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Trump pronto ad annunciare nuovi dazi sulle auto europee: Bruxelles teme tariffe al 20% e prepara la risposta

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è pronto ad annunciare una nuova ondata di dazi sull'importazione di auto provenienti dall'Unione Europea. Secondo indiscrezioni raccolte dalla CNBC e confermate dal Financial Times, l’amministrazione americana avrebbe fissato per la sera del 26 marzo 2025 l’annuncio formale delle misure, che potrebbero colpire il settore automobilistico europeo con tariffe «intorno al 20%». L’obiettivo dichiarato di Trump è ridurre il deficit commerciale con l’Europa e costringere Bruxelles a negoziati bilaterali più favorevoli agli interessi statunitensi.


La notizia ha scatenato immediate reazioni a Bruxelles. Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione europea con delega al commercio, ha confermato che il piano statunitense non è stato ancora ufficializzato nei dettagli, ma ha avvertito i partner europei che le tariffe ipotizzate avrebbero un impatto «devastante» sull’intera filiera automobilistica del continente. Secondo fonti comunitarie, le nuove misure sarebbero destinate ad applicarsi indistintamente a tutti i 27 Stati membri dell’UE, senza alcuna esenzione per singoli paesi o produttori.


Il timore dell’Europa è che la misura possa replicare la strategia commerciale già adottata da Trump durante il suo primo mandato, quando nel 2018 impose dazi su acciaio e alluminio europei, innescando una guerra commerciale che costò miliardi in scambi e mise in crisi settori strategici. L’industria automobilistica europea è tra le più esposte alle relazioni transatlantiche: solo nel 2023, l’export di veicoli dall’UE verso gli Stati Uniti ha superato i 50 miliardi di euro, con Germania, Italia e Francia in testa per valore delle esportazioni.


Le tariffe prospettate da Washington rappresenterebbero le più alte mai imposte dal secondo dopoguerra in ambito automotive tra i due blocchi, superando le soglie già considerate eccezionali durante le tensioni commerciali degli anni Settanta. Bruxelles, nel frattempo, ha già predisposto un pacchetto di misure di contenimento e contromisure, che comprenderebbero tariffe compensative su prodotti agroalimentari, tech e componentistica americana, ma anche una possibile accelerazione delle alleanze industriali intra-europee per ridurre la dipendenza dal mercato USA.


Dietro la mossa di Trump si celerebbe anche una strategia elettorale. L’industria automobilistica statunitense, soprattutto negli Stati del Midwest, continua a essere uno dei bacini elettorali più importanti per il partito repubblicano. Rilanciare lo slogan “America First” con misure protezionistiche dirette contro l’Europa potrebbe rafforzare il consenso interno in vista delle elezioni presidenziali di novembre, specialmente in un contesto di rallentamento economico e aumento della concorrenza cinese nel comparto auto elettriche.


Tuttavia, diversi analisti mettono in guardia dai rischi geopolitici ed economici di una simile escalation. Il settore auto è tra i più integrati a livello globale e un’interruzione significativa degli scambi tra USA ed Europa potrebbe avere ricadute anche sulle stesse imprese americane, molte delle quali dipendono da componenti e tecnologie prodotte in Europa. General Motors e Ford, ad esempio, operano in Europa tramite joint venture e accordi strategici che potrebbero essere messi in discussione da un’escalation tariffaria.


Anche il settore finanziario guarda con preoccupazione agli sviluppi. Le borse europee hanno già scontato la possibilità di un annuncio imminente: l’indice DAX ha registrato un calo dell’1,2% nella mattinata, mentre i titoli automobilistici come Volkswagen, BMW e Stellantis hanno perso tra il 2% e il 3%. Anche a Wall Street si intravedono segnali di volatilità nei settori legati alle esportazioni.


Il governo tedesco ha espresso “profonda preoccupazione” e ha ribadito la volontà di mantenere aperti i canali diplomatici. Secondo ambienti vicini al cancelliere Olaf Scholz, l’intenzione è quella di proporre un tavolo di discussione bilaterale per evitare l’applicazione delle tariffe, ritenute “ingiustificate e dannose per entrambe le economie”.

Nel frattempo, l’industria europea si interroga su come difendersi da una nuova ondata protezionistica. L’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA) ha chiesto alla Commissione UE di agire rapidamente, convocando un tavolo di crisi per coordinare la risposta politica, giuridica e commerciale. Inoltre, i vertici di alcune grandi case automobilistiche europee hanno già preso contatti con i rappresentanti del Congresso USA per tentare di influenzare l’esito della misura o, quantomeno, limitarne la portata.


La partita è ora completamente aperta e si giocherà tra Bruxelles, Berlino e Washington nei prossimi giorni. Con l’annuncio atteso da parte di Trump, l’Europa si prepara a entrare in una nuova fase di tensione commerciale, che potrebbe avere ripercussioni ben oltre il settore automobilistico. Tutto dipenderà dall’effettiva portata delle tariffe e dalla capacità dell’Unione Europea di rispondere con coesione e rapidità a una sfida che investe direttamente la sovranità industriale e commerciale del continente.

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