Vertice a Gerusalemme: Netanyahu incontra gli inviati americani Witkoff e Kushner tra tensioni regionali e prospettive di dialogo
- piscitellidaniel
- 10 nov
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Gerusalemme gli emissari statunitensi Steven Witkoff e Jared Kushner, in un vertice riservato che ha richiamato l’attenzione dei media internazionali per la delicatezza del contesto politico e diplomatico in cui si inserisce. L’incontro, avvenuto in un momento di forte tensione in Medio Oriente, ha avuto come obiettivo principale quello di discutere la situazione regionale, le prospettive di sicurezza di Israele e il futuro dei rapporti con gli Stati Uniti, alla luce delle recenti evoluzioni politiche interne a Washington e della prosecuzione del conflitto con Hamas nella Striscia di Gaza.
La presenza di Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump e già consigliere senior della Casa Bianca, ha dato al vertice un significato particolare. Kushner è considerato l’architetto degli Accordi di Abramo, firmati nel 2020, che hanno normalizzato i rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco. Il suo ritorno sulla scena diplomatica, seppur in veste informale, è stato interpretato come un segnale di continuità con la politica estera americana improntata al sostegno incondizionato di Israele, ma anche come un tentativo di rilanciare il dialogo con i partner arabi in un momento di crescente instabilità nella regione.
Steven Witkoff, imprenditore e donatore repubblicano vicino all’ex amministrazione Trump, ha accompagnato Kushner nel viaggio a Gerusalemme. La sua presenza testimonia l’interesse di una parte del mondo economico americano per il futuro della cooperazione israelo-statunitense, in particolare nei settori della difesa, delle infrastrutture strategiche e dell’energia. Fonti vicine al governo israeliano hanno riferito che durante l’incontro si è discusso anche di iniziative congiunte volte a rafforzare la resilienza economica e militare di Israele di fronte a un contesto regionale in rapido deterioramento.
Sul piano politico, il vertice arriva in un momento di profonda incertezza. Il governo Netanyahu è sotto pressione sia per la gestione della guerra a Gaza sia per le tensioni con gli alleati occidentali riguardo alla condotta militare e alla situazione umanitaria. Le Nazioni Unite e diversi Paesi europei hanno espresso preoccupazione per l’impatto del conflitto sulla popolazione civile, mentre gli Stati Uniti, pur continuando a garantire il sostegno militare, hanno intensificato i contatti diplomatici per favorire una de-escalation. L’incontro con Witkoff e Kushner si colloca quindi in un quadro di tentativi paralleli di consolidare i rapporti con Washington e di rafforzare il fronte interno israeliano, che appare diviso e sotto crescente pressione politica.
Durante il colloquio, secondo quanto riferito da fonti governative, Netanyahu avrebbe ribadito la necessità di mantenere alta la vigilanza contro le minacce provenienti da Hezbollah nel nord del Paese e dalle milizie filo-iraniane attive in Siria e in Iraq. Il primo ministro ha sottolineato l’importanza di un sostegno costante da parte degli Stati Uniti, non solo sul piano militare ma anche in sede diplomatica, per contrastare le risoluzioni critiche nei confronti di Israele presentate nei consessi internazionali. Gli inviati americani avrebbero espresso solidarietà al governo israeliano, confermando l’intenzione di promuovere una linea di cooperazione strategica più ampia, che includa anche la ricostruzione di aree colpite dal conflitto e il rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali.
La figura di Kushner continua a suscitare particolare interesse nel contesto politico israeliano. Durante il suo incarico alla Casa Bianca, egli fu promotore di una diplomazia diretta con le monarchie del Golfo, riuscendo a superare decenni di tensioni tra Israele e il mondo arabo. La sua visione, basata sull’integrazione economica e tecnologica come strumento di stabilizzazione regionale, trova oggi nuova rilevanza, soprattutto alla luce del deterioramento dei rapporti con alcuni Paesi che avevano aderito agli Accordi di Abramo. Gli eventi degli ultimi mesi, infatti, hanno messo alla prova la tenuta di quegli accordi, mentre il conflitto a Gaza e le tensioni con l’Iran rischiano di compromettere il fragile equilibrio diplomatico costruito negli anni precedenti.
Witkoff, dal canto suo, ha rimarcato la necessità di rafforzare i legami economici tra le due nazioni attraverso nuovi investimenti e collaborazioni industriali, in particolare nei settori tecnologici e della difesa. Il tema dell’innovazione è stato al centro dell’incontro, con un focus sul ruolo di Israele come hub globale per la ricerca nel campo della sicurezza cibernetica e dei sistemi di difesa intelligenti. La prospettiva americana, secondo quanto trapelato, punta a sostenere questo sviluppo con partnership pubblico-private e con progetti congiunti tra aziende statunitensi e israeliane.
La diplomazia di Netanyahu, da sempre attenta alla dimensione economica delle relazioni internazionali, ha colto l’occasione del vertice per ribadire la centralità dell’alleanza con gli Stati Uniti nel mantenimento della stabilità regionale. In un momento in cui i rapporti con Washington sono condizionati dalle tensioni politiche interne americane e dalle critiche di parte dell’opinione pubblica internazionale, l’incontro con Kushner e Witkoff rappresenta anche un messaggio politico: Israele resta un partner imprescindibile per la sicurezza e la tecnologia occidentale nel Medio Oriente.
Sul piano strategico, il colloquio ha confermato l’intenzione di entrambe le parti di continuare a lavorare su una piattaforma comune che unisca sicurezza, economia e diplomazia. L’attenzione si concentra ora sulla possibilità di estendere la cooperazione agli ambiti energetici e infrastrutturali, con progetti che coinvolgerebbero anche Paesi arabi moderati interessati alla stabilità della regione. La dimensione del vertice, pur informale, evidenzia come le relazioni tra Israele e gli Stati Uniti continuino a muoversi anche attraverso canali paralleli, in cui la politica, la diplomazia e gli interessi economici si intrecciano per mantenere un equilibrio complesso ma necessario in un Medio Oriente sempre più instabile.

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