Trump non rimuoverà Powell e annuncia una riduzione dei dazi alla Cina: segnali di apertura economica dalla Casa Bianca
- piscitellidaniel
- 23 apr
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Nel corso di un'intervista concessa a Fox Business nella serata del 22 aprile 2025, il presidente Donald Trump ha affrontato due dei temi più sensibili dell’attuale agenda economica americana: il futuro della leadership alla Federal Reserve e la gestione della politica commerciale nei confronti della Cina. A pochi mesi dalle presidenziali di novembre, e in un contesto economico segnato da inflazione elevata e instabilità geopolitica, le dichiarazioni del presidente hanno assunto una valenza politica e finanziaria immediata.
Rispondendo alle domande sul ruolo di Jerome Powell, Trump ha affermato: “Non lo licenzierò. Nonostante i disaccordi, non mi sembra il caso di creare instabilità nei mercati.” La dichiarazione è arrivata dopo giorni di speculazioni crescenti su una possibile rimozione del presidente della Fed, alimentate da precedenti commenti critici da parte dello stesso Trump, che aveva accusato Powell di “non muoversi abbastanza rapidamente” nel tagliare i tassi d’interesse.
Il punto di attrito tra la Casa Bianca e la Federal Reserve resta l’orientamento monetario. Mentre Powell continua a mantenere una linea prudente, condizionata dai dati macroeconomici e dal rischio di una spirale inflattiva, Trump chiede un taglio immediato dei tassi per rilanciare consumi e investimenti. Le parole del presidente – pur non accompagnate da un vero cambio di passo – hanno sortito l’effetto di rassicurare i mercati, che temevano una mossa destabilizzante ai vertici della banca centrale americana.
Nel medesimo contesto, Trump ha annunciato anche un importante aggiornamento sulla politica commerciale con la Cina. “I dazi sono attualmente troppo alti, circa il 145%. È giunto il momento di ridurli in modo sostanziale,” ha detto il presidente, precisando tuttavia che le tariffe “non torneranno a zero” per evitare che Pechino approfitti della situazione. La dichiarazione segna una discontinuità rispetto all’approccio protezionista adottato nel primo mandato e nei primi mesi del secondo.
Secondo fonti interne all’amministrazione, la decisione di rivedere i dazi nasce da una doppia pressione: da un lato, l’aumento dei costi per le imprese americane e l’effetto negativo sui consumatori; dall’altro, la volontà di Trump di chiudere una fase di conflitto commerciale che non ha prodotto gli effetti sperati in termini di riequilibrio della bilancia commerciale. I colloqui in corso con Pechino, guidati dal segretario al Commercio Barry Clayton e dal ministro cinese Wang Wentao, mirano a ridefinire il quadro tariffario in vista di un accordo da annunciare entro l’estate.
Le reazioni dei mercati sono state immediate. Il Dow Jones ha guadagnato oltre 300 punti nelle ore successive all’intervista, mentre il Nasdaq è salito dell’1,2%. I titoli delle grandi aziende industriali e tecnologiche esposte al commercio con la Cina – come Caterpillar, Boeing, Apple e Nvidia – hanno registrato rialzi significativi. Gli analisti hanno interpretato le parole di Trump come un segnale di apertura, ma anche come un tentativo di influenzare la Fed e pilotare le aspettative dei mercati.
Sul fronte istituzionale, la conferma di Powell e l’allentamento delle tensioni commerciali hanno diviso il Congresso. I democratici hanno accusato Trump di voler “politicizzare la Federal Reserve” e di non avere una strategia coerente con la posizione della banca centrale. Il presidente della Commissione Finanze del Senato, Ron Wyden, ha affermato che “le pressioni sulla Fed rischiano di compromettere la sua indipendenza in un momento cruciale per la stabilità economica”.
All’interno dello stesso partito repubblicano, alcuni senatori hanno espresso preoccupazione per il possibile segnale di debolezza nei confronti della Cina, ma la maggioranza ha appoggiato l’orientamento della Casa Bianca, ritenendo prioritario il contenimento dell’inflazione e la riduzione dei costi di importazione per le imprese americane.
Nel frattempo, il team di politica economica della Casa Bianca ha avviato una revisione della strategia tariffaria su scala globale. Oltre alla Cina, sono sotto osservazione anche gli accordi con l’Unione Europea e il NAFTA 2.0. L’intenzione di Trump è arrivare alla convention repubblicana di agosto con una serie di accordi commerciali “ribilanciati” da poter presentare come risultati concreti della nuova presidenza.
Nelle prossime settimane, la Federal Reserve si riunirà per decidere la prossima mossa di politica monetaria. Powell, pur confermato alla guida dell’istituzione, dovrà gestire un equilibrio delicato: mantenere la propria autonomia di giudizio tecnico in un clima politico sempre più teso. Nel frattempo, l’apertura su dazi e commercio estero rimette in moto una diplomazia economica che potrebbe ridefinire gli equilibri internazionali a pochi mesi dalle elezioni.

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