Sbloccare gli investimenti previdenziali nel venture capital: due opzioni per rilanciare l’innovazione italiana
- piscitellidaniel
- 22 mag
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Il venture capital in Italia continua a rappresentare una risorsa sottoutilizzata, nonostante il crescente interesse per l’innovazione e le startup. Un recente dibattito ha evidenziato due possibili strade per incentivare gli investimenti dei fondi pensione e delle casse di previdenza in questo settore strategico: l’adozione di un modello simile a quello francese e la creazione di un fondo pubblico di fondi.
La situazione attuale degli investimenti previdenziali
Secondo i dati della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), alla fine del 2023, le attività complessive delle casse di previdenza ammontavano a 114,3 miliardi di euro, mentre quelle dei fondi pensione raggiungevano i 224,4 miliardi di euro. Tuttavia, la quota destinata all’economia reale italiana rimane limitata. Le casse di previdenza hanno investito 44 miliardi di euro nell’economia italiana, pari al 38,5% delle loro attività totali, mentre i fondi pensione hanno destinato 36,6 miliardi di euro, corrispondenti al 19,4% del totale. Di questi, solo una piccola parte è stata allocata in strumenti di venture capital, evidenziando un potenziale ancora inespresso.
Opzione 1: il modello francese
La prima proposta si ispira al modello francese, dove le autorità di vigilanza hanno definito una categoria di fondi di investimento denominati “fonds professionnels de capital investissement” (FPCI). Questi fondi, pur investendo in asset illiquidi come il venture capital, sono considerati compatibili con le esigenze di prudenza degli investitori istituzionali. L’adozione di un simile approccio in Italia potrebbe facilitare l’allocazione di risorse previdenziali verso il venture capital, garantendo al contempo adeguati livelli di sicurezza e controllo.
Opzione 2: un fondo pubblico di fondi
La seconda proposta prevede la creazione di un fondo pubblico di fondi, sul modello del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI). Questo strumento avrebbe il compito di selezionare e investire in fondi di venture capital, fungendo da catalizzatore per ulteriori investimenti da parte di fondi pensione e casse di previdenza. Un simile meccanismo potrebbe ridurre i rischi percepiti dagli investitori istituzionali e stimolare la crescita del settore.
I vantaggi di un maggiore coinvolgimento previdenziale
Un maggiore coinvolgimento dei fondi pensione e delle casse di previdenza nel venture capital potrebbe portare numerosi benefici:
Diversificazione del portafoglio: l’investimento in venture capital offre rendimenti potenzialmente elevati, sebbene accompagnati da un maggiore rischio, contribuendo alla diversificazione degli investimenti previdenziali.
Sostegno all’innovazione: l’afflusso di capitali nel venture capital può stimolare la crescita di startup e imprese innovative, favorendo lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro.
Ritorni a lungo termine: nonostante l’illiquidità, gli investimenti in venture capital possono generare rendimenti significativi nel lungo periodo, in linea con l’orizzonte temporale degli investitori previdenziali.
Le sfide da affrontare
Nonostante i potenziali vantaggi, esistono alcune sfide da affrontare per aumentare la partecipazione dei fondi pensione e delle casse di previdenza nel venture capital:
Regolamentazione: la normativa vigente limita la possibilità per gli investitori previdenziali di allocare risorse in asset illiquidi e ad alto rischio.
Competenza: la gestione di investimenti in venture capital richiede competenze specifiche, spesso non presenti all’interno delle strutture previdenziali.
Dimensione del mercato: il mercato italiano del venture capital è ancora relativamente piccolo, limitando le opportunità di investimento.

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