BCE verso l'era post-Lagarde: il grande rimpasto che ridisegnerà i vertici dell'Eurotower
- Martina Migliorati
- 12 nov
- Tempo di lettura: 2 min

La Banca Centrale Europea si prepara a un profondo rinnovamento ai vertici che definirà anche la successione di Christine Lagarde alla presidenza entro il 2027. Secondo il Financial Times, quattro dei sei membri dell’attuale comitato esecutivo lasceranno l’incarico entro quella data, a partire dal vicepresidente Luis de Guindos, il cui mandato scadrà nel maggio 2025. A seguire, termineranno anche i mandati di Lagarde, del capo economista Philip Lane e di Isabel Schnabel, aprendo una competizione per i ruoli chiave della banca centrale.
La sostituzione di de Guindos avverrà in contemporanea con i cambiamenti al vertice della Federal Reserve statunitense, poiché anche il mandato di Jay Powell giunge a termine a maggio. I ministri delle finanze dell’Eurozona inizieranno a breve le discussioni per la successione, con la nazionalità e l’orientamento di politica monetaria del nuovo vicepresidente che avranno un peso cruciale nei futuri equilibri di potere.
Dietro le quinte è già iniziata la corsa alla presidenza post-Lagarde. Tra i nomi principali figurano Klaas Knot, ex governatore della banca centrale olandese, e Joachim Nagel, presidente della Bundesbank. Un terzo possibile candidato è Pablo Hernández de Cos, ex governatore della banca centrale spagnola e attuale direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali.
Lagarde, pur avendo smentito le voci di un’uscita anticipata, ha elogiato Knot per le sue capacità di leadership. Economista di lungo corso e figura di equilibrio, Knot è stato tra i sostenitori del “whatever it takes” di Mario Draghi e del Transmission Protection Instrument, ma alcune sue posizioni passate, considerate “falco”, non convincono i Paesi del Sud Europa. Nagel, invece, ha intensificato la propria attività pubblica e diplomatica, cercando l’appoggio di Berlino per una candidatura che sarebbe storica, dato che la Germania non ha mai guidato la BCE.
Il processo di selezione dovrà rispettare un delicato equilibrio geopolitico e di genere. Dal 1998 solo il 19% dei membri del comitato esecutivo è stato composto da donne. Francia e Parlamento europeo spingono per una maggiore rappresentanza femminile: tra le favorite per i nuovi posti figurano Agnès Bénassy-Quéré (vice governatrice della banca centrale francese), Christina Papaconstantinou (vice della banca centrale greca), Laurence Boone (capo economista OCSE) e Hélène Rey (London Business School).
Anche i Paesi dell’Europa orientale e baltica, come la Lettonia, chiedono un maggiore coinvolgimento nei vertici della BCE, mentre Finlandia e Croazia hanno già proposto rispettivamente Olli Rehn e Boris Vuji per la vicepresidenza.
Infine, le dinamiche politiche europee potrebbero complicare ulteriormente il quadro: una possibile vittoria dell’estrema destra alle elezioni presidenziali francesi del 2027 renderebbe più incerto il processo di nomina.
In sintesi, il rimpasto della BCE si profila come una partita ad alta tensione politica e diplomatica, destinata a ridefinire non solo i vertici dell’istituto di Francoforte, ma anche gli equilibri economici e di potere dell’intera Eurozona nell’era post-Lagarde.




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