Roberto Occhiuto: il politico di lungo corso che incassa il bis in Calabria, tra identità regionale, uomini di sistema e fatica da riconferma
- piscitellidaniel
- 6 ott
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Roberto Occhiuto è figura ormai centrale nella geografia politica calabrese: un uomo che ha saputo attraversare trasformazioni partitiche, mutamenti di schieramento e campagne elettorali complesse, radicando una leadership che in queste elezioni regionali 2025 si presenta con la sfida del bis. Nato a Cosenza nel 1969, Occhiuto ha costruito il suo percorso tra politica locale, attività mediatica e incarichi nazionali, passando dalla Democrazia Cristiana all’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, fino a Forza Italia, ricostruendo la sua traiettoria in funzione dell’evoluzione del centro-destra italiano.
I primi passi della sua carriera si muovono sul terreno dell’impegno civico locale: già nei primi anni Novanta, Occhiuto si affaccia alla politica amministrativa di Cosenza, entrando nel consiglio comunale. Quella esperienza, tipica del ceto politico emergente dell’Italia meridionale, gli consente di instaurare contatti con le reti partitiche del territorio, con le strutture locali del potere e con l’apparato della rappresentanza. È un periodo nel quale l’assetto politico nazionale cambia radicalmente — con il dissolvimento della Democrazia Cristiana, la crisi dei grandi partiti e la transizione verso nuove sigle — e Occhiuto, come molti altri, deve riorientarsi in un panorama in pieno rinnovamento.
La scelta di aderire al Partito Popolare Italiano e successivamente di seguirne l’evoluzione verso i cristiani-democratici uniti (CDU) e l’UDC testimonia la logica di adattamento alle dinamiche centriste che hanno caratterizzato gli anni Novanta e Duemila. In queste fasi, Occhiuto consolida il suo legame con il mondo moderato, mantenendo una posizione che gli consente di coordinarsi con alleanze di centro-destra pur preservando spazi autonomi di azione. Alle elezioni regionali calabresi del 2000, riesce a ottenere un seggio nel consiglio regionale, dimostrando di poter fare breccia anche in un contesto fortemente competitivo.
Negli anni successivi, la sua presenza nel consiglio regionale — confermata nel 2005 con una forte affermazione personale — gli offre visibilità e possibilità operative, e lo rende interlocutore credibile nel dialogo tra istituzioni locali e partiti nazionali. In queste stagioni politiche, Occhiuto costruisce pazientemente reti di relazioni, tessendo alleanze con amministratori locali, sindaci, esponenti del mondo imprenditoriale e del potere funzionale regionale, che lo accompagnano nel consolidamento del consenso.
Il salto sulla scena nazionale arriva con il ruolo da parlamentare: eletto alla Camera nel 2008 con l’UDC, Occhiuto entra nella politica nazionale con ambizioni, rivestendo ruoli parlamentari di peso come componenti delle commissioni di bilancio, finanze e programmazione. In quel periodo deve navigare la complessità della politica italiana, fatta di conflittualità interne, alleanze variabili e leadership centrali molto forti. Nonostante questo, Occhiuto riesce ad accumulare esperienza nei meccanismi decisionali nazionali e a ritagliarsi un profilo capace di misurarsi anche fuori dalla Calabria.
Il ritorno definitivo a Forza Italia, a partire dal 2013, sancisce una scelta strategica: posizionarsi nel fronte del centro-destra con maggiore incisività, partecipare alle dinamiche politiche nazionali del partito berlusconiano e guadagnarsi ruoli di rilievo, come la nomina a capogruppo alla Camera per Forza Italia nel 2021. In questo passaggio, Occhiuto combina la propria identità regionale con la logica di partito nazionale, diventando figura ponte tra la dimensione calabrese e quella nazionale del centro-destra.
La sua candidatura a presidente della Regione Calabria, resa inevitabile dalla prematura dipartita della governatrice Jole Santelli, ha rappresentato la prova del guanto: Occhiuto si propone come leader in grado di incarnare stabilità, progetto politico e capacità di governo. Alle elezioni del 2021 ottiene circa il 54,46 % dei voti, superando una concorrenza frammentata del centrosinistra e del campo largo, e si insedia come presidente regionale. Con questo mandato, assume anche il ruolo di commissario straordinario della sanità calabrese, gestione che diviene uno dei nodi più importanti della sua amministrazione.
Durante il suo governo regionale, Occhiuto punta su temi cardine come la riforma dei consorzi di bonifica, l’istituzione di un ente unico di gestione dei servizi idrici, l’innovazione delle politiche del lavoro e la riqualificazione infrastrutturale. Parallelamente, partecipa attivamente al dibattito nazionale, ottenendo incarichi anche all’interno del suo partito: nel 2024 diviene vicesegretario di Forza Italia, rafforzando ulteriormente la sua posizione interna.
Tuttavia, il bis non è mai scontato. Nel corso del 2025 Occhiuto si trova al centro di un’inchiesta per presunta corruzione da parte della Procura di Catanzaro che riguarda rapporti personali e movimentazioni bancarie risalenti a quando era parlamentare e candidato alla presidenza regionale. Un avviso di garanzia lo spinge ad annunciare le dimissioni, pur ricandidandosi; la mossa mira a spostare la decisione finale sugli elettori calabresi anziché sulle valutazioni giudiziarie. In agosto formalizza le dimissioni da presidente e anche la cessazione dall’incarico di commissario della sanità, per evitare questioni di ineleggibilità, e convoca elezioni anticipate per il 5-6 ottobre 2025.
La candidatura per il secondo mandato parte con un impegno forte delle sue forze politiche: Forza Italia lo sostiene con compattezza, insieme a Fratelli d’Italia, Lega, e liste civiche regionali. Già nei mesi precedenti, la coalizione è salita a bordo senza esitazioni, blindando la sua ricandidatura con l’obiettivo di evitare fratture interne che possano indebolire il vantaggio. In campagna elettorale, Occhiuto riprende temi centrali: la continuità amministrativa, il rafforzamento dei servizi, il rilancio infrastrutturale, l’autonomia differenziata e la modernizzazione della Calabria.
Il ritratto di Occhiuto come “politico di lungo corso” è coerente, dunque: la sua carriera attraversa decenni di trasformazioni politiche, transizioni di schieramento e graduali conquiste di posizioni istituzionali. Il “bis” che sta cercando non è solo una rielezione, ma l’atto che convaliderebbe una leadership che — nonostante le tensioni interne, le difficoltà giudiziarie e le sfide economico-sociali — punta a consolidarsi. In Calabria, Occhiuto incarna tanto la speranza di continuità quanto la controversia di chi, tra potere e responsabilità, si propone nuovamente come guida regionale in un contesto segnato da attese alte e verifica elettorale aperta.

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