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Superbonus: detrazioni maturate oltre 127 miliardi, condomini i protagonisti del conto che pesa sullo Stato

Il bilancio quasi definitivo del Superbonus 110%, aggiornato a fine luglio 2025 da ENEA insieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mette in luce cifre che confermano l’eccezionale impatto della maxi-agevolazione sul sistema fiscale e sui conti pubblici italiani. Le detrazioni fiscali maturate per i lavori conclusi si avvicinano oggi a 127 miliardi di euro, cifra che viene sostenuta da uno Stato già gravato da investimenti massicci e da una platea nutrita di beneficiari. Il totale degli investimenti ammessi a detrazione è pari a circa 123,6 miliardi, distribuiti su oltre 500.000 edifici in tutta Italia, con lavori ormai completati in percentuale prossima al 96,2 %.


I condomini emergono come l’asse portante dell’agevolazione: pur rappresentando poco più del 27 % dei cantieri (137.991 edifici), hanno assorbito quasi il 68 % del valore totale degli investimenti con un impegno medio per edificio che supera i 604.000 euro. Le singole abitazioni unifamiliari, che sono circa la metà dei lavori, contribuiscono per circa il 23 % degli investimenti totali, con investimenti medi molto inferiori rispetto a quelli condominiali, mentre le unità immobiliari indipendenti coprono la restante quota, con importi medi anch’essi più contenuti. Altre tipologie come i “castelli” beneficiati restano un elemento marginale tanto in numero quanto in contributo finanziario.


Dal punto di vista territoriale la distribuzione non è uniforme: è il Nord Italia a guidare la classifica degli investimenti, con la Lombardia in testa distaccata. Seguono regioni come Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e infine la Campania come prima regione del Sud. La concentrazione degli interventi nelle regioni settentrionali riflette una maggiore capacità amministrativa, migliori strutture professionali, maggiori risorse proprie e una domanda del mercato più attiva, ma evidenzia anche il divario regionale nell’accesso e nella capacità di attuare interventi complessi come quelli previsti dal Superbonus.


Il conto per lo Stato è elevatissimo: le detrazioni maturate, destinate a ridurre le imposte dovute nei prossimi anni, corrispondono a un onere fiscale concreto che già oggi pesa sui bilanci pubblici e che richiede stime accurate per prevedere gli effetti sul medio termine. L’ampiezza del numero delle asseverazioni, il valore degli investimenti ammessi e la percentuale di lavori già compiuti rendono il dato vicino a definizione, benché permangano margini di variazione in virtù degli stati di avanzamento lavori finali (SAL) ancora da contabilizzare.


Tra le questioni critiche sollevate dall’erogazione del Superbonus emergono principalmente tre problemi. Primo: la sostenibilità finanziaria di un meccanismo che ha assunto dimensioni molto più grandi di quelle inizialmente previste. Le stime originarie dell’incentivo erano assai inferiori, e ora lo Stato deve assorbire detrazioni maturate che si accumuleranno negli anni futuri, con impatti macro-fiscali non trascurabili.


Secondo: le disuguaglianze implicite nella distribuzione dei benefici. I condomini, soprattutto nei centri urbani del Nord, hanno potuto sfruttare meglio la misura, mentre le abitazioni sparse, gli edifici più difficili da ristrutturare, quelle nelle aree più marginali o meno dotate di imprese qualificate stanno rimanendo indietro. Anche gli investimenti medi per edificio e il costo per unità abitativa evidenziano che chi ha proprietà più grandi, condomini con più unità, strutture consolidate, ha beneficiato molto di più.


Terzo: il completamento dei lavori. Pur essendo molto alta la percentuale di cantieri conclusi, resta da monitorare il ritardo che può verificarsi per il completamento degli ultimi SAL, per la conformità delle asseverazioni, per le verifiche tecniche e fiscali che possono ancora generare contestazioni o varianti. Ogni ritardo o contestazione su asseverazioni ha effetto diretto sulle detrazioni effettivamente fruite, sugli obblighi dello Stato e sui beneficiari.


Il Superbonus, concepito come strumento potente per la riqualificazione energetica degli edifici, l’isolamento termico, la riduzione del rischio sismico, e come acceleratore per l’economia del settore delle costruzioni, ha dunque raggiunto dimensioni tali da modificare significativamente il mix tra politiche economiche, spesa pubblica, pressione fiscale e strategia ambientale. La prospettiva che ora si apre è quella di dover bilanciare tra sostenibilità fiscale, continuità degli interventi e necessità di garantire equità territoriale e sociale, affinché la misura non sia vissuta come privilegio per pochi ma come opportunità reale per tutti i proprietari di immobili che ne abbiano i requisiti.

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