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Pensioni pubbliche: spesa a 918 miliardi nel 2024, ma la crescita rallenta allo 0,1%

Nel 2024, la spesa per le pensioni pubbliche in Italia ha raggiunto i 918 miliardi di euro, segnando un incremento contenuto dello 0,1% rispetto al 2023. Un rallentamento significativo rispetto al ritmo sostenuto degli anni precedenti, quando la crescita della spesa era stata alimentata sia dagli adeguamenti all’inflazione sia dalle misure espansive varate in epoca post-pandemica. Questo dato è stato pubblicato nel quadro della Nota di aggiornamento sul bilancio dello Stato, accompagnato da una serie di approfondimenti tecnici che confermano la necessità di tenere sotto controllo l’evoluzione strutturale della spesa pensionistica nel medio-lungo periodo.


Un rallentamento che rompe la tendenza recente

Negli ultimi dieci anni, la voce pensioni ha rappresentato una delle componenti più pesanti della spesa pubblica, arrivando a incidere per oltre il 16% del PIL secondo i dati OCSE. Questo livello è tra i più alti in Europa e riflette sia l’ampiezza del sistema previdenziale italiano sia le caratteristiche demografiche del Paese, con una delle popolazioni più anziane del continente. Il rallentamento registrato nel 2024 rappresenta quindi un’inversione di tendenza, attribuibile a diversi fattori: il rallentamento dell’indicizzazione piena degli assegni, una maggiore attenzione nella concessione di nuove pensioni anticipate e il calo del numero di nuove pensioni liquidate, in parte per la conclusione delle finestre straordinarie previste da Quota 100, Quota 102 e Quota 103.


I numeri dietro la stabilizzazione

Il dato più rilevante riguarda la composizione della spesa. Oltre l’80% dei 918 miliardi è assorbito da prestazioni dirette di vecchiaia, anzianità e anticipazione, mentre la parte restante è distribuita tra reversibilità, invalidità e integrazioni sociali. La spesa per pensioni anticipate ha subito un rallentamento anche per effetto delle modifiche alle finestre mobili e dell’introduzione di vincoli più stringenti per l’accesso a Quota 103, ora disponibile solo con coefficienti di ricalcolo contributivo penalizzanti.


Allo stesso tempo, si registra un incremento nelle pensioni minime, oggetto di rivalutazioni straordinarie, e un impatto ancora contenuto del ricalcolo contributivo puro sui nuovi pensionati, i cui effetti strutturali inizieranno a farsi sentire a partire dal 2027, secondo le stime dell’INPS.


Sostenibilità del sistema e invecchiamento demografico

Il sistema pensionistico italiano si basa su un meccanismo di ripartizione: i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano le prestazioni dei pensionati. Un equilibrio che risulta sempre più fragile, a causa del calo della popolazione in età lavorativa e dell’aumento dell’aspettativa di vita. Secondo le proiezioni ISTAT, entro il 2050 il rapporto tra popolazione attiva e pensionati potrebbe scendere a 1,3, un dato che impone interventi correttivi già nell’immediato per evitare squilibri futuri.


Il rallentamento della spesa nel 2024 viene letto positivamente anche da Eurostat e dalla Commissione Europea, che negli ultimi anni avevano espresso ripetute preoccupazioni per la dinamica della spesa previdenziale italiana, spesso superiore alla media dell’Eurozona. Il governo ha sottolineato come l’effetto congiunto delle misure di contenimento, dell’uscita graduale dalle misure straordinarie e dell’avvio di un processo di revisione dei criteri di accesso abbia contribuito a riportare la curva su un sentiero più sostenibile.


Effetti sulle politiche pubbliche e sul bilancio

Con un rallentamento della crescita della spesa pensionistica, il governo dispone ora di maggiori margini per intervenire su altre aree critiche. Si apre dunque la possibilità di rafforzare l’investimento su sanità, scuola, ricerca, politiche attive del lavoro e misure per la natalità. Tuttavia, questo margine resta fragile e condizionato all’evoluzione dell’economia e al mantenimento del controllo sulla spesa previdenziale nei prossimi anni.


Nel Documento di Economia e Finanza, l’esecutivo ha ribadito l’obiettivo di mantenere stabile la spesa pensionistica al di sotto del 17% del PIL anche nel prossimo triennio, puntando su un rafforzamento dei fondi integrativi, sull’incentivazione della previdenza complementare e su nuovi meccanismi di gradualità in uscita dal lavoro.


Le possibili linee di riforma

Il governo ha riaperto il tavolo tecnico con le parti sociali per una riforma organica del sistema pensionistico. Le ipotesi in discussione includono l’introduzione di un sistema flessibile a partire dai 63 anni, con penalizzazioni crescenti, e l’obbligo per i lavoratori giovani di aderire a forme di previdenza complementare attraverso strumenti collettivi. Al centro del confronto anche la separazione tra previdenza e assistenza, con l’obiettivo di rendere più trasparente la contabilità del sistema e individuare in modo chiaro le coperture sociali finanziate dalla fiscalità generale.


Il rallentamento della spesa nel 2024 potrebbe offrire l’opportunità politica e tecnica per approvare misure strutturali che negli ultimi anni erano state rimandate. Le scelte che verranno compiute nei prossimi mesi potrebbero definire la traiettoria del sistema previdenziale per i prossimi decenni.

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