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Bosch sotto pressione: il colosso tedesco rischia oltre 10mila licenziamenti nel cuore della rivoluzione dell’automotive

La stampa tedesca ha acceso un’allerta rilevante nei mercati industriali: secondo fonti interne a Bosch, il gruppo starebbe valutando un piano di tagli di personale “a cinque cifre” — ovvero superiore a 10.000 dipendenti — in risposta a un contesto macroeconomico sempre più avverso, alla contrazione della domanda nel settore auto e alla complessità della transizione tecnologica. Questa prospettiva non è nuova per Bosch, che ha già avviato riduzioni della forza lavoro negli ultimi anni, ma la dimensione ipotizzata desta preoccupazioni su scala globale.


I segnali che anticipano la decisione sono multipli. Il ceo Stefan Hartung ha parlato di una “lotta per ogni centesimo” nella competizione industriale, evidenziando la necessità di comprimere i costi operativi per resistere alla pressione dei concorrenti, particolarmente nelle componenti automobilistiche sensibili alle oscillazioni del mercato. La divisione mobilità — in cui confluiscono sistemi di guida assistita, elettronica e software per veicoli — è particolarmente colpita.


Negli ultimi mesi, il gruppo aveva già annunciato tagli per 5.550 dipendenti a livello globale, concentrati principalmente in Germania e nelle unità legate alla mobilità intelligente e ai sistemi software per auto autonome. I numeri ufficiali parlano di 3.500 posti nella divisione cross-domain computer solutions, con scadenze fissate entro il 2027, oltre a 750 posizioni nella fabbrica di Hildesheim (600 entro il 2026, altri entro il 2032) e 1.300 unità in un impianto vicino a Stoccarda nei prossimi anni. Questi tagli fanno parte del piano complessivo di ristrutturazione già in corso, ma l’ipotesi di nuove riduzioni massive indica che la pressione potrebbe non arrestarsi.


Il quadro che emerge è quello di un’azienda che tenta di reagire a una doppia pressione: da un lato la crisi del mercato automobilistico europeo, con domanda stagnante, overcapacity e ritardi nella diffusione dell’elettrico; dall’altro l’accelerazione tecnologica che richiede investimenti ingenti in software, intelligenza artificiale, sensoristica e sistemi di bordo. Bosch, come fornitore globale, è esposta su tutte le direttrici: componenti tradizionali, software, autosistemi avanzati. In questo contesto, la decisione di tagliare posti appare come una manovra per generare risparmi strutturali e ricentralizzare le attività strategiche.


I numeri già annunciati costituiscono un precedente importante, che dimostra quanto la società sia disposta a intervenire se la pressione sui margini diventa troppo forte. Tuttavia, l’ipotesi di oltre 10.000 licenziamenti segna un salto qualitativo: non più aggiustamenti, ma una trasformazione potenzialmente radicale nella scala dell’organico. Gli osservatori del settore segnalano che il piano potrebbe coinvolgere dipartimenti in diversi Paesi, non solo in Germania, colpendo funzioni considerate meno centrali per la strategia futura.


Le reazioni sindacali non si sono fatte attendere. In molti impianti tedeschi, con forte integrazione nella filiera automobilistica europea, è prevista una mobilitazione del consiglio di fabbrica Bosch e dei sindacati nazionali, soprattutto IG Metall, per richiedere garanzie e mitigazioni occupazionali. Il rischio è di conflitti sociali intensi, se le misure non saranno accompagnate da contratti di transizione, incentivi alla ricollocazione e ammortizzatori sociali mirati.


Per l’Italia Bosch ha una presenza rilevante: il gruppo controlla 19 società sul territorio nazionale, con migliaia di lavoratori e strutture produttive radicate. In passato, le crisi internazionali hanno sempre proiettato ombre sull’occupazione in Italia, e non è escluso che in uno scenario di tagli globali alcune filiali italiane possano essere toccate, anche se in scala ridotta, soprattutto in segmenti sopravvissuti come componenti elettronici non core.


Dal punto di vista strategico, il rischio principale è che i tagli compromettano la capacità competitiva futura: se si riducono le risorse su sviluppo, Ricerca & Sviluppo, software e ingegneria, l’azienda rischia di perdere terreno nella corsa alle tecnologie di guida autonoma, sistemi ADAS, elettronica vettoriale e integrazione 5G nei veicoli. Sarebbe una scelta che paga oggi in termini di costi, ma che potrebbe indebolire la posizione nel medio termine.


Un’ulteriore questione da monitorare è la sostenibilità della comunicazione: Bosch dovrà gestire la narrativa verso stakeholder, investitori e dipendenti per evitare panic selling, fuga di talenti o disaffezione. Se le indiscrezioni confermate dovessero scontrarsi con le attese di mercato, la pressione sul titolo e sul rating del gruppo potrebbe intensificarsi.


In definitiva, la prospettiva di tagli di oltre 10.000 posti di lavoro in Bosch segna un momento critico per il più grande fornitore mondiale di componenti automobilistici. Se confermata, sarà non solo una crisi occupazionale rilevante, ma una manifestazione concreta delle difficoltà che l’industria dell’auto sta attraversando nella fase di transizione tecnologica. La posta in gioco è doppia: preservare la redditività oggi senza rinunciare al futuro innovativo domani.

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