Apple, respinta la richiesta di archiviazione: via libera al processo per abuso di posizione dominante
- piscitellidaniel
- 1 lug
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La Corte distrettuale degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di Apple di archiviare la causa antitrust intentata dal Dipartimento di Giustizia americano, aprendo ufficialmente la strada a un processo che potrebbe segnare un punto di svolta nei rapporti tra le big tech e le autorità federali. Al centro della vicenda ci sono le accuse rivolte all’azienda di Cupertino di aver ostacolato la concorrenza nel mercato degli smartphone e dei servizi digitali, imponendo restrizioni anticoncorrenziali agli sviluppatori e penalizzando i consumatori attraverso scelte strategiche volte a preservare il monopolio dell’ecosistema iOS.
Il giudice distrettuale ha ritenuto sufficientemente fondate le argomentazioni dell’accusa per proseguire con il dibattimento. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Apple avrebbe adottato una serie di pratiche che limitano la possibilità per i concorrenti di proporre alternative valide ai propri servizi, rafforzando un sistema chiuso nel quale ogni aspetto dell’esperienza utente viene controllato direttamente dall’azienda. Tra le condotte contestate figurano la gestione restrittiva dell’App Store, l’impossibilità di installare applicazioni al di fuori del canale ufficiale (sideloading), le limitazioni imposte ai servizi di streaming cloud e di messaggistica e il trattamento preferenziale riservato alle proprie app.
Uno dei punti più controversi riguarda la cosiddetta “Apple Tax”, ovvero la commissione del 15% o 30% imposta agli sviluppatori per ogni acquisto effettuato attraverso l’App Store. Gli accusatori sostengono che questa struttura tariffaria rappresenti un ostacolo alla concorrenza, poiché disincentiva lo sviluppo di servizi innovativi da parte di terzi e impone costi elevati agli utenti finali. A ciò si aggiunge il divieto per gli sviluppatori di indirizzare i clienti verso metodi di pagamento esterni alla piattaforma Apple, rafforzando ulteriormente il controllo dell’azienda sui flussi economici generati all’interno del proprio ecosistema.
Il Dipartimento di Giustizia denuncia anche l’utilizzo selettivo delle API e degli strumenti di sistema, che sarebbero concessi in misura maggiore alle applicazioni native Apple rispetto a quelle di terze parti. Questa strategia, secondo l’accusa, avrebbe reso più difficile per i concorrenti offrire esperienze comparabili in termini di prestazioni e integrazione con il sistema operativo. Emblematico è il caso dei servizi di messaggistica, dove iMessage resta fortemente integrato in iOS mentre le alternative come WhatsApp o Telegram non possono accedere alle stesse funzionalità di sistema.
Un ulteriore elemento di frizione riguarda il trattamento dei servizi di cloud gaming e streaming, come Nvidia GeForce Now o Xbox Cloud Gaming, che Apple ha storicamente limitato su iOS, sostenendo la necessità di valutare singolarmente ogni titolo offerto. Questa politica ha sollevato forti critiche da parte degli operatori del settore e delle autorità antitrust, che la interpretano come un tentativo di difendere la propria posizione dominante nel mercato dei giochi mobile e dei servizi digitali.
La risposta di Apple, fino ad ora, si è basata sulla difesa del proprio modello chiuso come garanzia di qualità, sicurezza e protezione della privacy degli utenti. L’azienda afferma che le regole imposte agli sviluppatori servono a preservare un’esperienza coerente e sicura per i consumatori, e che l’ecosistema iOS è frutto di decenni di investimenti e innovazione. Tuttavia, secondo l’accusa, questa narrativa non giustifica le restrizioni che soffocano la concorrenza e ostacolano l’ingresso di nuovi operatori.
La decisione della Corte di procedere con il processo rappresenta una tappa significativa nel percorso di controllo normativo delle big tech da parte delle istituzioni statunitensi. Dopo anni di crescita esponenziale e di deregolamentazione, il clima politico negli Stati Uniti si è orientato verso una maggiore vigilanza sull’impatto delle grandi piattaforme digitali sui mercati, sulla concorrenza e sui diritti dei consumatori. Il caso Apple potrebbe diventare emblematico in questo contesto, contribuendo a definire nuovi standard e a ricalibrare l’equilibrio tra innovazione e regole.
Il processo, che potrebbe durare mesi, sarà seguito con attenzione non solo dalle autorità regolatorie, ma anche dagli altri colossi del tech, dagli sviluppatori indipendenti e dai mercati finanziari. Una sentenza sfavorevole per Apple potrebbe avere implicazioni rilevanti su tutta l’industria, aprendo la strada a ulteriori azioni legali o a una revisione strutturale dei modelli di business delle piattaforme chiuse. In particolare, si teme un effetto domino che coinvolga anche altre aziende che operano con ecosistemi integrati, come Google, Amazon e Meta.
Nel frattempo, il Congresso degli Stati Uniti prosegue il lavoro su una serie di proposte legislative finalizzate a rafforzare gli strumenti antitrust, aggiornando le normative alla luce delle nuove sfide poste dalla digitalizzazione. Il dibattito pubblico si è intensificato, anche grazie alla crescente attenzione dell’opinione pubblica verso i temi della concorrenza, della privacy e dell’uso dei dati personali. L’esito della causa contro Apple potrebbe accelerare o frenare questo processo legislativo, incidendo direttamente sulle future regole del gioco nell’economia digitale globale.

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