Arrestato in Italia sospetto sabotatore ucraino del Nord Stream: rimane in gioco l’estradizione e il nodo delle prove
- piscitellidaniel
- 16 set
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In queste ultime settimane l’Italia è finita al centro di una delle inchieste internazionali più delicate legate al sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Un uomo di nazionalità ucraina è stato arrestato in provincia di Rimini, nel contesto di un’indagine condotta in collaborazione tra autorità italiane e tedesche. L’accusa nei suoi confronti è di aver avuto un ruolo di coordinamento nell’operazione che nel settembre 2022 danneggiò gravemente tre delle quattro condotte del Nord Stream, infrastruttura vitale per il trasporto di gas verso l’Europa.
Il fermo è avvenuto in un residence a San Clemente, dove l’ucraino, identificato come Serhii K., 49 anni, si trovava insieme alla famiglia per una vacanza. Le modalità del fermo indicano che le forze dell’ordine italiane lo tenevano sotto osservazione da alcune ore, grazie al sistema degli alloggiati e con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Quando è stato confermato che si trattava del ricercato tramite Mandato di Arresto Europeo emesso dalla giustizia tedesca, i Carabinieri sono intervenuti nella notte senza creare allarmi, lo hanno arrestato e trasferito in carcere, in attesa delle procedure di estradizione.
Secondo la posizione della procura tedesca, Serhii K. è sospettato di essere uno dei coordinatori del sabotaggio che vide l’utilizzo di un panfilo a vela partito da Rostock e impiegato per trasportare e piazzare cariche esplosive sottomarine vicino all’isola danese di Bornholm, dove furono fatte detonare esplosioni che causarono perdite di gas nei condotti Nord Stream 1 e 2. Le accuse formali includono collusione per esplosione, sabotaggio anticonstitutionale e distruzione di infrastrutture critiche alla sicurezza energetica europea.
Il contesto giuridico è complesso. L’arresto si basa su un Mandato di Arresto Europeo emesso dalla Corte Federale di Giustizia tedesca. Le autorità italiane, una volta eseguito il fermo, lo hanno messo a disposizione della Corte di Appello competente per valutare la domanda di estradizione verso la Germania. Serhii K. ha già fatto sapere che intende avviare ricorso contro l’estradizione presso la Corte di Cassazione italiana, sostenendo, tra le altre cose, che i suoi diritti fondamentali possano essere a rischio – in particolare quelli relativi al processo equo e alle condizioni di detenzione.
La posizione delle autorità italiane è di stretta collaborazione internazionale: la Procura federale tedesca segue da tempo le indagini sul sabotaggio del Nord Stream e aveva indicato Serhii K. come un sospettato con ruolo significativo nel coordinamento dell’operazione. I danni causati dalle esplosioni hanno alimentato tensioni politiche ed economiche, vista l’importanza strategica del gasdotto per l’approvvigionamento energetico europeo, specie in un contesto di crisi energetica, dipendenza dalle forniture russe e pressioni geopolitiche.
Le prove raccolte fino ad ora comprendono testimonianze, ricostruzioni subacquee dei danni, segnalazioni di movimenti marittimi sospetti, uso di un’imbarcazione noleggiata con documenti falsi, e informazioni fornite dalla cooperazione internazionale. Tuttavia permangono zone d’ombra. Non è stato reso noto il grado di partecipazione personale del sospettato – se fosse presente fisicamente sul sito degli esplosivi, o se abbia svolto solo compiti logistici o di coordinamento remoto. È anche incerto fino a che punto il gruppo imputato abbia agito con autonomia o sotto direzione di entità statali, e quale livello di consapevolezza e responsabilità possa essere dimostrato in giudizio.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere: da un lato, questa vicenda rafforza il tema della protezione delle infrastrutture critiche nel discorso europeo sulla sicurezza; dall’altro, alimenta dibattiti su responsabilità statali e sulle implicazioni per i rapporti tra Ucraina, Germania, Italia e altri Paesi coinvolti. L’Ucraina ha sempre negato ogni responsabilità formale nel sabotaggio, ma la pressione investigativa internazionale cresce con l’arresto in Italia e le richieste di chiarezza su chi abbia ordinato o coordinato l’attacco.
La vicenda mette così in primo piano nodi delicati: il bilanciamento tra cooperazione internazionale e protezione dei diritti individuali, la prova dell’elemento soggettivo necessario in reati di sabotaggio, la responsabilità penale rispetto a condotte che coinvolgono infrastrutture sottomarine difficili da raggiungere, la trasparenza delle indagini e la credibilità delle autorità coinvolte.

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