Trump annuncia nuovi dazi contro la Cina: verso una nuova guerra commerciale? Le implicazioni globali di una strategia aggressiva
- piscitellidaniel
- 24 apr
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Donald Trump torna a scuotere l’economia globale. In una dichiarazione rilasciata il 23 aprile 2025 durante un comizio in Michigan, l’ex presidente e attuale candidato repubblicano per le elezioni di novembre ha annunciato che “entro due o tre settimane” verranno stabiliti nuovi dazi verso la Cina. L’annuncio, dai toni marcatamente muscolari, riapre una frattura mai del tutto sanata tra le due maggiori potenze economiche mondiali, e rilancia lo spettro di una nuova guerra commerciale dagli effetti potenzialmente devastanti per la congiuntura globale.
Secondo quanto affermato da Trump, i nuovi dazi verranno introdotti per colpire in modo selettivo i settori in cui, a suo dire, Pechino opera in maniera “sleale e predatoria”. Tra questi, ha citato l’elettronica di consumo, le auto elettriche, l’acciaio, i pannelli solari e alcuni componenti critici per la difesa e l’hi-tech. Il tycoon ha inoltre accusato la Cina di utilizzare pratiche scorrette di concorrenza e manipolazione della valuta, oltre che di sostenere con massicce sovvenzioni statali le sue imprese a scapito di quelle occidentali. Ha definito la nuova fase commerciale come parte di una “strategia di protezione dell’economia nazionale e della sicurezza americana”.
Il discorso è stato accompagnato da una retorica fortemente populista e da un richiamo ai “patrioti industriali” americani, evocando un piano di rilancio manifatturiero che prevede non solo barriere doganali, ma anche incentivi fiscali per il reshoring delle produzioni. “Non lasceremo che la Cina continui a distruggere la nostra industria con prodotti a basso costo e standard ambientali inesistenti”, ha dichiarato Trump, specificando che sarebbero in corso “contatti diretti con Pechino”, ma che “l’epoca delle concessioni è finita”.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha definito l’annuncio “un’aggressione unilaterale e non giustificata”, prefigurando “contromisure immediate e proporzionate”. In ambienti diplomatici si teme che la Cina possa reagire con una serie di ritorsioni che spaziano dall’aumento dei dazi su beni americani all’eventuale restrizione di export strategici, come le terre rare o i componenti per la microelettronica. Pechino starebbe anche valutando l’opzione di rafforzare gli scambi con altri partner asiatici ed europei per ridurre la dipendenza dalle importazioni statunitensi.
Sul fronte europeo, la Commissione ha espresso “preoccupazione per una possibile destabilizzazione degli scambi globali”, ribadendo la necessità di salvaguardare il sistema multilaterale basato sulle regole del WTO. Alcuni Stati membri, tra cui Germania e Paesi Bassi, temono che la reintroduzione di logiche protezionistiche possa danneggiare gravemente le catene di fornitura già provate da pandemia, guerre e tensioni geopolitiche.
Anche i mercati finanziari hanno reagito all’annuncio con marcata volatilità. Le borse asiatiche, in particolare, hanno chiuso in forte ribasso, mentre Wall Street ha aperto con flessioni nei comparti industriali e tecnologici. Il dollaro si è rafforzato rispetto allo yuan, ma anche rispetto all’euro, nel timore che la stretta commerciale inneschi una guerra valutaria. Gli analisti segnalano che l’imposizione di nuovi dazi potrebbe pesare su inflazione, consumi e investimenti in una fase in cui la crescita globale appare già rallentata.
Secondo il Peterson Institute for International Economics, l’introduzione di nuovi dazi del 25% su 300 miliardi di dollari di beni cinesi, come ipotizzato da Trump, potrebbe costare ai consumatori americani fino a 1500 dollari in più all’anno per nucleo familiare. In parallelo, uno studio di Goldman Sachs stima un impatto negativo sul PIL mondiale pari allo 0,6% nel primo anno, qualora la Cina rispondesse con misure simmetriche.
L’annuncio di Trump è da molti letto anche in chiave elettorale. Il candidato repubblicano vuole infatti riaffermare la sua leadership in materia economica e sicurezza nazionale, sfruttando le tensioni con la Cina per polarizzare il dibattito. Tuttavia, la sua posizione è lontana da un consenso bipartisan. Il presidente in carica Joe Biden ha replicato che “la competizione con Pechino va affrontata con alleanze e regole comuni, non con guerre commerciali che danneggiano le nostre imprese e i nostri lavoratori”. Anche numerosi rappresentanti democratici e repubblicani moderati hanno espresso dubbi sull’efficacia dei dazi come strumento di riequilibrio commerciale.
Con un’agenda geopolitica sempre più dominata dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, la nuova mossa annunciata da Trump rischia di aprire una nuova fase di instabilità economica. E mentre si attende di conoscere la natura precisa delle misure che saranno adottate, la comunità internazionale guarda con crescente apprensione a una possibile riedizione dello scontro tariffario che aveva segnato la presidenza Trump tra il 2018 e il 2020.

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