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Trump alza il tiro contro la Russia: sanzioni su Rosneft e Lukoil per colpire il petrolio del Cremlino

Gli Stati Uniti hanno introdotto nuove sanzioni economiche contro la Russia, colpendo per la prima volta in modo diretto le due maggiori compagnie petrolifere del Paese, Rosneft e Lukoil. La decisione, annunciata da Washington, mira a ridurre le entrate derivanti dall’export di energia e a indebolire la capacità finanziaria di Mosca di sostenere le operazioni militari in Ucraina. Il provvedimento segna un irrigidimento nella linea americana, che passa dalle misure generali di contenimento alle restrizioni mirate sui grandi operatori del settore energetico.


L’intervento riguarda il divieto per le società statunitensi di intrattenere rapporti commerciali e finanziari con le due compagnie russe, insieme al congelamento di eventuali beni o asset detenuti negli Stati Uniti. La misura si estende anche ai soggetti internazionali che operano con queste aziende, prevedendo la possibilità di sanzioni secondarie. L’obiettivo è isolare Rosneft e Lukoil dal sistema economico occidentale e ridurre l’afflusso di capitali stranieri verso la filiera energetica russa, che resta la principale fonte di finanziamento del bilancio federale di Mosca.


Rosneft e Lukoil rappresentano il cuore della produzione petrolifera russa. Insieme coprono una quota significativa del greggio esportato sui mercati internazionali, con ramificazioni industriali e commerciali che si estendono in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina. Le due società gestiscono infrastrutture critiche per la raffinazione, la distribuzione e il trasporto di petrolio e derivati, e la loro inclusione nelle sanzioni determina un impatto potenziale sull’intera catena globale delle forniture energetiche.


L’amministrazione statunitense ha giustificato la decisione con l’esigenza di esercitare una pressione più incisiva sul governo russo, considerato responsabile della prosecuzione del conflitto in Ucraina e delle violazioni del diritto internazionale. La Casa Bianca ha spiegato che le precedenti misure, mirate al sistema bancario e ai settori industriali di Mosca, non hanno prodotto risultati sufficienti per indurre un cambiamento di rotta. L’intervento contro il petrolio è stato quindi presentato come uno strumento per colpire direttamente le entrate che alimentano la macchina statale e militare russa.


La reazione di Mosca è stata immediata. Il portavoce del Cremlino ha definito la decisione americana un atto ostile e ha annunciato che la Russia risponderà con misure di ritorsione economica e commerciale. Le autorità russe hanno accusato Washington di voler destabilizzare i mercati energetici mondiali e di utilizzare le sanzioni come arma politica. Rosneft e Lukoil hanno dichiarato che continueranno le loro operazioni attraverso canali alternativi e che stanno già valutando nuovi mercati per ridurre la dipendenza dalle rotte tradizionali verso l’Occidente.


Sul fronte dei mercati, l’annuncio ha generato un immediato rialzo delle quotazioni del petrolio. Il Brent ha superato i livelli della settimana precedente e gli operatori temono che le sanzioni possano restringere ulteriormente l’offerta globale. Le compagnie energetiche europee, in particolare quelle impegnate in contratti di fornitura indiretti con Rosneft, hanno avviato una revisione dei propri accordi per evitare violazioni delle nuove regole. Le borse di Mosca e San Pietroburgo hanno registrato forti ribassi, con il comparto energetico in perdita e un clima di crescente incertezza per gli investitori.


Le nuove misure americane arrivano in un momento di tensione politica crescente tra Washington e Mosca. Il governo statunitense intende mantenere alta la pressione sulla Russia, sfruttando la leva economica come strumento di contenimento. Le sanzioni energetiche rappresentano una delle poche aree in cui l’impatto può essere significativo, considerando che circa il quaranta per cento delle entrate statali russe deriva dal petrolio e dal gas. Limitare la capacità di Rosneft e Lukoil di operare liberamente nei mercati globali significa indebolire la struttura finanziaria dello Stato russo.


La decisione americana ha implicazioni anche per gli alleati europei. Molti Paesi dell’Unione dipendono ancora, in parte, dai flussi di prodotti petroliferi russi che transitano attraverso rotte indirette o tramite Paesi terzi. Gli Stati Uniti hanno chiesto un coordinamento stretto con Bruxelles per evitare che le misure vengano aggirate, ma diversi Stati membri esprimono preoccupazione per le ripercussioni sui costi energetici e sulla stabilità del mercato interno. La Commissione europea sta valutando un aggiornamento del proprio regime sanzionatorio per allinearlo alla decisione americana e rafforzare la cooperazione transatlantica.


L’azione di Washington rappresenta anche un segnale politico. L’amministrazione americana intende mostrare che il supporto all’Ucraina resta una priorità strategica e che non verranno tollerati rallentamenti nei tentativi di fermare il conflitto. Colpire Rosneft e Lukoil significa inviare un messaggio diretto al Cremlino ma anche agli altri attori internazionali che continuano a sostenere economicamente la Russia. La mossa statunitense si inserisce in una strategia più ampia che mira a isolare Mosca e a costringerla a negoziare in condizioni di crescente difficoltà economica.


Il settore energetico resta così al centro della contesa geopolitica tra Stati Uniti e Russia. La scelta di estendere le sanzioni al petrolio segna una nuova fase della pressione economica occidentale, con un impatto che si estende ben oltre i confini dei due Paesi coinvolti e che ridefinisce gli equilibri globali del mercato dell’energia.

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