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Sileoni: nelle banche utili elevati, ma il 70% va agli azionisti. “È il momento di pensare ai lavoratori”

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, riaccende il confronto sulla distribuzione degli utili nel settore bancario, sostenendo che “i soldi ci sono”, ma che circa il 70% degli utili viene destinato agli azionisti, mentre sarebbe necessario destinare una quota più significativa ai lavoratori. La presa di posizione arriva in una fase in cui le principali banche italiane registrano risultati economici particolarmente solidi, trainati dall’aumento del margine di interesse favorito dal ciclo di rialzo dei tassi e da una gestione più efficiente dei costi.


Negli ultimi esercizi il sistema bancario ha mostrato un netto miglioramento degli indicatori patrimoniali e di redditività, dopo anni segnati da ristrutturazioni, fusioni e rafforzamenti di capitale. L’aumento dei tassi di riferimento ha ampliato il differenziale tra interessi attivi e passivi, generando margini consistenti che si sono tradotti in utili record e in una politica di distribuzione dei dividendi particolarmente generosa. In questo contesto, la quota rilevante di profitti destinata alla remunerazione degli azionisti diventa oggetto di riflessione sindacale.


Sileoni sottolinea la necessità di riequilibrare la destinazione delle risorse, riconoscendo il contributo determinante dei dipendenti ai risultati conseguiti. Il settore bancario ha affrontato negli ultimi anni profonde trasformazioni organizzative, con chiusure di filiali, digitalizzazione dei servizi e ridefinizione delle mansioni. I lavoratori hanno gestito un cambiamento strutturale che ha richiesto adattamento, formazione e disponibilità a nuove modalità operative, spesso in un contesto di pressione commerciale crescente.


La questione della redistribuzione degli utili si intreccia con il rinnovo dei contratti collettivi e con il tema dell’adeguamento salariale. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto, mentre la redditività del settore ha raggiunto livelli che non si registravano da tempo. Per il sindacato, la solidità dei conti rappresenta un’opportunità per riconoscere incrementi retributivi e investire nella valorizzazione professionale del personale, evitando che la crescita dei profitti si traduca esclusivamente in dividendi e buyback.


Dal lato delle banche, la distribuzione di utili agli azionisti è giustificata dalla necessità di attrarre capitali, mantenere fiducia sui mercati e garantire stabilità finanziaria. Gli istituti di credito operano in un contesto regolamentare stringente, con requisiti patrimoniali elevati e controlli costanti da parte delle autorità di vigilanza. La remunerazione del capitale è considerata un elemento essenziale per sostenere la competitività e per preservare l’accesso ai mercati finanziari.


Il confronto sollevato da Sileoni riporta al centro il tema dell’equilibrio tra capitale e lavoro in un settore che, dopo anni di difficoltà, è tornato a generare utili significativi. La trasformazione digitale, l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale e la crescente automazione dei processi stanno modificando la struttura occupazionale delle banche, rendendo ancora più centrale la questione della riqualificazione e della tutela dei lavoratori. Il sindacato evidenzia che la sostenibilità del sistema non può prescindere da un’adeguata redistribuzione dei benefici economici.


La discussione si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul modello di banca del futuro, chiamata a conciliare redditività, innovazione e responsabilità sociale. L’elevata quota di utili destinata agli azionisti rappresenta per la Fabi un elemento di squilibrio, che dovrebbe essere corretto attraverso politiche più attente alla dimensione occupazionale. Il tema della ripartizione del valore creato resta dunque al centro del dibattito tra parti sociali e management, in un settore che continua a evolversi sotto la spinta di dinamiche economiche e tecnologiche sempre più complesse.

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