Trump firma l'ordine esecutivo per smantellare il Dipartimento dell'Istruzione: poteri agli Stati e polemiche in Congresso
- piscitellidaniel
- 21 mar
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Il 20 marzo 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo per avviare lo smantellamento del Dipartimento dell'Istruzione, trasferendo l'autorità in materia educativa ai singoli Stati. Circondato da bambini in una scenografia che richiamava una classe scolastica, Trump ha dichiarato che questa mossa mira a "restituire il controllo dell'istruzione a genitori, Stati e comunità locali".
Contesto e motivazioni della decisione
Il Dipartimento dell'Istruzione, istituito nel 1979, ha gestito nel tempo fondi federali significativi destinati a programmi educativi, tra cui 18,4 miliardi di dollari per scuole in aree svantaggiate e 15,5 miliardi per il sostegno agli studenti con disabilità. Inoltre, ha amministrato prestiti studenteschi per un totale di 1.600 miliardi di dollari.
Tuttavia, Trump e altri esponenti conservatori hanno criticato l'efficacia del Dipartimento, sostenendo che, nonostante le ingenti spese, i risultati degli studenti non siano migliorati in modo significativo. Il presidente ha affermato che il Dipartimento ha speso 3.000 miliardi di dollari dalla sua creazione senza apportare miglioramenti sostanziali nei risultati educativi.
Dettagli dell'ordine esecutivo
L'ordine esecutivo incarica la segretaria all'Istruzione, Linda McMahon, di adottare tutte le misure necessarie per facilitare la chiusura del Dipartimento e trasferire le sue funzioni ad altre agenzie federali o direttamente agli Stati. Funzioni critiche, come la gestione dei prestiti studenteschi e delle borse di studio Pell Grant, saranno mantenute ma riassegnate ad altri enti federali.
La scorsa settimana, l'amministrazione ha licenziato metà dei dipendenti del Dipartimento, una mossa che ha sollevato preoccupazioni tra i procuratori generali di venti Stati e del Distretto di Columbia, i quali hanno presentato ricorsi legali sostenendo che tali licenziamenti eliminerebbero attività essenziali, inclusa la tutela dei diritti civili, e rappresenterebbero un aggiramento del Congresso, violando la Costituzione.
Reazioni politiche e legali
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, ha definito la misura un "colpo di forza tirannico" e ha annunciato l'intenzione di intraprendere azioni legali per bloccarla, descrivendola come una delle mosse più distruttive e devastanti dell'amministrazione Trump.
Al contrario, alcuni esponenti repubblicani sostengono l'iniziativa. Il senatore Bill Cassidy ha presentato un disegno di legge per ottenere la chiusura del Dipartimento attraverso l'approvazione del Congresso. Tuttavia, per l'abolizione completa del Dipartimento è necessaria una legge approvata con una maggioranza qualificata di 60 voti al Senato, un obiettivo difficile da raggiungere poiché i repubblicani detengono attualmente 53 seggi su 100.
Implicazioni per l'istruzione pubblica
I sindacati degli insegnanti e vari esperti del settore educativo hanno espresso preoccupazione riguardo all'impatto che la chiusura del Dipartimento potrebbe avere sull'istruzione pubblica, in particolare per quanto riguarda il finanziamento delle scuole in aree svantaggiate e il supporto agli studenti con disabilità. Temono che la decentralizzazione possa aumentare le disparità educative tra gli Stati e compromettere la qualità dell'istruzione per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Prossimi sviluppi
La firma dell'ordine esecutivo rappresenta solo l'inizio di un processo complesso che richiederà tempo e affronta ostacoli significativi. La chiusura effettiva del Dipartimento dell'Istruzione dipende dall'approvazione del Congresso e potrebbe essere soggetta a numerose sfide legali. Nel frattempo, l'amministrazione Trump sembra determinata a perseguire la sua agenda di riduzione del ruolo del governo federale nell'istruzione, trasferendo maggiori responsabilità e poteri agli Stati e alle comunità locali.

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