Regionali in Calabria, l’altalena infrastrutturale tra alta velocità, Ponte sullo Stretto e voto che pesa sulle promesse pubbliche
- piscitellidaniel
- 16 set
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In vista delle elezioni regionali in Calabria programmate per il 5 e 6 ottobre 2025, il tema dell’alta velocità ferroviaria fino a Reggio e quello del Ponte sullo Stretto sono emersi come leve centrali del confronto politico. Con la caduta del governo regionale guidato da Occhiuto, la competizione elettorale si gioca anche attorno a progetti infrastrutturali che da decenni appaiono come promesse irrisolte, simboli di sviluppo rimandato, ma anche oggetto di polite ed elettorale tensione tra coalizioni, partiti locali e governo centrale.
Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, ha rilanciato l’impegno governativo: completare l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria entro il 2032, prevedere la parte finale della tratta lungo la costa tirrenica travestendo verso Reggio tramite la provincia di Cosenza, come elemento propedeutico al Ponte sullo Stretto. È un messaggio fatto di date e cantieri, progettazioni, risorse disponibili, che ha il sapore della corsa contro il tempo per dare concretezza a progetti strategici che richiedono investimenti massicci, coordinamento tecnico, finanziario, autorizzativo. Segnali concreti si leggono nel fatto che alcune tratte sono in fase di progettazione, che RFI ha presentato gare e che esiste un cronoprogramma almeno ipotetico che lega l’alta velocità al progetto del Ponte, inteso non come opera isolata ma come nodo integrato del sistema infrastrutturale meridionale.
Dall’altra parte, le critiche non mancano. Il Partito Democratico calabrese denuncia che mentre il governo annuncia il Ponte sullo Stretto come priorità simbolica, altri interventi altrettanto necessari restano pendenti: mancano garanzie su progetti esecutivi, finanziamenti certi per il completamento delle linee AV, tempi definitivi per l’attuazione. Il problema principale segnalato è quello della sostenibilità concreta: cifre attendibili sufficienti a garantire ogni lotto, autorizzazioni tecniche e ambientali, superamento della burocrazia locale, coinvolgimento della comunità. Per molti elettori calabresi questi progetti rappresentano speranze ma anche fonte di frustrazione: anni di annunci senza che cambino l’efficienza reale dei trasporti, la mobilità interna, il tempo di spostamento verso il resto del paese.
Al centro del discorso infrastrutturale pesa la questione del divario che la Calabria continua a soffrire: mentre al Nord e al Centro le linee AV hanno ritmi già più consolidati, qui si teme che le promesse restino slogan elettorali se non accompagnate da atti verificabili. Il numero che è circolato – di oltre 17 miliardi necessari solo per collegare in materia AV Reggio Calabria con il Ponte – appare quasi pari, in alcuni casi, al costo stimato per il Ponte stesso, evidenziando che le componenti infrastrutturali di collegamento non sono secondarie ma imprescindibili per rendere l’opera utile e funzionale.
Per la Lega, che punta a capitalizzare consenso sull’idea che queste opere possano essere elementi di svolta, il Ponte è presentato come catalizzatore per investimenti, turismo, logistica, sviluppo industriale e turistico, apertura verso i porti, connessioni con la Sicilia, superamento simbolico e funzionale dell’isolamento geografico che da sempre penalizza la punta dello Stivale. I candidati del centrodestra enfatizzano che un’alta velocità efficiente fino a Reggio e il Ponte significherebbero non solo tempi di viaggio ridotti, ma opportunità economiche nuove, rafforzamento del ruolo della Calabria come hub infrastrutturale nel Mediterraneo.
Ma le modalità di realizzazione suscitano dubbi: viabilità interna, impatto ambientale, procedure VIA e VIncA, pareri del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, la qualità della progettazione che deve tenere conto non solo dell’ingegnerizzazione ma della resistenza ai rischi sismici e ambientali, della necessaria mitigazione del territorio. Alcune critiche riguardano lo stato delle stime, la trasparenza dei costi e delle responsabilità, la disomogeneità tra ciò che viene promesso e ciò che è realmente progettato o appaltato.
Il fronte del voto regionale renderà tutto più visibile: i cittadini saranno attenti non solo ai proclami, ma alle date e ai segni concreti del cantiere – inizii, gare, autorizzazioni, affidamenti. Partiti e coalizioni cercano di ridurre il gap tra immagine e realtà infrastrutturale, sapendo che la credibilità si misura in metri di rotaia posata, chilometri di ferrovia velocizzata, fondazioni gettate del Ponte, ed espropri avviati. Il cronoprogramma assunto come elemento di politica elettorale diventa così parte integrante della verifica democratico-elettorale.
Una variabile in più è il rapporto tra governo nazionale e realtà regionale: come saranno ripartite le risorse, quanto spazio avranno le province, i comuni, gli enti locali nel decision making sui tracciati, sugli appalti, sui tempi; se ci saranno contratti con imprese locali, impatto occupazionale, trasparenza nell’esecuzione; se la mobilità interna alla Calabria, il trasporto pubblico locale, il collegamento con gli aeroporti e i porti, saranno integrati con le grandi opere, oppure resteranno isolate.
Le promesse sull’alta velocità e sul Ponte alimentano speranze ma rilevano anche rischi concreti di aumento del debito sociale se i costi non saranno controllati, se le opere non saranno completate nei tempi, se i cantieri restano bloccati da vincoli ambientali o da contenziosi. Le elezioni regionali diventano allora non solo voto sul governo, ma voto sul futuro infrastrutturale della Calabria, su quanto davvero cambierà in termini di collegamenti, tempi, opportunità.

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