Parte il piano europeo per 650mila case l’anno e arriva la stretta sugli affitti brevi
- piscitellidaniel
- 16 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
L’Europa avvia un nuovo piano strutturale per affrontare la crisi abitativa che coinvolge metropoli, città universitarie e località turistiche, con l’obiettivo di realizzare almeno 650mila nuove abitazioni all’anno e contrastare la crescente pressione esercitata dagli affitti brevi. La misura nasce dalla consapevolezza che la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili sia diventata una delle principali emergenze sociali del continente, aggravata dall’aumento della domanda, dalla scarsità di nuove costruzioni e dalla competizione generata dalle piattaforme digitali, che hanno sottratto una parte significativa del patrimonio immobiliare al mercato residenziale tradizionale. Il piano intende combinare investimenti pubblici, incentivi privati e nuove regole che limitino pratiche considerate distorsive, restituendo centralità alla funzione abitativa delle città.
Il programma europeo punta a incrementare la produzione di alloggi attraverso un sistema di cofinanziamento che coinvolge Stati membri, istituzioni finanziarie e investitori privati. Le risorse saranno destinate soprattutto alla costruzione di case destinate alle fasce di reddito medio e basso, oggi maggiormente penalizzate da un mercato caratterizzato da prezzi in continuo aumento. La strategia prevede anche la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, con un forte orientamento verso criteri energetici e ambientali più rigorosi. L’obiettivo è aumentare rapidamente l’offerta di abitazioni garantendo al tempo stesso standard di efficienza e sostenibilità coerenti con il Green Deal europeo.
A sostenere l’urgenza del piano è il deterioramento progressivo degli indicatori sociali legati alla casa. Gli affitti hanno superato la soglia di sostenibilità in numerosi centri urbani, con famiglie e giovani lavoratori costretti a destinare quote crescenti del proprio reddito all’alloggio. Parallelamente, l’offerta di case in affitto si è ridotta in modo significativo a causa dell’espansione degli affitti brevi, considerati più remunerativi dai proprietari. Le istituzioni europee ritengono che l’equilibrio tra mercato turistico e residenziale debba essere ristabilito per evitare la perdita di popolazione stabile e la trasformazione dei centri storici in aree intensamente commerciali ma prive di abitanti.
La stretta sugli affitti brevi rappresenta quindi un pilastro del nuovo intervento normativo. Le nuove regole prevedono obblighi di registrazione più stringenti, limiti al numero di giorni in cui un immobile può essere affittato e maggiori poteri ai comuni per monitorare le piattaforme digitali. Le città avranno la possibilità di introdurre restrizioni mirate nelle zone dove la pressione turistica compromette la disponibilità di alloggi per residenti stabili. L’obiettivo non è eliminare il mercato degli affitti brevi, ma impedirne le distorsioni, garantendo una competizione leale e una maggiore protezione delle comunità locali, spesso messe sotto pressione da flussi turistici incontrollati.
Il piano europeo coinvolge direttamente anche il settore della costruzione, chiamato a rispondere con rapidità e qualità alla domanda prevista. La produzione di 650mila case all’anno richiede una filiera efficiente, la semplificazione delle procedure e l’adozione di tecnologie che riducano tempi e costi. L’Europa guarda con attenzione ai modelli industrializzati, alla prefabbricazione avanzata e all’utilizzo di materiali innovativi che possano accelerare la realizzazione degli alloggi, mantenendo al tempo stesso elevati standard di sicurezza e sostenibilità. Le imprese dovranno inoltre affrontare la sfida della carenza di manodopera qualificata, una criticità diffusa che rischia di rallentare l’attuazione del programma.
La dimensione finanziaria del piano è altrettanto rilevante. Le istituzioni europee intendono mobilitare fondi già esistenti e creare nuove linee di credito dedicate, con il supporto della Bei e di strumenti di garanzia volti a incentivare gli investimenti privati. L’obiettivo è rendere il settore dell’edilizia residenziale più attrattivo per capitali nazionali e internazionali, garantendo la sostenibilità economica degli interventi e riducendo i rischi per gli investitori. I governi nazionali saranno chiamati a predisporre piani di attuazione dettagliati, con obiettivi misurabili e meccanismi di monitoraggio rigorosi.
La pressione delle grandi città europee ha avuto un ruolo determinante nel definire l’agenda politica. Metropoli come Berlino, Parigi, Barcellona e Lisbona hanno segnalato con forza la necessità di un intervento coordinato a livello continentale, evidenziando come la crisi abitativa stia influenzando la competitività urbana, l’accesso ai servizi essenziali e la qualità della vita. Il piano europeo risponde quindi a una richiesta crescente di governance sovranazionale in un ambito che, pur restando di competenza nazionale, mostra forti interdipendenze e dinamiche comuni.
L’avvio del programma rappresenta un cambio di paradigma nella politica abitativa europea, introducendo un approccio integrato che unisce costruzione di nuovi alloggi, regolamentazione del mercato e tutela delle comunità. Resta ora da verificare la capacità degli Stati membri di tradurre il piano in risultati concreti, superando ostacoli burocratici, rigidità urbanistiche e resistenze locali. L’obiettivo, ambizioso ma necessario, è riportare la casa al centro delle politiche sociali ed economiche, garantendo un equilibrio più sostenibile tra turismo, mercato immobiliare e diritto all’abitare.

Commenti