Sanzioni UE per Apple e Meta: 700 milioni di euro per violazioni al Digital Markets Act
- piscitellidaniel
- 23 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Nel quadro normativo delineato dal Digital Markets Act, entrato in vigore nell’Unione Europea nel 2023, la Commissione europea ha annunciato il 23 aprile 2025 l’irrogazione di sanzioni per un totale di 700 milioni di euro a due dei più influenti operatori del mercato digitale globale: Apple e Meta. Le due multinazionali statunitensi sono accusate di aver violato in maniera sistematica i principi di equità, concorrenza e trasparenza previsti dal nuovo regolamento.
Il caso di Apple riguarda l’imposizione di vincoli restrittivi agli sviluppatori di app presenti nell’App Store. La società di Cupertino avrebbe impedito ai propri partner commerciali di informare gli utenti in modo diretto e trasparente circa possibilità di acquisto alternative – più economiche – disponibili al di fuori del perimetro dell’ecosistema Apple. La Commissione ha ravvisato una condotta lesiva della libertà di scelta del consumatore, e dannosa per il mercato digitale europeo, a causa della posizione dominante dell’App Store nel settore della distribuzione delle app mobili.
Per questa violazione, la multa imposta ad Apple è di 500 milioni di euro. Una cifra che, pur non intaccando la solidità finanziaria della multinazionale, rappresenta un segnale politico chiaro da parte di Bruxelles. Il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha sottolineato che “non saranno tollerate pratiche che consolidano la posizione dominante a discapito della concorrenza e dell’innovazione”.
Meta, la holding che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, è stata invece sanzionata per l’adozione di un modello di servizio definito "pay or consent". In base a questo schema, l’utente veniva posto davanti a una scelta binaria: accettare l’utilizzo dei propri dati personali per la pubblicità profilata oppure sottoscrivere un abbonamento mensile per accedere a un’esperienza “senza pubblicità”. Secondo la Commissione, questa opzione non garantiva un reale consenso libero e informato, come richiesto dalla normativa europea, violando così i principi di trasparenza e autodeterminazione digitale.
Per Meta la sanzione è di 200 milioni di euro. Il vicepresidente esecutivo della Commissione, Margrethe Vestager, ha evidenziato come questo modello obbligasse gli utenti a cedere i propri dati per evitare un esborso economico, creando un meccanismo di pressione incompatibile con il GDPR e con i nuovi obblighi previsti per i gatekeeper digitali.
Apple ha annunciato l’intenzione di ricorrere contro la decisione, sostenendo che le misure chieste da Bruxelles mettono a rischio la sicurezza e la privacy degli utenti. Meta, dal canto suo, ha definito la posizione della Commissione come “ideologica”, accusando l’UE di applicare standard non uniformi che penalizzerebbero le imprese statunitensi a vantaggio di quelle europee o cinesi. Entrambe le aziende avranno sessanta giorni per presentare modifiche sostanziali alle proprie pratiche, pena ulteriori interventi sanzionatori.
Il contesto politico e geopolitico rende il provvedimento particolarmente delicato. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha già minacciato ritorsioni commerciali qualora le autorità europee non allentino la pressione normativa sulle Big Tech. Il Dipartimento del Commercio americano ha definito il DMA “un attacco alla libera impresa mascherato da tutela del consumatore”. A Bruxelles, tuttavia, la Commissione ribadisce la necessità di stabilire un quadro regolatorio equo, in grado di ridurre gli squilibri di potere nel mercato digitale e garantire la piena effettività dei diritti digitali dei cittadini europei.
Le sanzioni a Apple e Meta arrivano a valle di un’indagine che ha coinvolto anche altri soggetti, tra cui Google, Amazon e Microsoft. Nei prossimi mesi, Bruxelles intende monitorare con maggiore attenzione le policy interne delle piattaforme di intermediazione, il trattamento dei dati nei servizi di messaggistica, la compatibilità dei sistemi operativi con app di terze parti e la libera scelta del browser o motore di ricerca. La linea adottata dalla Commissione indica chiaramente che il tempo dell’autoregolamentazione è finito.
All’interno dell’industria tecnologica, l’iniziativa della Commissione viene osservata con attenzione. Altri operatori – come Spotify, Proton e Epic Games – hanno accolto con favore l’azione europea, vedendola come una spinta alla concorrenza e alla trasparenza. Diversa l’analisi delle grandi piattaforme, che vedono nella frammentazione normativa il rischio principale per lo sviluppo dell’innovazione digitale in Europa.
Il Digital Markets Act, insieme al Digital Services Act, rappresenta il cuore della nuova regolamentazione europea dell’economia online. La sfida ora sarà garantire una piena applicazione delle norme senza soffocare la competitività e la capacità innovativa del settore. Le sanzioni a Meta e Apple potrebbero rappresentare solo l’inizio di una nuova stagione di vigilanza sulle pratiche digitali dominanti.

Commenti