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Tajani schiera l’Italia contro l’offensiva su Gaza: la Farnesina chiede cessate-il-fuoco, tutela dei civili e nuove sanzioni

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito la posizione del governo in merito al conflitto tra Israele e Gaza, dichiarandosi ufficialmente contrario all’offensiva militare in corso nella Striscia di Gaza. Le sue parole segnano un momento di fermezza diplomatica: l’Italia chiede che le operazioni israeliane vengano interrotte immediatamente, che si acceleri per il cessate-il-fuoco, che gli ostaggi siano liberati senza condizioni e che venga garantita una protezione concreta per i civili palestinesi, considerati i soggetti più vulnerabili dell’escalation bellica.


Tajani ha specificato che l’opposizione all’offensiva non equivale a difendere Hamas, soprattutto per le sue tattiche di utilizzare ostaggi come scudi umani, ma è una presa di posizione motivata dai rischi che le operazioni militari comportano per la popolazione inerme. Ha sottolineato che il dovere dell’Italia è proteggere il diritto internazionale, il principio umanitario, la tutela dei diritti fondamentali, e ha ribadito che il governo si allinea alla posizione di molti paesi arabi ed egiziani che hanno espresso la necessità di una “soluzione dopo la guerra”.


Nelle sue dichiarazioni, Tajani ha richiamato l’urgenza di garantire che gli aiuti umanitari raggiungano la popolazione di Gaza: cibo, medicinali, acqua, assistenza sanitaria. Ha lamentato che alcune zone che dovrebbero essere considerate “sicure” sono invece soggette a bombardamenti e offese, e che la comunità internazionale deve fare maggiore pressione perché queste aree mantengano condizioni di sicurezza. Ha chiesto che la protezione delle infrastrutture civili – ospedali, scuole, abitazioni – non resti solo nel discorso, ma diventi prassi obbligata, con maggiore trasparenza sulle operazioni militari che coinvolgono aree densamente popolate.


Altro punto centrale della posizione italiana è la liberazione dei prigionieri e ostaggi: Tajani ha chiamato alla liberazione immediata e senza condizioni degli ostaggi israeliani, auspicando che questa richiesta non sia subordinata ad altri elementi, ma che costituisca parte integrante del cessate-il-fuoco. Parallelamente ha ricordato che l’Italia ha sempre sostenuto la soluzione dei due Stati, secondo cui il popolo palestinese debba avere diritto a uno Stato, nel rispetto della sicurezza di Israele, ma che prima è necessario creare condizioni realistiche affinché questa prospettiva sia concreta.


Sull’eventualità di sanzioni verso Israele, Tajani ha detto che l’Italia è pronta a valutare proposte a livello europeo, in particolare in riferimento a coloni violenti nei territori occupati: chi compie atti che trasgrediscono norme internazionali dovrà essere chiamato a rispondere. Il ministro ha ribadito che la politica italiana non intende un cambio di linea nei confronti di Israele in quanto Stato, ma richiede che ogni forma di uso della forza sia proporzionata, che le operazioni militari rispettino il diritto internazionale umanitario, e che non si facciano passi avanti che possano essere considerati deportazione, isolamento, sfollamento forzato della popolazione palestinese.


Le dichiarazioni arrivano in un contesto internazionale in cui cresce il disagio verso le conseguenze umanitarie del conflitto. Tajani ha precisato che l’Italia non riconosce lo Stato palestinese formale “in questo momento”, ma insiste che l’obiettivo della soluzione a due Stati sia perseguito con decisione. Ha affermato che ogni autorizzazione, ogni accordo diplomatico, ogni intervento umanitario devono essere fatti ascoltando le richieste dei palestinesi, dando loro voce, tenendo conto del consenso sul territorio, delle condizioni locali, della possibilità di stabilità politica.


Il fronte interno italiano, ovviamente, registra tensioni: forze politiche di opposizione chiedono che le parole di Tajani si traducano in azioni concrete; che l’Italia nei contesti internazionali (ONU, UE) voti per risoluzioni più decise; che si sospendano collaborazioni operative con Israele laddove queste possano essere messe in discussione alla luce del diritto internazionale; che si rafforzi il coinvolgimento diplomatico con i paesi arabi e con i partner europei per mediare una tregua.


Quanto al governo italiano, Tajani appare determinato a giocare un ruolo di mediazione ma anche di critica diplomatica quando occorre: la linea è chiara, che siano usati i mezzi pacifici, che la guerra non continui a gravare sui civili, e che l’Italia agisca con coerenza coi suoi impegni internazionali, coi trattati, con il diritto internazionale e con il principio che la guerra deve avere limiti.


Questo pronunciamento rappresenta una fase significativa della politica estera italiana che finora aveva bilanciato il sostegno alla sicurezza israeliana con richieste umanitarie e diplomatiche. Ora Tajani tenta di dare una direzione più netta, che comporta rischi diplomatici, interlocuzioni delicate, pressioni multilaterali, ma anche opportunità per l’Italia di farsi parte attiva nel negoziato per la pace e nel sostegno concreto alle vittime del conflitto.

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