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Nuovo fallimento per una ex società di Daniela Santanchè: la ministra del Turismo al centro di un'altra crisi aziendale

Il Tribunale di Milano ha dichiarato la liquidazione giudiziale di Ki Group Srl, ex società legata alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, segnando un ulteriore capitolo critico nella carriera imprenditoriale della politica. La decisione arriva dopo che la società, operante nel settore del bio-food, ha accumulato un passivo superiore a 8,6 milioni di euro, portando alla richiesta di fallimento da parte della Procura di Milano.


Ki Group Srl, fondata nel 1974, si era affermata come una delle principali realtà italiane nella distribuzione di prodotti biologici e naturali. Nel 2014, la società era stata acquisita da Bioera, holding controllata da Daniela Santanchè e dal suo ex compagno Canio Mazzaro. Sotto la loro gestione, Ki Group aveva intrapreso un percorso di espansione, culminato con la quotazione in Borsa nel 2015. Tuttavia, negli anni successivi, la società ha affrontato crescenti difficoltà finanziarie, aggravate da una gestione contestata e da una serie di operazioni societarie ritenute opache dagli inquirenti.


Le indagini condotte dalla Procura di Milano hanno portato all'iscrizione di Daniela Santanchè nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta, insieme ad altre cinque persone, tra cui l'ex compagno Mazzaro e suo fratello Michele. Secondo gli inquirenti, la gestione della società avrebbe comportato una dissipazione di risorse e un aggravamento del dissesto, con operazioni che avrebbero favorito gli amministratori a scapito dei creditori.


La ministra Santanchè ha respinto le accuse, dichiarando di aver sempre agito nel rispetto delle leggi e di aver lasciato la gestione operativa della società nel 2021. Tuttavia, la sua posizione è complicata dal fatto che, nel periodo oggetto delle indagini, ricopriva ruoli di vertice in Ki Group e nelle società collegate. Inoltre, la sua figura è già al centro di un altro procedimento giudiziario relativo a Visibilia Editore, altra società da lei fondata, per cui è stata rinviata a giudizio con l'accusa di falso in bilancio.


Il fallimento di Ki Group rappresenta un duro colpo per il settore del bio-food italiano, in particolare per i fornitori e i dipendenti che rischiano di non vedere soddisfatte le loro spettanze. La crisi della società evidenzia anche le fragilità di un modello di business che, pur basato su un mercato in crescita, non è stato supportato da una gestione finanziaria solida e trasparente.


Dal punto di vista politico, la vicenda solleva interrogativi sulla compatibilità tra incarichi pubblici di rilievo e la gestione di attività imprenditoriali complesse. La ministra Santanchè, esponente di Fratelli d'Italia, è finita nel mirino delle opposizioni, che ne chiedono le dimissioni per tutelare l'immagine delle istituzioni. Il governo, finora, ha mantenuto una posizione di attesa, sottolineando la necessità di rispettare i tempi della giustizia.


La situazione di Daniela Santanchè è resa ancora più delicata dal fatto che, oltre ai procedimenti giudiziari in corso, la sua figura è associata a una serie di controversie legate alla gestione delle società da lei fondate o controllate. Oltre a Ki Group e Visibilia Editore, anche altre realtà imprenditoriali a lei riconducibili hanno affrontato difficoltà finanziarie e procedimenti giudiziari, alimentando un clima di sfiducia tra gli investitori e l'opinione pubblica.


In questo contesto, la ministra del Turismo si trova a dover affrontare una doppia sfida: da un lato, difendersi dalle accuse in sede giudiziaria; dall'altro, preservare la propria credibilità politica e istituzionale. La sua capacità di gestire questa situazione complessa sarà determinante per il suo futuro politico e per la tenuta del governo di cui fa parte.

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