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Via libera della Camera al Dpfp: la maggioranza approva la risoluzione e prepara il terreno per la manovra

La Camera dei deputati ha approvato la risoluzione di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, che rappresenta la base su cui sarà costruita la prossima legge di bilancio. Il voto, arrivato al termine di una seduta caratterizzata da toni accesi e da un confronto serrato tra governo e opposizioni, segna il primo passaggio ufficiale della sessione di politica economica autunnale. La risoluzione conferma gli obiettivi fissati dall’esecutivo e autorizza formalmente la presentazione del disegno di legge di bilancio, atteso in Parlamento entro la fine di ottobre.


Il Dpfp traccia il quadro macroeconomico e le priorità strategiche del governo per il triennio 2026-2028. Le linee guida approvate alla Camera puntano a garantire la stabilità dei conti pubblici, mantenendo al tempo stesso un margine di flessibilità per finanziare le misure a sostegno della crescita, del lavoro e delle famiglie. La maggioranza difende la scelta di procedere con prudenza, in un contesto economico segnato dal rallentamento europeo, dall’aumento dei tassi d’interesse e dall’incertezza geopolitica. Il governo intende evitare manovre espansive non coperte e conferma l’obiettivo di riduzione graduale del rapporto deficit/Pil, accompagnato da un percorso di contenimento del debito.


Il documento individua alcuni pilastri fondamentali su cui si baserà la prossima manovra. Tra questi, la proroga del taglio del cuneo fiscale, considerato una misura indispensabile per sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, la conferma della decontribuzione per le assunzioni giovanili e femminili, il rifinanziamento dei contratti pubblici e il potenziamento delle politiche industriali legate alla transizione digitale ed energetica. È previsto inoltre un incremento delle risorse per la sanità e per la scuola, due capitoli di spesa che negli ultimi anni hanno sofferto vincoli di bilancio e richieste di intervento più mirato.


Nella parte dedicata alle entrate, il Dpfp annuncia l’intenzione di proseguire il processo di semplificazione fiscale e di lotta all’evasione. Il governo punta a completare la riforma dell’Irpef, riducendo ulteriormente gli scaglioni e cercando di garantire un prelievo più equo. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema tributario che incentivi la produttività e la competitività delle imprese, con una particolare attenzione alle piccole e medie aziende. Parallelamente, sarà rafforzato il piano di digitalizzazione dell’amministrazione fiscale e il monitoraggio dei crediti d’imposta per evitare abusi.


Sul fronte della spesa, il documento definisce un quadro di interventi calibrati su priorità selettive. L’esecutivo prevede una razionalizzazione delle agevolazioni esistenti, una revisione dei bonus non strutturali e un riordino dei fondi per gli investimenti pubblici. Sarà data priorità ai progetti infrastrutturali con un impatto diretto sulla crescita, con un’attenzione particolare al completamento delle opere già finanziate dal Pnrr. Allo stesso tempo, si conferma l’impegno per la riduzione della spesa corrente non produttiva, anche attraverso un piano di revisione della spesa ministeriale.


Durante il dibattito in Aula, le opposizioni hanno criticato duramente il documento, definendolo una cornice priva di coraggio e di interventi strutturali. I gruppi parlamentari di centrosinistra hanno accusato il governo di voler scaricare i costi dell’aggiustamento sui redditi medio-bassi, chiedendo invece un piano più deciso di redistribuzione e investimenti pubblici. I partiti di opposizione hanno inoltre contestato la mancanza di un capitolo dedicato alle politiche per la crescita verde e la scarsità di misure destinate al Mezzogiorno, chiedendo una strategia di lungo periodo per ridurre i divari territoriali.


Il ministro dell’Economia ha difeso il documento sottolineando la necessità di mantenere un equilibrio tra prudenza e sviluppo. Nel suo intervento ha ricordato che la nuova cornice europea di bilancio richiede maggiore disciplina e trasparenza nella gestione della spesa pubblica, e che ogni deviazione dagli obiettivi concordati con Bruxelles potrebbe compromettere la credibilità dell’Italia sui mercati internazionali. L’obiettivo del governo è accompagnare la crescita senza aumentare il deficit e senza ricorrere a nuove tasse, utilizzando al meglio le risorse già disponibili e valorizzando gli strumenti del Pnrr.


Il voto di oggi chiude la fase politica di indirizzo e apre quella operativa. Nelle prossime settimane il Ministero dell’Economia tradurrà le indicazioni del Dpfp in misure concrete, preparando il disegno di legge di bilancio che dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri e poi trasmesso alle Camere. Il calendario prevede che il testo arrivi a Montecitorio entro la terza settimana di ottobre, per poi passare al Senato a dicembre. La manovra dovrà essere approvata entro il 31 dicembre per entrare in vigore dal 1° gennaio 2026.


La maggioranza si prepara dunque a un autunno parlamentare denso di confronti. Ogni forza politica chiederà spazio per inserire le proprie priorità nella legge di bilancio, ma il margine di manovra sarà limitato dalle risorse disponibili. Si annuncia una trattativa complessa anche all’interno della coalizione di governo, chiamata a trovare un equilibrio tra le istanze di contenimento della spesa e le promesse elettorali. L’approvazione della risoluzione sul Dpfp segna l’inizio di questa nuova fase, con un indirizzo chiaro ma ancora molte incognite da sciogliere nei prossimi mesi di lavoro parlamentare.

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