Notte di sangue a Gaza, nuova proposta di cessate il fuoco da Qatar ed Egitto: resistenza di Hamas e pressing internazionale
- piscitellidaniel
- 22 apr
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Nella notte tra il 21 e il 22 aprile, la Striscia di Gaza ha vissuto uno dei momenti più tragici dall’inizio dell’escalation militare. Le forze israeliane hanno condotto una serie di attacchi aerei mirati che hanno colpito obiettivi ritenuti strategici nel sud della Striscia, in particolare nelle zone di Rafah e Khan Yunis. Le autorità sanitarie palestinesi parlano di almeno 32 morti, la maggior parte dei quali civili, tra cui donne e bambini. I raid, avvenuti in piena notte, hanno centrato edifici residenziali, strutture sanitarie e un convoglio umanitario. Le immagini diffuse mostrano interi quartieri ridotti in macerie, ambulanze sotto attacco e operatori umanitari costretti a lavorare in condizioni di estrema insicurezza.
Mentre sul campo le operazioni proseguivano, sul piano diplomatico si è registrata una nuova iniziativa congiunta da parte di Qatar ed Egitto, mediatori storici tra Israele e Hamas. I due paesi hanno avanzato una proposta articolata per un cessate il fuoco temporaneo, che prevede come primo passo la sospensione immediata delle ostilità per una durata di 10 giorni. Durante questo periodo sarebbe previsto lo scambio di ostaggi israeliani con detenuti palestinesi, la riapertura dei valichi per l’ingresso degli aiuti e l’accesso controllato agli ospedali da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali.
La proposta contiene anche un elemento di negoziazione più a lungo termine, con la prospettiva di un accordo di tregua di sei mesi da raggiungere in un secondo momento. Tuttavia, Hamas ha subito espresso forti riserve. Fonti vicine alla leadership del movimento islamista, rifugiata in gran parte tra Gaza e il Libano, contestano il fatto che la proposta non contenga garanzie sufficienti per la fine delle operazioni militari israeliane, né un impegno concreto per un ritiro delle truppe di Tel Aviv dal territorio palestinese. Inoltre, il piano non affronta il tema del blocco su Gaza, da tempo al centro delle rivendicazioni di Hamas e delle proteste internazionali.
Il premier israeliano, pur senza commentare direttamente il piano qatariota-egiziano, ha ribadito che qualsiasi accordo dovrà includere garanzie sulla sicurezza di Israele e un disarmo progressivo di Hamas. Le forze di difesa israeliane hanno confermato che gli attacchi aerei della notte miravano a depositi di armi e a strutture operative del braccio armato di Hamas, ma secondo numerosi osservatori internazionali, la sproporzione dell’azione militare solleva interrogativi sulla reale volontà del governo Netanyahu di accettare compromessi nel breve termine.
Sul fronte internazionale, cresce la pressione su entrambe le parti. Gli Stati Uniti hanno chiesto con forza una tregua umanitaria immediata. Il segretario di Stato americano ha confermato che Washington sta valutando il piano proposto da Qatar ed Egitto come “una base utile per fermare le violenze” e ha esortato Israele a garantire la protezione dei civili. Anche l’Unione Europea ha espresso sostegno all’iniziativa, invitando le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario e ad agevolare il lavoro delle agenzie delle Nazioni Unite.
Nel frattempo, la situazione a Gaza si aggrava di ora in ora. Secondo l’UNRWA, oltre 1,5 milioni di persone risultano sfollate, molte delle quali costrette a rifugiarsi in scuole e ospedali già sovraffollati. La distruzione delle principali infrastrutture energetiche e idriche ha provocato un’emergenza sanitaria e logistica che rischia di trasformarsi in catastrofe. Gli aiuti umanitari bloccati ai valichi di Kerem Shalom e Rafah aspettano ancora di essere distribuiti. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha lanciato un appello urgente affinché vengano aperti immediatamente i corridoi umanitari e garantito il rispetto del personale medico.
La leadership politica palestinese in Cisgiordania, per bocca del presidente Abu Mazen, ha accusato Israele di “crimini di guerra sistematici” e ha chiesto l’intervento urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Quest’ultimo, riunitosi in sessione straordinaria, non ha ancora trovato una posizione comune, a causa del veto incrociato tra Stati Uniti e Russia. Cina e Francia si sono dette favorevoli a una mozione che imponga una tregua temporanea sotto supervisione internazionale.
In questo quadro, la proposta di cessate il fuoco di Qatar ed Egitto appare come uno degli ultimi tentativi di fermare una spirale di violenza che, dopo mesi di conflitto, ha prodotto un bilancio tragico e una frattura sempre più profonda tra le parti. Il rischio di un allargamento del conflitto alla Cisgiordania e al Libano meridionale è concreto, con Hezbollah che ha già minacciato nuove azioni se l’offensiva israeliana non si fermerà. L’inerzia diplomatica internazionale e le resistenze politiche interne a entrambe le parti continuano a ostacolare ogni tentativo di soluzione negoziata, mentre il prezzo più alto lo paga ancora una volta la popolazione civile.

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