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Cina: la nuova strategia economica tra export e domanda interna

La Cina entra in una fase di profonda trasformazione del proprio modello economico. Dopo decenni di crescita trainata dalle esportazioni e dagli investimenti pubblici, Pechino mira oggi a rafforzare la domanda interna e la produttività tecnologica. Il governo di Xi Jinping ha lanciato un piano di riforme orientato alla “doppia circolazione”, strategia che punta a integrare il mercato domestico con una proiezione globale più selettiva e mirata. Tuttavia, la transizione è complessa: la crescita del PIL nel 2025 è stimata intorno al 4,5%, ben al di sotto delle medie storiche.

Il rallentamento del settore immobiliare continua a rappresentare un problema strutturale. Il default di grandi gruppi come Evergrande ha indebolito la fiducia dei consumatori e provocato un calo dei prezzi delle abitazioni, con ripercussioni sui bilanci delle famiglie e sul sistema bancario. Le autorità hanno introdotto misure di sostegno, ma la ripresa è lenta e il mercato rimane fragile. Parallelamente, le esportazioni risentono della domanda debole in Europa e delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

La leadership cinese sta puntando su settori ad alto valore aggiunto: semiconduttori, intelligenza artificiale, auto elettriche e biotecnologie. Gli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo hanno superato il 3% del PIL, ma la guerra tecnologica con Washington limita l’accesso a componenti strategiche e tecnologie avanzate. Nonostante ciò, la Cina resta il principale produttore mondiale di batterie e veicoli elettrici, con marchi come BYD che competono apertamente con Tesla e Volkswagen.

La politica monetaria della People’s Bank of China rimane espansiva: i tassi di riferimento sono stati tagliati al 2,4%, e il governo spinge le banche statali a sostenere il credito a famiglie e imprese. Tuttavia, la priorità del Partito Comunista resta la stabilità sociale: contenere la disoccupazione giovanile, oggi superiore al 15%, è considerato un obiettivo cruciale.

La Cina del 2026 sarà dunque meno “fabbrica del mondo” e più piattaforma tecnologica integrata. Ma il successo di questa metamorfosi dipenderà dalla capacità di creare un equilibrio tra apertura economica e controllo politico, tra mercato e pianificazione: un equilibrio ancora incerto, ma determinante per l’economia globale.

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