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Valle d’Aosta: l’Union Valdôtaine apre i negoziati e lancia segnali di dialogo con Pd e centrodestra per il nuovo governo regionale

Il recente esito delle elezioni regionali in Valle d’Aosta ha confermato il ruolo centrale dell’Union Valdôtaine, ma senza assegnare una maggioranza autonoma chiara, aprendo dunque la fase dei negoziati per costruire una coalizione di governo. Con circa il 31,97 % dei voti, l’Union Valdôtaine emerge come primo partito della regione, ma non raggiunge da sola la soglia necessaria per governare. In questo quadro, il partito autonomista ha iniziato ad avviare interlocuzioni e a lanciare segnali di dialogo che potrebbero coinvolgere sia il Partito Democratico che forze del centrodestra, in un equilibrio politico delicato e complesso.


Nei giorni immediatamente successivi al voto, l’Union Valdôtaine ha assunto una posizione prudente ma proattiva, comunicando che intende «aprire i negoziati» con interlocutori interessati a una coalizione che risponda ai bisogni della regione. Tale apertura si colloca nel solco della vocazione autonomistica, che ha da sempre contraddistinto il partito, ma anche nella consapevolezza che l’assetto politico attuale impone compromessi e alleanze. Le forze tradizionalmente vicine all’UV — gli Autonomisti del centro, le liste civiche, le componenti che rivendicano un’identità valdostana forte — costituiscono un punto di partenza naturale, ma l’UV sembra disposta a valutare anche proposte che provengano da realtà politiche più nazionali.


Il Partito Democratico valdostano ha risposto con cautela ma non senza interesse alle aperture. In passato, il PD aveva manifestato l’intenzione di costituire «un fronte comune contro la destra», affermando che la Valle d’Aosta non doveva essere consegnata a blocchi conservatori o populisti. Il segretario regionale Luca Tonino ha sottolineato che il PD è disposto ad essere “interlocutore privilegiato” non solo per l’ente comunale di Aosta ma anche per il governo regionale, e ha chiesto che l’UV e i centristi presentino una proposta chiara di coalizione. In questa fase, il PD si è dichiarato disposto al dialogo ma non a rinunce che mettano in discussione la propria identità politica.


Da parte dell’UV, nelle consultazioni iniziali, è emersa anche la possibilità — non esplicitata ma suggerita — di valutare l’apporto di alcune forze moderate del centrodestra, purché rispettino lo spirito autonomista e le specificità regionali. In alcune alleanze municipali, per esempio ad Aosta, l’UV e le forze autonomiste hanno manifestato apertura all’ingresso del Pd e anche di Forza Italia in coalizioni civiche, indicando la volontà di guardare oltre gli steccati partitici tradizionali. Il principio che l’UV sembra voler seguire è che le alleanze dovranno essere “costruttive” e compatibili con l’identità valdostana, evitando aggregazioni puramente utilitaristiche.


Sul fronte tecnico-istituzionale, l’UV dovrà valutare innanzitutto quanti seggi le altre forze potranno offrire per garantire una maggioranza stabile in consiglio regionale e la scelta del presidente. In assenza del premio di maggioranza — che scatta solo per chi supera il 42 % dei voti — il nuovo assetto sarà proporzionale, e il gruppo autonomista dovrà assicurarsi che gli alleati siano coesi e affidabili nelle decisioni legislative e nell’attuazione del programma. Per questo, nelle trattative, l’UV porrà scelte chiare su temi chiave: autogoverno, bilancio regionale, infrastrutture, politiche sociali e locali, tutela ambientale e montana.


Un elemento politico cruciale da considerare è la dinamica del centrodestra valdostano. La coalizione unita tra Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e altri movimenti ha già attratto l’adesione di Renaissance Valdôtaine, con l’intenzione di presentarsi come alternativa credibile al centro autonomista. Tuttavia, questa coalizione non ha prevalso nel voto e ora gioca un ruolo d’opposizione potenziale e interlocutoria: l’UV potrebbe dunque trattare anche con elementi moderati del centrodestra che accettino i cardini autonomisti, ma dovrà farlo con accortezza per non dissanguare il proprio elettorato tradizionale.


Parallelamente al negoziato regionale, si intrecciano anche scenari elettorali comunali. All’interno del Comune di Aosta, le forze autonomiste stanno già definendo il perimetro dell’alleanza, con l’UV che sostiene che il perimetro dovrebbe essere aperto a forze “moderate” che abbiano spirito costruttivo. In quel contesto, l’UV e gli autonomisti hanno ventilato la possibilità di aprirsi anche al PD e a Forza Italia, se condividessero alcuni principi di base. L’esito delle scelte comunali potrebbe avere effetto riflesso sull’assetto regionale, influenzando il clima di fiducia nelle trattative.


Sul piano simbolico e di convenienza elettorale, l’UV ha convenienza a dimostrare di saper costruire una coalizione che rispetti l’autonomia, raccolga consenso e garantisca governabilità. Un fallimento nelle trattative rischierebbe di indebolire la legittimazione del nuovo governo regionale, alimentando opposizione interna e rimettendo in discussione il consenso raccolto alle urne. D’altro canto, un’alleanza con il PD e qualche forza moderata potrebbe offrire stabilità e bilanciamento, ma comporta il rischio di alienare segmenti dell’elettorato autonomista più radicale.


In questa fase, quindi, l’UV si trova a percorrere un crinale delicato: deve mantenere coesione interna, rilanciare un’identità autonoma forte e al tempo stesso dialogare con altri soggetti (Pd, centristi, moderati) in un contesto che richiede pragmatismo. Le prime settimane saranno decisivi per il tono e l’orientamento delle trattative: ogni interlocutore attende la messa sul tavolo di condizioni concrete, assessorati, programmi, ruoli e un disegno di governabilità credibile.


Il destino del governo regionale valdostano, nei prossimi giorni, si scriverà dunque attraverso incontri, documenti di coalizione, scelte condivise o respinte. L’UV guida le trattative, ma non possiede la chiave da sola: il dialogo con il PD, l’apertura verso moderati e la capacità di mediazione tra sensibilità diverse definiranno il profilo della nuova amministrazione regionale e la direzione politica della Valle d’Aosta nei prossimi anni.

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