Rottamazione delle cartelle esattoriali: persi 63 miliardi, il 57% dei crediti
- piscitellidaniel
- 28 mar
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La nuova relazione tecnica allegata al decreto legge del governo riguardante la rateizzazione dei debiti fiscali e le rottamazioni precedenti ha fatto emergere un dato significativo: su un totale di 111,2 miliardi di euro di crediti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel contesto delle varie edizioni di definizione agevolata, sono stati effettivamente incassati solo 48,2 miliardi. I restanti 63 miliardi, pari al 57% del totale, sono andati persi a causa di mancati pagamenti, decadenze, rinunce o crediti risultati inesigibili.
L’analisi riguarda le rottamazioni delle cartelle dal 2016 al 2023, in particolare quelle previste dalla legge 208/2015, dal decreto legge 193/2016, dalla legge 172/2017 e dai successivi provvedimenti del 2018, 2019 e 2023. In tutte queste misure, l’obiettivo era alleggerire il carico fiscale per i contribuenti e allo stesso tempo consentire allo Stato di recuperare almeno una parte dei crediti vantati. Tuttavia, il saldo finale mostra che più della metà delle somme non è mai rientrata nelle casse pubbliche.
La “rottamazione quater”, l’ultima in ordine di tempo e ancora in fase di attuazione, ha mostrato fin da subito un tasso di decadenza molto alto: a novembre 2023, la prima scadenza utile per il versamento, circa un terzo dei contribuenti che avevano aderito non ha effettuato il pagamento, facendo decadere i benefici. Questo significa che già una porzione rilevante degli 89 miliardi potenzialmente recuperabili in questa fase è destinata ad andare perduta, secondo le stime del MEF.
Le cause di questa perdita sono molteplici. Una parte significativa è rappresentata dai soggetti che hanno aderito ma poi non hanno rispettato le scadenze delle rate, perdendo così ogni beneficio e facendo rientrare il debito tra quelli ordinari, difficilmente recuperabili. Un’altra componente riguarda i contribuenti che non hanno mai aderito, ritenendo non conveniente la proposta o trovandosi in condizioni economiche tali da non poter onorare nemmeno la forma agevolata. Inoltre, vi è la componente strutturale dei crediti inesigibili: soggetti falliti, irreperibili o deceduti, per i quali il carico fiscale resta puramente teorico.
Dal punto di vista territoriale, i livelli di adesione e decadenza variano significativamente tra le diverse regioni. Le aree del Mezzogiorno, dove si concentra una maggiore quantità di crediti fiscali pendenti, registrano percentuali di decadenza più alte rispetto al Nord, riflettendo un tessuto economico più fragile e livelli di occupazione e reddito mediamente inferiori.
La perdita di gettito stimata impatta anche sulle previsioni dei saldi di finanza pubblica. I governi, nel corso degli anni, hanno più volte incluso nei documenti programmatici le attese di incasso derivanti dalle rottamazioni per migliorare gli obiettivi di deficit. Tuttavia, i dati effettivi si sono rivelati inferiori alle attese, creando scompensi nella pianificazione contabile e riducendo le risorse effettivamente disponibili per spesa pubblica e investimenti.
Un ulteriore elemento emerso riguarda la natura dei crediti fiscali oggetto di rottamazione. In molti casi, si tratta di somme iscritte a ruolo da oltre dieci anni, ormai difficili da recuperare per cause tecniche e giuridiche. Nonostante ciò, la cancellazione formale di questi debiti non avviene automaticamente, generando un accumulo che aggrava le statistiche e rende meno leggibile la reale situazione della riscossione in Italia.
Il governo ha previsto per il 2024 una nuova tornata di rateizzazione dei debiti pregressi e il rafforzamento dei canali digitali per l’accesso alle procedure. Le nuove misure prevedono anche una soglia più alta per l'accesso alle dilazioni e un sistema di avvisi automatici per evitare decadenze involontarie. Inoltre, è previsto un maggiore coordinamento tra Agenzia delle Entrate, INPS e Comuni per migliorare la qualità dei dati e l'efficacia dei recuperi.
La riflessione che emerge dai dati ufficiali riguarda l’equilibrio tra finalità fiscali e sostenibilità sociale. Le misure di definizione agevolata hanno l’obiettivo di consentire ai contribuenti in difficoltà di rientrare in regola, ma la loro efficacia dipende dalla capacità reale di pagamento e dalla fiducia nel sistema fiscale. Se da un lato l’amministrazione finanziaria deve evitare di inseguire crediti irrecuperabili, dall’altro lato la perdita sistematica di entrate può creare un effetto distorsivo e incentivare l’attesa di nuovi condoni o rottamazioni future.

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