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Regionali Calabria 2025: la sfida tra Occhiuto e Tridico per il controllo della Regione calabrese

Le elezioni regionali in Calabria, anticipate rispetto alla scadenza naturale del mandato, si svolgeranno domenica 5 e lunedì 6 ottobre 2025. L’urgenza della consultazione nasce dalle dimissioni del presidente in carica, Roberto Occhiuto, formalizzate il 31 luglio e assunte ufficialmente l’8 agosto, in seguito all’apertura di un’inchiesta della Procura di Catanzaro che lo ha visto coinvolto nell’ipotesi di reato di corruzione. Contestualmente alla decisione di dimettersi, Occhiuto ha annunciato la volontà di ricandidarsi, mettendo così in campo una terapia politica che punta al voto rapido per definire il nuovo corso istituzionale calabrese.


Il calendario fissato stabilisce che i seggi saranno aperti domenica dalle ore 7 alle ore 23, e lunedì dalle ore 7 fino alle ore 15. È un lasso temporale che riflette la modalità consueta delle tornate elettorali regionali anticipate: due giorni per garantire ampia partecipazione e dare tempo per l’espressione del voto, anche nei comuni più remoti e nelle aree interne. Il decreto di indizione del voto è stato emesso tempestivamente, dopo lo scioglimento del Consiglio regionale e la presa d’atto della vacanza della Presidenza, in maniera da ridurre al massimo la fase di transizione.


La legge elettorale regionale scelta per questa tornata è la normativa già approvata dall’Assemblea calabrese l’11 settembre 2014, una formula che ormai da quattro tornate guida il meccanismo di elezione della Presidenza e del Consiglio regionale. Secondo questo modello, ogni candidato alla Presidenza è collegato a una o più liste regionali e circoscrizionali. L’elettore può votare: esclusivamente per un candidato presidente, oppure per un presidente e una lista ad esso collegata, o infine soltanto per una lista. Non è ammesso il voto disgiunto (cioè votare per un presidente e una lista non collegata).


Una clausola significativa riguarda le soglie d’accesso: le liste circoscrizionali – anche se legate a una lista regionale che supera l’8% – devono raccogliere almeno il 4% dei voti validi a livello regionale per potersi avvalere del riparto dei seggi. Questa barriera contribuisce a contenere la frammentazione e a favorire coalizioni coese e capaci di aggregare consenso su scala regionale. Allo stesso tempo, il sistema prevede un premio di maggioranza che assicura al candidato vincente e alla sua coalizione una quota del 55% dei seggi, favorendo la governabilità e la stabilità del Consiglio regionale anche in presenza di risultati competitivi stretti.


In campo, la competizione politica si concentra su tre candidati principali. Roberto Occhiuto, espressione del centrodestra e già presidente uscente, corre da dimissionario ma con l’obiettivo di legittimare il proprio mandato attraverso il voto popolare. La sua coalizione è composta da otto liste: Forza Italia, Occhiuto Presidente, Forza Azzurri, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati, UdC e altre formazioni locali che ne consolidano il radicamento territoriale. Di fronte ha Pasquale Tridico, già presidente dell’Inps ed europarlamentare, scelto come candidato di un campo largo che aggrega Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Democratici Progressisti, Alleanza Verdi Sinistra, Casa Riformisti e la lista personale Tridico Presidente. Francesco Toscano, con Democrazia Sovrana e Popolare, è terzo incomodo, con una campagna più centrata su contenuti identitari e critica ai due schieramenti maggiori.


I sondaggi finora pubblicati presentano Occhiuto in testa con numeri consistenti. rilevazione Ipsos per il Corriere della Sera colloca Occhiuto al 53,6% e Tridico al 45,3%, con Toscano confinato attorno all’1,1%. Il distacco stimato è dunque attorno agli otto punti, ma con margini variabili e incertezze tipiche dell’ultima parte della campagna. Alcuni istituti segnalano un leggero avvicinamento del centrosinistra, mentre altri mantengono un quadro stabile in favore del centrodestra. È innegabile che il fattore dell’“uscente che si ricandida” costituisce un elemento forte nel marketing elettorale, specie in una regione dove il radicamento territoriale, le reti di consenso locali e la presenza istituzionale contano molto.


La campagna elettorale è intensissima: comizi, tour nei territori, confronti mediatici, blitz nei comuni più piccoli, mobilitazioni dei sostenitori. Il confronto diretto (faccia a faccia) tra Occhiuto e Tridico è stato fissato per il 2 ottobre negli studi televisivi di Sky TG24, un momento di sintesi che attirerà attenzione nazionale. Le scintille tra i due si sono già manifestate in numerosi dibattiti territoriali, sui temi della sanità pubblica, del commissariamento regionale, delle aree interne, della domanda di infrastrutture, del lavoro giovanile, del turismo e della lotta allo spopolamento.


Uno dei temi centrali è senz’altro la sanità, da decenni punto centrale delle politiche regionali calabresi. Occhiuto, nel corso del suo mandato, ha rivendicato progressi in assunzioni e investimenti, come il tentativo di ridurre i tempi di attesa e intervenire sul dissesto sanitario generale. Tridico ha risposto denunziando carenze nei reparti periferici, penalità nelle aree montane e la tendenza alla privatizzazione dei servizi. Toscano, da parte sua, accusa entrambi di avere usato la sanità come leva elettorale senza piani organici a lungo termine.


Il tema dello spopolamento e della marginalità territoriale è particolarmente sensibile in Calabria, dove gran parte dei comuni appare in declino demografico e in difficoltà nel mantenere infrastrutture essenziali. Occhiuto ha rilanciato bonus e incentivi per chi si trasferisce nei comuni montani, misure che Tridico ha definito tardive rispetto ai ritardi accumulati in anni di amministrazione. Il contrasto tra politiche di intervento “una tantum” e programmi strutturali caratterizza molte delle battaglie comunicative del voto.


Un altro nodo riguarda il tema della trasparenza, della legalità e dell’inchiesta che ha investito Occhiuto: la sua decisione di dimettersi proprio mentre l’inchiesta veniva resa nota, e la contemporanea ricandidatura, hanno polarizzato la campagna elettorale su questioni di etica e reputazione. Tridico e suoi sostenitori mettono sotto accusa la cooptazione istituzionale e la necessità che il voto riesca a restituire credibilità agli enti regionali. Occhiuto, dal canto suo, sostiene che solo il voto può liberarlo da sospetti e consolidare un mandato forte e legittimo.


La posta in gioco non riguarda solo la guida della regione, ma il bilancio politico del centrodestra su scala nazionale: mantenere la Calabria potrebbe significare rafforzare il consenso del blocco a Sud dell’Italia, contro l’obiettivo ambizioso del centrosinistra di conquistare una Regione storicamente meno “mobile”. Allo stesso tempo, per il campo largo rappresentato da Tridico, la sfida è quella di dimostrare che può esistere un’alternativa credibile alle coalizioni tradizionali, che riesca ad aggregare PD, M5S, sinistra e riformisti in un’alleanza concreta.


Nei giorni che precedono il voto, l’attenzione si concentra su affluenza e mobilitazione: in molte regioni meridionali l’astensionismo è un rischio strutturale. Le forze politiche investono nella mobilitazione dei propri elettori e nel convincere gli indecisi. Il giorno del voto sarà dunque un momento decisivo: se Occhiuto riuscisse a confermare il vantaggio nei sondaggi, potrà contare su un ampio margine; se Tridico riuscisse a metterlo in discussione, la Calabria potrebbe essere teatro di una sorpresa politica.

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