“Senza consenso è violenza sessuale”: l’intesa unanime della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sulla riforma dell’articolo 609-bis del codice penale
- piscitellidaniel
- 19 nov
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La Commissione Giustizia della Camera ha approvato all’unanimità un emendamento che introduce nel reato di violenza sessuale il principio fondamentale secondo cui qualunque rapporto sessuale privo di consenso “libero e attuale” costituisce un’aggressione alla libertà sessuale della persona. Secondo l’intesa bipartisan fra Partito Democratico e Fratelli d’Italia, il nuovo testo dell’articolo 609-bis del codice penale modificherà la formulazione della fattispecie: «Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il suo consenso libero e attuale è punito con la reclusione da sei a dodici anni». L’emendamento – presentato dalle relatrici Michela Di Biase (PD) e Carolina Varchi (FdI) – è stato definito un «passo ulteriore nella tutela delle donne» e un’operazione di “tolleranza zero” nei confronti della violenza sessuale.
Il principio del consenso “libero e attuale” significa che non è sufficiente l’assenza di opposizione esplicita da parte della persona, ma è richiesta una manifestazione attiva, presente e consapevole dell’acquiescenza. Il consenso deve essere espresso nel momento in cui avvengono gli atti sessuali e non può essere dedotto da comportamenti precedenti, silenzi o condizioni di difficoltà o incapacità della persona. Con tale formulazione, la riforma allinea l’ordinamento penale italiano agli standard internazionali di tutela, fra cui la Convenzione di Istanbul, richiedendo che la libera manifestazione della volontà sia il perno della distinzione tra atto consensuale e violenza sessuale. Le relatrici hanno sottolineato che «solo un sì è sì; senza consenso è violenza sessuale», rimarcando che l’approvazione dell’emendamento costituisce una svolta culturale e legislativa.
La caratteristica dell’accordo unanime in commissione attesta un forte consenso politico: partiti tradizionalmente distanti su molte altre tematiche, in questo caso hanno trovato un’intesa su un tema ritenuto prioritario e trasversale. La presenza di voci discordanti è stata praticamente assente e il voto favorevole di tutte le forze politiche ha inviato un segnale chiaro alla società civile, alle vittime e all’intero sistema giudiziario. Tra i commenti, la capogruppo PD Chiara Braga ha definito l’emendamento «un atto di civiltà giuridica» mentre l’ex-presidente della Camera Laura Boldrini ha parlato di «traguardo storico per le donne».
La riforma interviene su un profilo tecnico che implica modifiche rilevanti nelle procedure di indagine e nei processi giudiziari. Le forze dell’ordine, i magistrati e gli operatori del settore dovranno adeguare i modelli investigativi ai nuovi requisiti: sarà necessario accertare la reale volontà della persona coinvolta, analizzare il contesto in cui l’atto è avvenuto, verificare eventuali condizionamenti, incapacità o vulnerabilità che possano aver compromesso la libertà del consenso. Le fasi di raccolta della prova, di ascolto della vittima e di valutazione della testimonianza subiranno una revisione operativa. Il nuovo testo richiede che i giudici prestino attenzione non solo all’uso della violenza o delle minacce, ma anche alla dinamica del consenso, inteso come elemento autonomo e centrale del reato.
In termini giuridici e pratici, il cambiamento introduce alcune questioni da affrontare: come valutare la “consapevolezza” del consenso, quali prove sono efficaci a dimostrarlo, come operare in presenza di incapacità temporanea o condizioni di soggezione della persona. La previsione della pena – da sei a dodici anni di reclusione – conferma la gravità attribuita dall’ordinamento al nuovo profilo del reato. Le disposizioni normative dovranno essere accompagnate da linee guida e misure di formazione per gli operatori della giustizia e della polizia, affinché l’interpretazione del principio non generi incertezze applicative o disparità territoriali.
Sul piano sociale e culturale, la riforma rappresenta un segnale di riconoscimento della centralità dell’autonomia della persona nei rapporti sessuali e della responsabilità condivisa nei comportamenti sessuali. L’affermazione secondo cui «senza consenso è violenza» assume una doppia valenza: da un lato, tutela della vittima e rifiuto del mitologico «non era stupro perché non ha detto no»; dall’altro, responsabilizzazione sociale degli autori e del contesto, richiedendo una consapevolezza diffusa che ogni atto sessuale richiede una volontà libera, vigile e presente. Il cambiamento è accompagnato da una comunicazione che richiama il contrasto alla «cultura dello stupro», al sessismo, all’omertà e alla retorica della colpa della vittima.
Altri profili da considerare riguardano la coerenza con le riforme legislative già introdotte negli ultimi anni, come la legge detta “Codice Rosso” del 2019, che aveva rafforzato la tutela delle vittime di violenza domestica e sessuale, e l’intervento del 2023 con ulteriore potenziamento delle misure cautelari. La nuova modifica estende ulteriormente il perimetro di tutela, spostando il fulcro dalla “violenza fisica o minacce” alla “mancanza di consenso”. In questo modo l’articolazione del reato si adegua all’evoluzione delle dinamiche delle violenze sessuali, nelle quali non sempre è presente una costrizione esplicita, ma spesso situazioni di soggezione, incapacità, persuasione o contesto manipolativo.
Il tema del consenso attuale e libero potrà avere anche riflessi sull’applicazione di reati affine come quelli di adescamento, pornografia non consensuale, violenza di gruppo o violenza sessuale con aggravanti. L’impostazione del nuovo testo potrà avere effetti sulle strategie investigative, sulle campagne di prevenzione e sul funzionamento dei servizi di protezione alle vittime. Occorre inoltre che l’intero sistema formativo (scuole, università, operatori sanitari e servizi pubblici) riveda i percorsi formativi e informativi affinché la cultura del consenso diventi parte integrante dell’educazione, della prevenzione e della sensibilizzazione.
L’accordo politico raggiunto suscita aspettative significative circa l’efficacia della norma e la sua applicazione concreta. L’emendamento è ora destinato all’esame dell’Aula della Camera e successivamente al Senato: il suo iter dovrà essere completato per diventare legge. L’auspicio, condiviso da parte delle relatrici e delle organizzazioni della società civile, è che l’Italia faccia un salto di qualità nella tutela delle vittime e nella prevenzione della violenza sessuale, allineandosi ai modelli internazionali più avanzati.

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