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Nuova escalation a Gaza: raid israeliani e minacce di "distruzione totale"

Nelle ultime 48 ore, la Striscia di Gaza è stata teatro di una significativa escalation del conflitto israelo-palestinese. Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato una serie di attacchi aerei che hanno causato la morte di almeno 500 palestinesi, tra cui numerose donne e bambini. Questi raid rappresentano una risposta diretta al lancio di missili da parte del gruppo ribelle Houthi verso il centro di Israele, intercettati prima di raggiungere il territorio israeliano. ​


Attacchi aerei israeliani e operazioni terrestri

Gli attacchi aerei israeliani hanno colpito obiettivi in tutta la Striscia di Gaza, causando un elevato numero di vittime civili. Secondo fonti locali, tra i 500 morti registrati nelle ultime 48 ore, più della metà sono donne e bambini. Le IDF hanno dichiarato di aver preso di mira membri e infrastrutture di Hamas, con l'obiettivo di esercitare pressione sul gruppo per la liberazione degli ostaggi ancora detenuti. ​


Parallelamente agli attacchi aerei, le forze israeliane hanno avviato operazioni terrestri nel nord di Gaza, in particolare nell'area di Beit Lahia. L'obiettivo dichiarato è quello di creare una zona cuscinetto per prevenire futuri attacchi da parte di Hamas. Questa mossa rappresenta una significativa escalation nel conflitto, con il rischio di ulteriori vittime civili e una crisi umanitaria in peggioramento. ​


Minacce di "distruzione totale" e richieste di liberazione degli ostaggi

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha lanciato un ultimatum ad Hamas, minacciando una "distruzione totale" della Striscia di Gaza se gli ostaggi non saranno liberati e se il gruppo non sarà smantellato. Questa dichiarazione sottolinea la determinazione di Israele nel perseguire i propri obiettivi strategici, aumentando la pressione su Hamas e complicando gli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco. ​


Lancio di missili da parte degli Houthi e risposta israeliana

In un ulteriore sviluppo, il gruppo ribelle Houthi, sostenuto dall'Iran, ha lanciato un missile balistico verso Israele, mirato all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv. Il missile è stato intercettato con successo dal sistema di difesa aerea israeliano prima di entrare nello spazio aereo del paese. Questo attacco rappresenta una nuova dimensione nel conflitto, coinvolgendo attori regionali e ampliando il teatro delle operazioni militari. 


Reazioni internazionali e proteste in Israele

La comunità internazionale ha espresso crescente preoccupazione per l'escalation del conflitto. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha criticato gli attacchi israeliani e ha chiesto un ritorno al cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati per una soluzione a due stati. Nel frattempo, in Israele, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la guerra e chiedere la liberazione immediata degli ostaggi. Le manifestazioni hanno evidenziato le divisioni interne al paese riguardo alla gestione del conflitto e alle politiche del governo. 


Situazione umanitaria a Gaza

La ripresa delle ostilità ha aggravato la già precaria situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Le infrastrutture civili, comprese scuole e ospedali, sono state danneggiate o distrutte, rendendo difficile l'accesso ai servizi essenziali per la popolazione. L'ONU ha espresso profonda preoccupazione per l'alto numero di vittime civili e ha chiesto un'indagine sugli attacchi alle proprie strutture, definendoli una violazione del diritto internazionale.

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