Nepal, confermata la morte di uno dei due alpinisti italiani dispersi: le ricerche continuano tra condizioni estreme e cordate di soccorso
- piscitellidaniel
- 3 nov 2025
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Dalle pendici dell’Himalaya arriva la notizia della morte di uno dei due alpinisti italiani dispersi da giorni durante una spedizione sul monte Himlung, nella regione nepalese di Manang, al confine con il Tibet. Le autorità locali hanno confermato che il corpo dell’uomo è stato individuato a oltre seimila metri di altitudine da una squadra di soccorso composta da guide nepalesi e operatori specializzati nella ricerca in alta quota. Il secondo alpinista, connazionale della vittima, risulta ancora disperso, e le operazioni di recupero proseguono in condizioni meteorologiche estremamente difficili.
La spedizione, organizzata da un gruppo di esperti alpinisti europei, si era avviata verso la vetta dell’Himlung, montagna di 7.126 metri situata in una delle aree più isolate e impervie dell’Himalaya. Secondo le prime ricostruzioni, i due italiani sarebbero stati travolti da una valanga mentre si trovavano a circa 6.500 metri, lungo la via di salita che conduce al campo 3. L’allarme era stato lanciato quando i compagni di cordata non avevano più ricevuto comunicazioni radio per diverse ore. Le squadre di ricerca sono state mobilitate rapidamente, ma la scarsa visibilità, le raffiche di vento e le temperature glaciali hanno rallentato l’avanzamento dei soccorsi.
Le autorità del Nepal hanno confermato che il recupero del corpo è avvenuto grazie all’intervento congiunto di guide sherpa locali e di un elicottero di supporto, che ha potuto sorvolare la zona solo dopo una temporanea schiarita. L’operazione si è rivelata complessa anche a causa del rischio di nuove slavine e del terreno instabile. Il corpo è stato trasportato a valle e successivamente trasferito a Kathmandu per il riconoscimento formale e gli accertamenti medico-legali. Le autorità italiane e l’ambasciata in Nepal hanno seguito da vicino tutte le fasi dell’operazione, fornendo assistenza alla famiglia e coordinando le procedure di rimpatrio della salma.
Le ricerche dell’altro alpinista continuano senza sosta, anche se le speranze di ritrovarlo in vita si affievoliscono con il passare delle ore. Le squadre di soccorso stanno monitorando la zona con droni ad alta risoluzione, nel tentativo di individuare eventuali tracce di movimento o di materiale appartenente ai due alpinisti. La situazione resta complessa: le condizioni atmosferiche variano rapidamente e le temperature scendono fino a –20 °C durante la notte, rendendo estremamente difficile la permanenza prolungata a quelle quote. I soccorritori hanno segnalato che il terreno presenta ancora un elevato rischio di cedimenti, con porzioni di ghiaccio instabile che potrebbero provocare ulteriori distacchi.
Le autorità nepalesi hanno ricordato che la stagione autunnale, tradizionalmente una delle più frequentate per l’alpinismo, si è rivelata quest’anno particolarmente pericolosa per le abbondanti nevicate e i repentini cambiamenti climatici. Nelle ultime settimane si sono verificati altri incidenti in quota, che hanno coinvolto diverse spedizioni internazionali impegnate su vette superiori ai 6.000 metri. Gli esperti segnalano che le mutate condizioni atmosferiche dell’Himalaya rendono sempre più imprevedibili le spedizioni, anche per alpinisti esperti e dotati delle più moderne attrezzature. Il fenomeno del riscaldamento globale, che provoca scioglimenti improvvisi e destabilizzazione dei pendii, viene indicato come una delle principali cause dell’aumento del rischio di valanghe.
Le operazioni di soccorso sono coordinate dal Dipartimento del Turismo del Nepal in collaborazione con la polizia montana e con l’Associazione delle Guide Himalayane. Le squadre presenti in quota hanno stabilito un campo base temporaneo a circa 5.400 metri per agevolare i turni di ricerca e consentire brevi rotazioni di recupero. Gli elicotteri di supporto continuano a sorvolare l’area, ma le raffiche di vento e la scarsità di visibilità rendono complesso l’atterraggio nelle zone di alta quota. Le autorità hanno annunciato che le operazioni proseguiranno finché le condizioni lo permetteranno, pur ammettendo che le possibilità di trovare il secondo alpinista in vita sono sempre più limitate.
In Italia, la notizia della tragedia ha suscitato profonda commozione nel mondo dell’alpinismo. Le associazioni nazionali e le sezioni locali del Club Alpino Italiano hanno espresso cordoglio e solidarietà alle famiglie coinvolte. Numerosi alpinisti e compagni di spedizione hanno ricordato la vittima come un professionista esperto, abituato a confrontarsi con le condizioni estreme delle grandi montagne asiatiche e impegnato nella promozione di un approccio etico e consapevole all’alpinismo d’alta quota.
Le autorità nepalesi hanno ribadito l’impegno a portare a termine le ricerche finché le condizioni meteorologiche lo consentiranno, ma hanno avvertito che l’instabilità del meteo e la scarsità di ossigeno in quota rendono ogni operazione estremamente rischiosa. I soccorritori, molti dei quali sherpa con lunga esperienza in Himalaya, stanno lavorando in condizioni di freddo estremo, alternandosi in turni di poche ore per evitare l’esaurimento fisico. La collaborazione internazionale tra squadre nepalesi e consolati europei resta un elemento fondamentale per garantire supporto logistico, medico e organizzativo alle operazioni.
L’Himlung, montagna relativamente poco frequentata rispetto ai giganti dell’Himalaya come l’Everest o l’Annapurna, è noto per la sua bellezza e per la difficoltà delle condizioni ambientali. Le spedizioni che affrontano la sua ascesa si trovano spesso a operare in territori poco battuti, con percorsi complessi e altissimi rischi di valanghe. La tragedia che ha coinvolto i due italiani si inserisce in un quadro di crescente attenzione sulla sicurezza delle spedizioni in Nepal, dove la richiesta di permessi per scalate oltre i 7.000 metri continua a crescere, ma la gestione delle emergenze resta una sfida logistica e organizzativa di grande portata.
Le autorità locali hanno sottolineato che il caso dei due italiani evidenzia ancora una volta l’importanza di una pianificazione accurata e del rispetto dei protocolli di sicurezza, soprattutto in contesti dove le condizioni meteo possono mutare in pochi minuti. Le prossime ore saranno decisive per determinare se sarà possibile recuperare anche il secondo disperso, mentre le famiglie in Italia restano in contatto costante con l’ambasciata e con il team di soccorso impegnato nella missione sull’Himlung.

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