USA: Tariffe fino al 3.500% sui pannelli solari dal Sud-Est asiatico scuotono il mercato globale
- piscitellidaniel
- 22 apr
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Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha ufficializzato l’imposizione di dazi antidumping e compensativi su pannelli solari importati da quattro paesi del Sud-Est asiatico: Malesia, Thailandia, Vietnam e Cambogia. Questa decisione conclude un’indagine durata un anno, avviata su richiesta di produttori statunitensi come Hanwha Qcells e First Solar, che accusavano aziende cinesi di utilizzare impianti in questi paesi per esportare pannelli a prezzi inferiori al costo di produzione, beneficiando di sussidi statali e danneggiando l’industria solare americana.
Le tariffe variano significativamente a seconda del paese e dell’azienda coinvolta. Ad esempio, i prodotti di Jinko Solar provenienti dalla Malesia saranno soggetti a un dazio del 41,56%, mentre quelli di Trina Solar dalla Thailandia affronteranno tariffe del 375,19%. I produttori cambogiani, che non hanno collaborato con l’indagine, vedranno imposte superiori al 3.500%. Queste misure mirano a contrastare pratiche commerciali ritenute sleali e a proteggere gli investimenti nell’industria solare domestica.
Tuttavia, l’imposizione di tali dazi ha sollevato preoccupazioni tra gli operatori del settore. La Solar Energy Industries Association (SEIA) ha espresso timori riguardo all’aumento dei costi per i produttori statunitensi che dipendono da componenti importati, il che potrebbe ostacolare la recente crescita della produzione solare domestica, incentivata da sussidi per l’energia pulita introdotti nel 2022. Inoltre, l’industria solare americana, sebbene in espansione, non è ancora in grado di soddisfare completamente la domanda interna, rendendo le importazioni una componente essenziale della catena di approvvigionamento.
Le ripercussioni delle nuove tariffe si fanno sentire anche nei paesi esportatori. In Thailandia, l’indice di fiducia industriale è diminuito per la prima volta in tre mesi, con l’indice sceso a 91,8 a marzo rispetto a 93,4 di febbraio. La Federazione delle Industrie Thai ha attribuito questo calo all’incertezza legata ai dazi statunitensi. Nel frattempo, il primo ministro thailandese Paetongtarn Shinawatra ha annunciato il rinvio dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, inizialmente previsti per il 23 aprile, per esaminare le questioni sollevate dalle nuove tariffe.
Anche il Vietnam ha adottato misure per affrontare le preoccupazioni statunitensi. Il ministero del Commercio vietnamita ha emesso una direttiva per contrastare il transito illegale di merci, in particolare verso gli Stati Uniti, intensificando i controlli sull’origine dei materiali importati e sulle operazioni delle fabbriche per verificare l’autenticità delle etichette "Made in Vietnam". Questa mossa mira a prevenire sanzioni e a mantenere l’accesso al mercato statunitense.
La decisione degli Stati Uniti si inserisce in un contesto più ampio di tensioni commerciali e protezionismo. Il presidente Donald Trump ha adottato una linea dura nei confronti delle pratiche commerciali ritenute sleali, imponendo tariffe su una vasta gamma di prodotti e paesi. Queste misure hanno suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale, con alcuni paesi che cercano il dialogo per risolvere le controversie e altri che considerano contromisure.
L’industria solare globale si trova ora di fronte a una fase di incertezza. Le tariffe potrebbero portare a un aumento dei prezzi dei pannelli solari negli Stati Uniti, influenzando i progetti di energia rinnovabile e la transizione verso fonti energetiche più sostenibili. Allo stesso tempo, potrebbero incentivare la crescita della produzione domestica e la diversificazione delle catene di approvvigionamento. Le prossime decisioni della Commissione Internazionale del Commercio e le reazioni dei paesi coinvolti saranno determinanti per il futuro del settore.

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