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Serbia, spari al Parlamento di Belgrado: il presidente Aleksandar Vucic ferito gravemente in un attentato definito “atto terroristico”

Un grave attentato ha scosso la Serbia nella notte, quando colpi d’arma da fuoco hanno raggiunto il presidente Aleksandar Vucic nei pressi del Parlamento di Belgrado. Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, il capo dello Stato sarebbe stato colpito da almeno due proiettili mentre usciva da una riunione straordinaria con membri del governo e dei servizi di sicurezza. Le autorità serbe hanno definito l’episodio un “atto terroristico premeditato” e hanno immediatamente avviato un’operazione su vasta scala per individuare i responsabili. Vucic è stato trasportato d’urgenza all’ospedale militare di Karaburma, dove ha subito un intervento chirurgico d’emergenza. Le sue condizioni restano gravi ma stabili, secondo il bollettino medico diffuso dal ministero della Salute.


L’attacco è avvenuto intorno alle 22:30, quando un commando armato ha aperto il fuoco contro il convoglio presidenziale che lasciava la sede del Parlamento dopo un incontro sul rafforzamento delle misure di sicurezza interne. Le guardie del corpo hanno risposto immediatamente, innescando uno scontro a fuoco durato alcuni minuti. Due agenti della sicurezza sono rimasti feriti, mentre uno degli assalitori sarebbe stato neutralizzato sul posto. Le prime indagini indicano che i responsabili avrebbero agito con armi automatiche di tipo militare, utilizzando un veicolo rubato poi abbandonato a pochi chilometri dal centro della capitale.


Le autorità serbe hanno elevato al massimo livello l’allerta nazionale. Belgrado è stata posta sotto stretta sorveglianza, con posti di blocco e controlli rafforzati in tutti i punti di accesso alla città. Il ministero dell’Interno ha parlato di un attacco coordinato e “altamente organizzato”, ipotizzando che dietro l’attentato vi possa essere un gruppo paramilitare con basi all’estero. Le unità antiterrorismo e i servizi di intelligence stanno lavorando in collaborazione con le forze armate per individuare possibili complici e garantire la sicurezza delle principali istituzioni statali.


Il primo ministro Ana Brnabic ha convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale, riunitosi nelle prime ore del mattino per valutare le implicazioni politiche e militari dell’attacco. In una conferenza stampa trasmessa in diretta televisiva, la premier ha definito l’attentato “un attacco diretto contro lo Stato serbo e la sua sovranità”, sottolineando che “chiunque abbia voluto colpire il presidente ha cercato di destabilizzare la nazione e minare la pace regionale”. Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e ha sospeso tutte le attività pubbliche previste nei prossimi giorni.


Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. L’Unione Europea, attraverso l’Alto Rappresentante per la politica estera Josep Borrell, ha condannato l’attacco, definendolo “un gesto vile contro la stabilità dei Balcani” e ribadendo il pieno sostegno alla Serbia nel contrasto al terrorismo. Anche la NATO ha espresso solidarietà, offrendo supporto tecnico per l’indagine. Dalla Russia è giunto un messaggio del Cremlino, in cui Vladimir Putin si è detto “profondamente scosso” dall’accaduto e ha definito Vucic “un partner strategico e un amico della Federazione Russa”. Gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione e si sono detti pronti a collaborare con le autorità serbe per garantire la sicurezza regionale.


Nel Paese il clima è teso e carico di emozione. Centinaia di cittadini si sono radunati davanti al Parlamento e agli ospedali della capitale per manifestare sostegno al presidente e solidarietà alle forze di sicurezza. I media serbi hanno trasmesso in diretta la lunga notte di emergenza, mentre i canali di comunicazione ufficiali hanno invitato la popolazione a evitare la diffusione di notizie non verificate sui social network. Il ministro della Difesa Milos Vucevic ha assicurato che “l’ordine costituzionale è pienamente sotto controllo” e che “le forze armate sono pronte a intervenire per garantire la sicurezza nazionale”.

Secondo alcune fonti investigative, il gruppo autore dell’attacco potrebbe essere legato a frange estremiste interne, forse provenienti dal nord del Paese o dall’area del Kosovo, dove le tensioni etniche e politiche restano elevate. Gli analisti ritengono che l’attentato possa avere un duplice obiettivo: colpire la figura di Vucic, considerato l’uomo forte della Serbia, e inviare un segnale di sfida alle istituzioni centrali nel momento in cui Belgrado cerca di rafforzare la propria posizione internazionale. Negli ultimi mesi, infatti, la Serbia ha assunto un ruolo sempre più complesso sullo scenario geopolitico, cercando un equilibrio difficile tra il legame storico con la Russia e il dialogo con l’Unione Europea.


L’attentato di Belgrado rischia di riaccendere tensioni latenti nei Balcani, in un momento in cui la regione vive già una fase di instabilità. L’episodio riporta l’attenzione sulla fragilità del contesto politico serbo, dove il controllo dell’informazione, le proteste dell’opposizione e le divisioni interne hanno alimentato un clima di polarizzazione crescente. La figura di Vucic, leader dominante da oltre un decennio, è considerata tanto un punto di forza quanto un elemento di tensione: per i suoi sostenitori è il garante della stabilità, per i detrattori un simbolo di concentrazione di potere e di autoritarismo.


Il ferimento del presidente ha dunque un impatto che va oltre la dimensione personale e istituzionale. La leadership serba si trova ora di fronte alla sfida di preservare la stabilità interna e prevenire il rischio di ulteriori attacchi o strumentalizzazioni politiche. Gli inquirenti stanno cercando di accertare se vi siano collegamenti con gruppi organizzati all’estero, mentre l’intelligence serba ha già chiesto la cooperazione delle agenzie europee e statunitensi.


Nelle prossime ore è previsto un nuovo bollettino medico sulle condizioni di Vucic, che rimane ricoverato in terapia intensiva. Fonti ospedaliere parlano di un quadro critico ma in miglioramento, mentre i membri del governo si alternano presso l’ospedale per seguire da vicino l’evoluzione della situazione. Le autorità hanno assicurato che l’apparato istituzionale del Paese continua a operare regolarmente e che la linea di comando è pienamente funzionante.


L’attacco al Parlamento di Belgrado, il più grave episodio di violenza politica in Serbia negli ultimi vent’anni, segna un momento di svolta per la nazione. La ferita simbolica inferta al cuore delle istituzioni serbe lascia emergere interrogativi sulla sicurezza interna, sulle tensioni politiche e sul futuro stesso del Paese in un’area che rimane una delle più delicate del continente europeo.

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