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Angelo Moratti, gli eccessi dei mercati azionari e delle criptovalute come fattore di rischio sistemico

L’analisi di Angelo Moratti sugli eccessi che stanno caratterizzando i mercati azionari e il comparto delle criptovalute si colloca in un momento nel quale la distanza tra economia reale e dinamiche finanziarie appare sempre più marcata. La crescita dei listini, sostenuta da abbondante liquidità, aspettative elevate sugli utili futuri e un ruolo crescente della finanza algoritmica, convive con segnali di rallentamento macroeconomico e con tensioni geopolitiche persistenti. In questo contesto, il rischio non è legato a un singolo fattore scatenante, ma alla combinazione di valutazioni elevate, leva finanziaria diffusa e comportamenti di mercato che amplificano la volatilità, creando le condizioni per una possibile crisi sistemica.


Secondo Moratti, i mercati azionari mostrano segnali tipici delle fasi avanzate del ciclo finanziario, con multipli di valutazione che incorporano scenari di crescita ottimistici e una fiducia diffusa nella capacità delle banche centrali di intervenire in caso di shock. Questa percezione di protezione implicita ha favorito un aumento dell’assunzione di rischio, spingendo investitori istituzionali e retail verso asset sempre più volatili. Il risultato è un mercato nel quale le correzioni vengono spesso interpretate come opportunità di acquisto, riducendo la funzione disciplinante del rischio e aumentando la probabilità di movimenti bruschi quando le aspettative vengono disattese.


Il parallelo con il mercato delle criptovalute rafforza questa lettura. L’ecosistema crypto, pur avendo compiuto passi avanti sul piano della regolamentazione e dell’integrazione con la finanza tradizionale, resta caratterizzato da forti oscillazioni di prezzo e da una struttura che favorisce comportamenti speculativi. La crescita di prodotti derivati, l’uso della leva e la diffusione di strumenti finanziari complessi legati agli asset digitali amplificano l’interconnessione tra mercati. In caso di shock improvviso, le perdite potrebbero propagarsi rapidamente, coinvolgendo intermediari, piattaforme e investitori esposti su più fronti.


Moratti sottolinea come il rischio sistemico emerga proprio dall’interconnessione tra mercati apparentemente distinti. Le criptovalute non rappresentano più un universo separato, ma sono sempre più integrate nei portafogli e nei bilanci di operatori finanziari tradizionali. Questa integrazione aumenta la vulnerabilità complessiva del sistema, perché una crisi in un segmento può trasmettersi rapidamente agli altri attraverso canali di liquidità e di fiducia. La storia recente mostra come le crisi finanziarie non nascano necessariamente da eventi di grande entità, ma da squilibri accumulati nel tempo, che vengono improvvisamente portati alla luce da un cambiamento delle condizioni di mercato.


Un ulteriore elemento di fragilità è rappresentato dal ruolo delle politiche monetarie. Dopo anni di tassi bassi e di interventi straordinari, il sistema finanziario si è abituato a un contesto di abbondante liquidità. Anche quando le banche centrali avviano processi di normalizzazione, le aspettative degli operatori restano ancorate all’idea di un intervento rapido in caso di difficoltà. Questa asimmetria di comportamento contribuisce a gonfiare le valutazioni e a ridurre la percezione del rischio, creando le premesse per aggiustamenti più violenti quando il supporto monetario viene meno o si rivela insufficiente.


L’attenzione di Moratti si concentra anche sul comportamento degli investitori retail, che negli ultimi anni hanno acquisito un ruolo più rilevante grazie alla diffusione di piattaforme digitali e alla facilità di accesso ai mercati. La partecipazione diretta dei piccoli risparmiatori ha aumentato la liquidità, ma ha anche accentuato la volatilità, soprattutto nei segmenti più speculativi. L’effetto gregge, amplificato dai social e dalla comunicazione istantanea, può trasformare rapidamente un movimento di mercato in una dinamica autoalimentata, con conseguenze difficili da controllare.


Nel quadro delineato, il rischio di una crisi sistemica non deriva da un singolo eccesso, ma dalla somma di squilibri che si rafforzano a vicenda. Valutazioni elevate, leva finanziaria, integrazione tra mercati tradizionali e digitali, aspettative di intervento pubblico e comportamenti speculativi creano un sistema altamente sensibile agli shock. La capacità di assorbire eventi imprevisti si riduce, mentre aumenta la probabilità di reazioni a catena che possono mettere sotto pressione l’intero sistema finanziario.


La riflessione di Moratti richiama quindi la necessità di un approccio più prudente, sia sul piano degli investimenti sia su quello della regolamentazione. Il tema non è frenare l’innovazione o demonizzare nuovi strumenti finanziari, ma riconoscere che la stabilità del sistema dipende dall’equilibrio tra crescita e controllo del rischio. In assenza di una valutazione realistica delle vulnerabilità, gli eccessi accumulati nei mercati azionari e nelle criptovalute rischiano di trasformarsi nel detonatore di una crisi che, una volta innescata, avrebbe effetti ben oltre i confini dei singoli settori.

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