducia nella cooperazione internazionale sul clima. Le tensioni geopolitiche, i conflitti in corso e le crisi economiche hanno rallentato gli impegni multilaterali e favorito un ritorno a politiche nazionali di breve periodo. L’ONU avverte che senza un nuovo patto globale, il pianeta entrerà in una fase in cui gli effetti del cambiamento climatico diventeranno sempre più irreversibili, con ripercussioni su sicurezza alimentare, economia e salute pubblica.


L’allarme lanciato dalle Nazioni Unite rappresenta un monito per la comunità internazionale. La soglia dei 1,5 gradi non è più un limite teorico, ma una realtà imminente che metterà alla prova la capacità dei governi di agire con decisione e responsabilità. Le scelte dei prossimi anni determineranno non solo la traiettoria climatica del pianeta, ma anche il futuro stesso delle generazioni che dovranno vivere in un mondo sempre più fragile e instabile.

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