Nuova Irpef e pace fiscale: le strategie dei partiti di maggioranza tra riforma e consenso
- piscitellidaniel
- 12 giu
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Con l’approvazione della legge delega fiscale e l’avvio dei decreti attuativi, il 2025 si preannuncia come un anno cruciale per la riforma dell’Irpef e l’attuazione di nuove misure di pace fiscale. Le forze politiche di maggioranza – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – hanno iniziato a tracciare le rispettive priorità, in un contesto che intreccia obiettivi di semplificazione del sistema tributario, necessità di ridurre il carico fiscale e ricerca di consenso in vista delle prossime tornate elettorali. Il Sole 24 Ore ha ricostruito le posizioni dei principali partiti della coalizione, mettendo in luce convergenze, divergenze e nodi ancora irrisolti.
Al centro del confronto politico vi è l’evoluzione dell’Irpef verso un sistema a due aliquote, da realizzarsi in modo graduale a partire dal 2025. La riforma, già avviata nel 2024 con l’introduzione della nuova aliquota del 23% fino ai 28.000 euro di reddito, punta a semplificare ulteriormente l’imposizione, riducendo le attuali tre fasce a due scaglioni effettivi, con una possibile aliquota intermedia intorno al 27-28% per i redditi superiori. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire il ceto medio e rendere il sistema più lineare, ma le implicazioni di bilancio sono complesse e richiedono coperture adeguate.
Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, difende l’impianto attuale come un “primo passo strutturale”, ma insiste sulla necessità che la seconda fase della riforma venga realizzata solo compatibilmente con i saldi di bilancio e senza indebolire la progressività del sistema. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, pur provenendo dalla Lega, ha sposato una linea di prudenza, escludendo tagli “ideologici” alle aliquote che mettano a rischio i conti pubblici. In questo contesto, FdI spinge per un rafforzamento delle detrazioni per famiglie numerose e lavoratori dipendenti, piuttosto che per ulteriori riduzioni generalizzate delle aliquote.
Diversa è la posizione della Lega, che torna a invocare con forza la flat tax come obiettivo di medio periodo. Matteo Salvini ha più volte dichiarato che “la doppia aliquota è solo una tappa verso la tassa piatta per tutti”, rilanciando la proposta della flat tax incrementale e l’estensione del regime forfettario anche oltre la soglia dei 85.000 euro per le partite IVA. La Lega intende portare avanti anche un disegno di fiscalità premiale per le famiglie e per chi assume, cercando di introdurre meccanismi di incentivazione tramite deduzioni sui redditi complessivi. Tuttavia, la compatibilità finanziaria di queste proposte resta tutta da dimostrare.
Forza Italia si colloca su una posizione intermedia, favorevole alla semplificazione e alla riduzione dell’imposizione, ma con una forte attenzione alla tutela dei redditi medi e bassi. Il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che “la riforma dell’Irpef deve andare di pari passo con quella dell’Ires e con un abbattimento del cuneo fiscale che sia strutturale”. In particolare, FI sostiene l’estensione delle detrazioni e deduzioni per i lavoratori autonomi e propone una revisione del sistema delle addizionali regionali, ritenute una componente distorsiva che amplifica le disuguaglianze territoriali.
Accanto alla riforma dell’Irpef, un secondo capitolo centrale riguarda la cosiddetta pace fiscale. Il governo sta lavorando a una nuova edizione di misure di “compliance agevolata” che dovrebbero essere inserite nei prossimi decreti attuativi. Secondo le anticipazioni, l’idea è di replicare e ampliare gli strumenti già avviati nel 2023 con lo stralcio delle cartelle fino a 1.000 euro e le sanatorie per le irregolarità formali. Si parla ora di introdurre una maxi-rotamazione per i debiti fiscali fino a 30.000 euro, con pagamenti dilazionati, interessi ridotti e azzeramento delle sanzioni accessorie.
La Lega è la forza più esplicita nel promuovere una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, che riguarderebbe milioni di contribuenti e imprese in difficoltà. Secondo Salvini, “è necessario azzerare i debiti inesigibili e dare ossigeno al sistema produttivo”. Tuttavia, la misura incontra resistenze sia tecniche che politiche: l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha evidenziato i costi potenziali di un’operazione su vasta scala, e lo stesso ministero dell’Economia teme effetti negativi in termini di gettito e sulla percezione di equità fiscale.
Fratelli d’Italia, pur non opponendosi in linea di principio, vuole evitare che la pace fiscale diventi una sanatoria permanente. Il partito della premier insiste affinché ogni misura sia accompagnata da un rafforzamento dei controlli preventivi e da una digitalizzazione dell’intero sistema tributario. In quest’ottica, il governo punta a valorizzare il concordato preventivo biennale e il regime di adempimento collaborativo, favorendo la “fedeltà fiscale” in cambio di stabilità e minori oneri. FdI propone anche una premialità per i contribuenti regolari, attraverso riduzioni d’imposta o accessi preferenziali ai fondi pubblici.
Forza Italia, infine, sostiene un approccio equilibrato alla pace fiscale, con l’obiettivo di “distinguere tra i veri evasori e chi non riesce a pagare”. Secondo Tajani, le nuove misure dovrebbero aiutare soprattutto le famiglie e le piccole imprese a rientrare nei circuiti fiscali regolari, evitando il ricorso eccessivo alla riscossione coattiva e introducendo un sistema di allerta precoce in caso di difficoltà economiche. FI è favorevole anche alla riduzione del termine di prescrizione per i crediti erariali non riscossi e alla riforma strutturale della giustizia tributaria.
Nel complesso, l’agenda fiscale della maggioranza si muove tra esigenze di consenso elettorale e vincoli di bilancio, tra retorica semplificatrice e complessità tecniche. La prossima legge di bilancio sarà il banco di prova per la credibilità di queste promesse. Con un debito pubblico ancora oltre il 140% del PIL, margini limitati di spesa e una pressione fiscale che rimane tra le più alte dell’area OCSE, la sfida del governo sarà quella di coniugare riduzioni fiscali selettive, rispetto dei vincoli europei e mantenimento dei servizi essenziali.
Il confronto tra le forze della coalizione riflette anche una diversa visione del ruolo dello Stato nell’economia e nella redistribuzione. Tra chi punta sulla leva fiscale come motore della crescita e chi chiede maggiore progressività e redistribuzione attraverso il welfare, la sintesi politica si annuncia complessa. Tuttavia, la riforma dell’Irpef e la gestione della pace fiscale restano priorità imprescindibili per l’azione del governo nel biennio 2024-2025, sia sul piano economico che su quello elettorale.

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