Banche italiane: utili record e nuove sfide regolamentari
- Giuseppe Politi

- 6 ott
- Tempo di lettura: 2 min
Il 2025 ha consacrato le banche italiane tra le più redditizie d’Europa. Dopo anni di incertezza e tassi negativi, il ritorno della politica monetaria restrittiva della BCE ha favorito margini da interesse eccezionali, portando gli utili complessivi del sistema bancario oltre i 25 miliardi di euro. Tuttavia, l’euforia dei risultati si accompagna a nuovi rischi: il rallentamento economico, la crescita dei crediti deteriorati e l’introduzione di norme europee più stringenti sul capitale.
I grandi istituti — Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM e BPER — hanno registrato ritorni sul capitale superiori al 12%, grazie al rialzo dei tassi e a una gestione prudente del rischio. Al contrario, le banche di medie dimensioni, più esposte alle imprese locali, iniziano a risentire dell’aumento dei costi di raccolta e del calo della domanda di credito. Il mercato immobiliare, in contrazione del 9% rispetto al 2023, rappresenta una minaccia per i mutui a tasso fisso concessi durante gli anni di espansione.
La BCE, nel frattempo, ha avviato una revisione del quadro di vigilanza sui rischi climatici e digitali. Le banche dovranno integrare nel calcolo del capitale non solo i rischi finanziari, ma anche quelli ambientali e reputazionali. Ciò implica nuovi investimenti tecnologici e un rafforzamento dei sistemi interni di controllo.
Sul piano industriale, il settore vive un’intensa stagione di fusioni e acquisizioni. L’obiettivo è raggiungere dimensioni sufficienti per competere in un mercato europeo sempre più concentrato. Le operazioni di aggregazione, tuttavia, richiedono una governance solida e una gestione accorta degli esuberi: secondo l’ABI, nei prossimi tre anni oltre 10.000 dipendenti lasceranno il comparto attraverso piani di prepensionamento.
Parallelamente, le banche digitali e le fintech erodono quote di mercato ai canali tradizionali. Le nuove generazioni scelgono piattaforme completamente online, attratte da costi ridotti e servizi personalizzati. Il rischio per il sistema tradizionale è di perdere contatto con una fascia crescente di clientela giovane e ad alta redditività.
Il 2026 si annuncia come un anno di svolta: il settore dovrà consolidare i profitti eccezionali del biennio precedente, adattandosi a un contesto in cui la tecnologia e la regolamentazione definiranno i nuovi confini della competitività bancaria.




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