Pannelli e allarme Cbam, l’aumento dei costi fino al 10% mette sotto pressione filiere e transizione energetica
- piscitellidaniel
- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
L’allarme sul Cbam e sull’aumento dei costi fino al 10% per i pannelli riporta al centro del dibattito il rapporto complesso tra politiche climatiche europee, competitività industriale e sostenibilità della transizione energetica. L’entrata in vigore progressiva del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, concepito per evitare la delocalizzazione delle emissioni e tutelare le imprese europee dalla concorrenza di Paesi con standard ambientali meno stringenti, produce effetti che iniziano a manifestarsi in modo concreto lungo le catene del valore, in particolare in quelle più dipendenti dalle importazioni.
Il settore dei pannelli, e più in generale delle tecnologie legate alle rinnovabili, si trova in una posizione particolarmente delicata. Da un lato, è uno dei pilastri delle politiche di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni. Dall’altro, dipende in larga misura da componenti e semilavorati provenienti da Paesi extraeuropei, spesso caratterizzati da costi di produzione più bassi e da una regolazione ambientale meno rigorosa. L’applicazione del Cbam incide proprio su questo squilibrio, introducendo un costo aggiuntivo legato al contenuto di carbonio dei prodotti importati.
L’aumento stimato fino al 10% dei costi rappresenta un elemento non trascurabile per un comparto che già opera in un contesto di forte pressione sui margini. Negli ultimi anni, il settore dei pannelli ha beneficiato di una riduzione significativa dei prezzi grazie alle economie di scala e alla concorrenza internazionale. Tuttavia, questa dinamica ha anche compresso la redditività delle imprese europee, rendendo più fragile l’equilibrio economico. L’introduzione di un ulteriore fattore di costo rischia di rallentare gli investimenti e di incidere sulla velocità di diffusione delle tecnologie rinnovabili.
Il Cbam nasce con l’obiettivo di ristabilire condizioni di concorrenza più eque, ma nel breve periodo produce effetti redistributivi complessi. Le imprese che importano componenti ad alta intensità di carbonio si trovano a dover ricalcolare i costi, rinegoziare i contratti e, in alcuni casi, trasferire l’aumento sui prezzi finali. Questo meccanismo può riflettersi sull’intera filiera, coinvolgendo installatori, sviluppatori di impianti e, in ultima istanza, consumatori e investitori.
Il rischio principale riguarda l’impatto sulla transizione energetica. L’aumento dei costi dei pannelli potrebbe tradursi in una minore convenienza economica di alcuni progetti, soprattutto quelli di dimensioni più contenute o localizzati in aree con ritorni già marginali. In un momento nel quale l’Europa punta ad accelerare la diffusione delle rinnovabili per ridurre la dipendenza energetica e rispettare gli obiettivi climatici, qualsiasi elemento che rallenti gli investimenti assume una rilevanza strategica.
Le imprese del settore segnalano una difficoltà strutturale nell’assorbire l’aumento dei costi senza compromettere la competitività. Molti operatori lavorano su volumi elevati e margini ridotti, e dispongono di uno spazio limitato per compensare incrementi di prezzo legati a fattori regolatori. Il Cbam, pur concepito come strumento di tutela dell’industria europea, rischia così di produrre effetti asimmetrici, penalizzando proprio quei comparti che dovrebbero essere al centro della transizione.
Il problema si inserisce in un contesto globale già complesso. Il mercato dei pannelli è fortemente concentrato, con una predominanza di produttori extraeuropei che beneficiano di costi energetici inferiori e di politiche industriali aggressive. L’Europa, nel tentativo di ricostruire una capacità produttiva interna, si trova a dover gestire una fase di passaggio nella quale la dipendenza dalle importazioni resta elevata. In questa fase, l’applicazione del Cbam amplifica le tensioni, perché incide su un sistema che non ha ancora completato la propria riorganizzazione.
L’aumento dei costi solleva anche interrogativi sulla coerenza complessiva delle politiche europee. Da un lato, l’Unione promuove incentivi e strumenti per favorire la diffusione delle rinnovabili. Dall’altro, introduce meccanismi che, seppur giustificati sul piano ambientale, possono ridurre l’efficacia di tali politiche nel breve periodo. Il rischio è quello di una sovrapposizione di interventi che, invece di rafforzarsi a vicenda, finiscono per generare frizioni e incertezze.
Il Cbam richiede inoltre un’elevata complessità amministrativa. La misurazione del contenuto di carbonio dei prodotti importati, la certificazione delle emissioni e la gestione degli obblighi dichiarativi comportano costi indiretti che si sommano a quelli diretti. Per molte imprese, soprattutto di dimensioni medio-piccole, questi oneri rappresentano una sfida significativa, che si traduce in maggiori costi operativi e in una crescente incertezza regolatoria.
L’impatto sui pannelli va letto anche in una prospettiva di medio-lungo periodo. Se da un lato l’aumento dei costi nel breve termine può rallentare il mercato, dall’altro il Cbam potrebbe incentivare, nel tempo, una rilocalizzazione della produzione e un miglioramento degli standard ambientali lungo la filiera globale. Questo effetto virtuoso, tuttavia, richiede tempo e investimenti, e non elimina le criticità immediate che gli operatori stanno iniziando a segnalare.
Il settore chiede un accompagnamento più strutturato, capace di mitigare gli effetti transitori del Cbam senza rinunciare agli obiettivi climatici. Tra le ipotesi discusse vi sono misure di compensazione, sostegni mirati agli investimenti produttivi in Europa e una maggiore gradualità nell’applicazione degli oneri. L’obiettivo è evitare che uno strumento pensato per rafforzare la competitività finisca per indebolire uno dei pilastri della strategia energetica europea.
Il tema dei costi dei pannelli assume quindi una dimensione che va oltre il singolo comparto. Esso diventa un indicatore delle tensioni insite nella transizione ecologica, chiamata a conciliare ambizioni climatiche, sostenibilità economica e tenuta industriale. L’aumento fino al 10% legato al Cbam rappresenta un segnale che il percorso verso un’economia a basse emissioni non è privo di contraddizioni e richiede un continuo aggiustamento delle politiche.
Nel dibattito europeo, il caso dei pannelli evidenzia la necessità di una visione integrata, capace di coordinare strumenti ambientali, industriali ed energetici. La sfida non riguarda solo la riduzione delle emissioni, ma anche la capacità di costruire filiere resilienti e competitive. Il Cbam, in questa prospettiva, è uno strumento potente ma delicato, che deve essere gestito con attenzione per evitare effetti indesiderati.
L’allarme sui costi dei pannelli non mette in discussione il principio alla base del meccanismo, ma ne evidenzia i limiti operativi in una fase di transizione ancora incompleta. La capacità delle istituzioni europee di intervenire con correttivi mirati sarà determinante per trasformare il Cbam da potenziale freno a leva effettiva della transizione. In gioco non c’è solo l’equilibrio economico di un settore, ma la credibilità complessiva della strategia europea sulla decarbonizzazione e sull’autonomia industriale.

Commenti