Tre anni fa il centrodestra vinse le politiche: il governo Meloni tra bilanci, longevità e prospettive per l’Italia
- piscitellidaniel
- 25 set
- Tempo di lettura: 3 min
Era il 25 settembre 2022 quando, alle politiche, la coalizione di centrodestra ottenne la maggioranza e Giorgia Meloni divenne presidente del Consiglio. Tre anni dopo, questo anniversario offre un’occasione preziosa per misurare non solo la durata del governo — che rientra fra i più longevi nella storia contemporanea — ma anche l’impatto delle sue scelte politiche, economiche e istituzionali. Il bilancio non è né scontato né univoco: vi sono successi evidenti, criticità rimaste aperte e questioni future su cui sarà necessario confrontarsi con consapevolezza.
Quando il centrodestra vinse, molte aspettative erano riposte nella capacità di cambiare passo rispetto alle precedenti legislature. La coalizione, unendo forze eterogenee come Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e altri alleati, puntava su temi quali sicurezza, immigrazione, semplificazione amministrativa, riduzione fiscale e rafforzamento dell’identità nazionale. Quel mandato elettorale conteneva ambizioni alte, qualche promessa audace e la consapevolezza delle difficoltà che avrebbe incontrato — in primis equilibri europei, vincoli di bilancio e le emergenze globali.
In questi tre anni, la dimensione della longevità si è affermata come elemento non banale: già superati i mille giorni, il governo Meloni si è inserito in un ristretto club di esecutivi stabili in un Paese noto per frequenti cambi d’assetto. È un fatto che mette in luce una coesione politica e una resistenza alle turbolenze che in passato avrebbero potuto minacciare la maggioranza. Questa stabilità, in sé, costituisce un capitale politico non indifferente: offre margine alle riforme, consente investimenti di medio termine e riduce l’effetto freno tipico della “pausa elettorale”.
Sul versante dei bilanci e dei risultati economici, il governo ha rivendicato alcune tappe degne di nota: aumento del tasso di occupazione, riduzione della disoccupazione, progressi sull’inflazione e interventi nelle aree del sostegno alle famiglie, dell’energia e delle infrastrutture. Fonti ufficiali del governo parlano di “risultati e traguardi” raggiunti, e di una “rifocalizzazione” del ruolo dell’Italia in Europa. Il documento pubblicato a due anni di governo elenca numeri e provvedimenti – in tema di lavoro, coesione regionale, innovazione, sostegno sociale – come indicatori del percorso compiuto.
Ma la narrazione ufficiale non esaurisce la lettura: le analisi critiche — come quella de La Voce — mettono in guardia sulle discrepanze tra proposte e attuazione, tra promesse e costi, e sulla carenza di trasparenza in alcuni passaggi. Emblematiche sono le difformità tra le intenzioni programmatiche e la realtà concreta: procedure legislative lente, conflitti interni, contestazioni amministrative, difficoltà nel coordinamento con le regioni e con i fondi europei (PNRR in primis) sono stati ostacoli ricorrenti.
L’elemento del contesto esterno ha giocato un ruolo determinante. La guerra in Ucraina, la crisi energetica, la stagflazione globale, le tensioni geopolitiche e la crisi dei mercati finanziari hanno richiesto adattamenti in corsa. Il governo ha dovuto fare scelte difficili — misure di sostegno, interventi sul prezzo dell’energia, fondi emergenziali — che spesso hanno sottratto spazio per interventi più strutturali. In un simile contesto, molti risultati sono da considerarsi “frenati” non per volontà politica, ma per vincoli esterni.
Tra le criticità aperte, spiccano le questioni della giustizia e della magistratura, della riforma della pubblica amministrazione e della burocrazia, del tema migratorio (tra effetti, controlli e flussi), del Sud e delle disuguaglianze territoriali. Alcuni passaggi legislativi — come le deleghe in materie sensibili, le norme sull’immigrazione e le modifiche al sistema giudiziario — hanno acceso tensioni istituzionali, dentro e fuori la coalizione. Non sempre le modifiche sono arrivate con rapidità, e in certi casi la resistenza tecnica e politica è stata forte.
Sul piano internazionale e europeo, il governo ha cercato di imporre un’identità atlantista ma con temi sovranisti: difesa del nazionale, negoziazioni sull’immigrazione, interventi in politica estera con partner non convenzionali. L’Italia ha giocato ruoli rilevanti nei tavoli europei, ma spesso ha dovuto fare i conti con contrappesi interni, mediazioni e resistenze nella Comunità europea. Il bilanciamento fra ambizione e realismo – fra impegni europei e interessi interni – è stato uno dei terreni più complessi da coltivare.
In prospettiva, il governo affronta alcune scadenze cruciali: l’impiego effettivo delle risorse del PNRR entro i termini, il consolidamento dei conti pubblici senza strangolare la crescita, il rilancio degli investimenti, la modernizzazione delle infrastrutture, la capacità di rispondere alle crisi internazionali, il rafforzamento del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nell’Unione. Altre sfide riguardano l’innovazione tecnologica, la transizione green, la sostenibilità sociale e il miglioramento dei servizi pubblici, in particolare sanità ed istruzione.
Infine, l’esperienza triennale del governo Meloni si inserisce anche in una riflessione più ampia: quanto conta la coesione della coalizione? Quanto è estensibile la fiducia sociale? Quanta capacità di ascolto e adattamento può mostrare la leadership? Toccherà ai prossimi mesi e alle prossime scelte confermare che la “durata” non sia mera sopravvivenza, ma espressione di efficacia e rinnovamento.

Commenti