Canterbury sceglie una donna: Sarah Mullally farà la storia come primo arcivescovo donna della Chiesa anglicana
- piscitellidaniel
- 3 ott
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Per la prima volta nei suoi oltre mille anni di storia, la Chiesa d’Inghilterra avrà un’arcivescova di Canterbury, e il nome scelto è quello di Sarah Mullally, attualmente vescova di Londra, che succederà formalmente a Justin Welby nella guida spirituale di quella che è tradizionalmente considerata la sede primaziale della Comunione anglicana. Questa nomina rappresenta un punto di svolta simbolico e reale per l’istituzione ecclesiastica: non solo rompe un tabù secolare, ma esprime un segnale culturale forte su genere, leadership religiosa e rinnovamento istituzionale.
Sarah Mullally è già entrata nella storia prima di entrare in carica: la sua elezione è ufficiale dal 3 ottobre 2025, ed è considerata la prima donna a ricoprire mai tale ruolo all’interno della Chiesa anglicana. La sua designazione rappresenta un’evoluzione epocale, percorsa da tensioni, resistenze e attese. L’arcidiocesi di Canterbury, antica e centrale nella tradizione anglicana, ha visto nel corso dei secoli figure maschili guidare la sede con prestigio ecclesiastico, politico e simbolico. Mullally entra in un vocabolario che in passato non aveva spazio per una donna capace di occupare quella cattedra.
La biografia di Mullally aggiunge spessore al suo ruolo: prima di diventare vescova, ha servito per molti anni come Chief Nursing Officer del Servizio sanitario inglese (NHS), e ha compiuto un percorso che l’ha vista passare all’episcopato, diventando vescova suffraganea, poi vescova di Londra. Il suo stile, radicato in un’esperienza di servizio pubblico e attenzione ai temi sociali e sanitari, la rende figura credibile per guidare una chiesa che cerca di confrontarsi con il mondo contemporaneo, con le sfide tecnologiche, sociali e identitarie.
La nomina arriva in un momento in cui le Chiese cristiane in Europa affrontano crisi di partecipazione, fratture interne e la necessità di dialogo con società pluraliste. L’elezione di Mullally appare come un segnale che vuole comunicare apertura, cambiamento e volontà di modernizzazione. In un contesto dove il genere è spesso terreno di scontro nelle istituzioni tradizionali, la sua nomina potrà stimolare dibattiti sul ruolo delle donne nel clero, sulla legittimazione della leadership femminile e sulla necessità di conciliare continuità dottrinale e persistenza del cambiamento culturale.
Dal punto di vista ecclesiologico e istituzionale, il nuovo arcivescovo dovrà confrontarsi con compiti complessi: guidare la Comunione anglicana nel suo complesso — che comprende decine di milioni di fedeli nel mondo — in un tempo segnato da tensioni teologiche, presenza globale, pluralismo morale e relazioni con il mondo non cristiano. Mullally erediterà la tesalizzazione del ruolo “primus inter pares” (primo fra pari) che l’arcivescovo di Canterbury svolge fra vescovi e chiese anglicane, con responsabilità di conciliazione, autorità morale e visibilità internazionale.
Sul piano nazionale inglese, la sua figura potrà influire anche nel dialogo ecumenico e interreligioso: come arcivescovo, sarà uno dei principali interlocutori con la Chiesa cattolica, con le confessioni protestanti sorelle, con le fedi minoritarie e con le istituzioni civili. Potrà promuovere iniziative di pace e giustizia, posizioni su temi etici contemporanei come l’ambiente, la disuguaglianza, il ruolo del welfare e delle politiche sanitarie — campi nei quali ha già esperienza e credibilità.
Non è da sottovalutare l’impatto simbolico che questa nomina avrà sulla percezione pubblica della Chiesa anglicana: l’ingresso di una donna alla guida della cattedra storica di Canterbury diventa un messaggio verso le comunità cristiane e la società civile che l’istituzione è capace di rinnovarsi, di ascoltare le istanze contemporanee e di crescere nella legittimazione interna ed esterna. Per molti, sarà un momento di speranza; per altri, una sfida all’ordine stabilito.
Tra le sfide immediate che Mullally dovrà affrontare ci sono questioni pressanti: il declino delle vocazioni, il rapporto con i giovani, l’uso delle nuove tecnologie nelle comunità ecclesiali, i temi di genere e sessualità che ancora generano divisioni nella Comunione anglicana, e il mantenimento di coesione tra le Chiese nazionali che compongono l’istituzione mondiale. La capacità di relazionarsi con un mondo secolare, con le sfide della scienza, della bioetica, del conflitto e dell’immigrazione, sarà un banco di prova decisivo per la sua leadership.
Non è un caso che la scelta di Mullally abbia suscitato attenzione non soltanto nel Regno Unito ma in tutta la Comunione anglicana: alcuni osservatori parlano di una “stagione diversa”, in cui le donne potranno occupare ruoli che fino a ieri erano preclusi, e in cui la Chiesa anglicana vuole mostrarsi più inclusiva senza rinunciare alle proprie radici teologiche.
In definitiva, la designazione di Sarah Mullally come arcivescovo di Canterbury non è solo un fatto “storico” in senso cronologico, ma l’apertura di un capitolo nuovo nel dialogo fra tradizione e cambiamento, tra ruolo ecclesiastico e maturità culturale. Le sue mani saranno chiamate a dirigere non solo una diocesi, ma un simbolo religioso universale, in un tempo in cui le Chiese europee cercano un punto d’equilibrio tra eredità e futuro.

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