Riscossione, addio a 408,5 miliardi ma accesso ai conti per chi evade: la nuova strategia del fisco
- piscitellidaniel
- 18 set
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Il sistema della riscossione in Italia sta vivendo una svolta significativa. Con la riforma approvata di recente, lo Stato si prepara a cancellare definitivamente 408,5 miliardi di crediti fiscali considerati ormai irrecuperabili, ma al tempo stesso introduce nuove misure per rafforzare la lotta all’evasione, tra cui un accesso più ampio e diretto ai conti correnti dei contribuenti sospettati di non adempiere ai propri obblighi. Un doppio binario che, da un lato, alleggerisce i bilanci pubblici da una massa enorme di residui impossibili da riscuotere, e dall’altro punta a rendere più incisiva l’azione di controllo sul presente e sul futuro.
La cifra dei 408,5 miliardi rappresenta il totale dei crediti accumulati negli anni e mai riscossi, una montagna che ha finito per diventare puramente virtuale. Si tratta di cartelle esattoriali risalenti a decenni fa, spesso relative a contribuenti falliti, deceduti o comunque impossibilitati al pagamento. La loro presenza nei conti pubblici costituiva un’anomalia, perché alimentava aspettative di entrate che non si sarebbero mai concretizzate. Con la nuova norma, lo Stato compie un’operazione di pulizia contabile, restituendo maggiore trasparenza e realismo al bilancio.
Ma la riforma non si limita a chiudere con il passato. Il vero cuore del provvedimento riguarda le modalità future della riscossione. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza avranno accesso più rapido e diretto ai conti correnti e ai dati finanziari dei contribuenti sospettati di evasione. Questo significa che i controlli potranno essere più tempestivi e mirati, riducendo i tempi tra la scoperta delle anomalie e l’avvio delle azioni di recupero. La logica è chiara: abbandonare la rincorsa sterile a crediti inesigibili e concentrare gli sforzi sulla prevenzione e sulla repressione efficace dell’evasione in corso.
L’Italia convive da decenni con un livello di evasione fiscale tra i più alti d’Europa, stimato ogni anno in decine di miliardi di euro. Una parte di queste somme rimane sistematicamente fuori dal circuito delle entrate pubbliche, creando un danno che si traduce in minori risorse per servizi, infrastrutture e welfare. L’introduzione di strumenti di indagine più potenti, come l’accesso diretto ai conti, rappresenta una risposta a questo fenomeno, anche se apre inevitabilmente il dibattito sul bilanciamento tra efficacia fiscale e tutela della privacy dei cittadini.
Secondo i sostenitori della riforma, la misura contribuirà a rafforzare l’equità, perché permetterà di colpire chi evade in modo sistematico e danneggia l’intera collettività. L’idea è che la certezza del controllo possa avere un effetto deterrente, spingendo più contribuenti a rispettare spontaneamente gli obblighi fiscali. Inoltre, la possibilità di un monitoraggio diretto ridurrà i margini per l’utilizzo di stratagemmi finanziari e patrimoniali volti a nascondere redditi o capitali.
Dall’altro lato, alcune associazioni e gruppi politici hanno espresso preoccupazione per i possibili rischi di un eccesso di potere da parte dell’amministrazione fiscale. Il timore è che l’accesso ai conti correnti possa tradursi in controlli troppo invasivi, penalizzando soprattutto i piccoli contribuenti o generando incertezza nei rapporti tra Stato e cittadini. Per questo, sono state introdotte garanzie procedurali che limitano l’uso dello strumento ai casi in cui vi siano indizi concreti di evasione o anomalie rilevanti.
Un altro aspetto centrale riguarda la velocità della riscossione. La riforma prevede procedure semplificate che permetteranno di intervenire più rapidamente una volta accertata l’irregolarità. L’obiettivo è evitare che i debiti fiscali si accumulino senza prospettive di recupero, come accaduto in passato, e che la montagna dei crediti inesigibili torni a crescere. In questo senso, l’operazione di cancellazione dei 408,5 miliardi è una misura straordinaria, che non dovrà più ripetersi se il nuovo sistema riuscirà a rendere i controlli più efficaci e tempestivi.
Il tema ha inevitabili ricadute politiche. Il Governo presenta la riforma come un atto di responsabilità, capace di chiudere una stagione di inefficienze e di aprire una nuova fase di serietà e rigore. Le opposizioni, pur riconoscendo la necessità di eliminare i crediti inesigibili, chiedono maggiore chiarezza sulle modalità di utilizzo dei nuovi poteri ispettivi, sottolineando il rischio di un rapporto squilibrato tra amministrazione e contribuenti.
Le imprese, dal canto loro, guardano con interesse all’eliminazione di cartelle ormai prive di senso, che spesso creavano incertezze nei rapporti con la pubblica amministrazione. Allo stesso tempo, però, chiedono che i nuovi controlli non si traducano in un aumento della pressione burocratica, ma siano mirati e proporzionati. In questo contesto, il ruolo della digitalizzazione sarà fondamentale: banche dati integrate, incroci automatici e intelligenza artificiale dovranno rendere i controlli più rapidi ed efficienti, riducendo al minimo i margini di errore.
Il nuovo corso della riscossione italiana, dunque, si muove su un equilibrio delicato: archiviare definitivamente il peso del passato e al tempo stesso rafforzare gli strumenti per prevenire e contrastare l’evasione presente. Una trasformazione che ridisegna il rapporto tra fisco e contribuenti e che punta a restituire credibilità ed efficacia a un sistema troppo a lungo percepito come inefficiente e disallineato rispetto alle esigenze del Paese.

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