Negato l'ingresso negli Stati Uniti a uno scienziato francese per critiche all’amministrazione Trump
- piscitellidaniel
- 20 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Un ricercatore francese del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS) è stato respinto all'aeroporto di Houston dopo che gli agenti di frontiera statunitensi hanno esaminato il suo telefono e trovato messaggi privati con critiche nei confronti dell’amministrazione Trump. L’incidente, avvenuto il 9 marzo 2025, ha sollevato preoccupazioni sulla libertà accademica e sul trattamento riservato agli scienziati stranieri in viaggio verso gli Stati Uniti.
Il controllo e il respingimento all’ingresso
Lo scienziato francese, il cui nome non è stato reso noto, era in viaggio verso gli Stati Uniti per partecipare a una conferenza scientifica a Houston. Al suo arrivo all’aeroporto, è stato sottoposto a un controllo di routine da parte degli agenti della Customs and Border Protection (CBP), i quali hanno richiesto di poter esaminare il suo telefono cellulare e il laptop personale.
Durante l’ispezione, i funzionari hanno individuato conversazioni private contenenti critiche alle politiche di ricerca dell’ex amministrazione Trump e riferimenti negativi alle restrizioni sui visti per gli scienziati stranieri. Secondo il rapporto ufficiale stilato dalla CBP, alcuni di questi messaggi sarebbero stati classificati come “contenuti potenzialmente sovversivi”, portando alla decisione di negargli l’ingresso negli Stati Uniti.
Dopo un interrogatorio durato diverse ore, il ricercatore è stato informato che il suo visto non era più valido e che sarebbe stato rimpatriato in Francia con il volo successivo. Il giorno seguente è stato espulso e rispedito a Parigi, senza possibilità di appellarsi alla decisione sul momento.
Reazioni delle istituzioni francesi
L’episodio ha rapidamente attirato l’attenzione delle autorità francesi. Il ministro dell’Istruzione superiore e della Ricerca, Philippe Baptiste, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha espresso preoccupazione per quanto accaduto, sottolineando la necessità di garantire la libertà di opinione e di espressione per tutti i ricercatori.
Il ministro ha definito il respingimento “inaccettabile”, affermando che la Francia continuerà a difendere il diritto dei suoi scienziati a lavorare e viaggiare senza timore di discriminazioni basate su opinioni personali. Ha poi aggiunto che il governo francese avrebbe richiesto chiarimenti ufficiali all’ambasciata statunitense.
Diversi accademici francesi hanno denunciato l’accaduto come un attacco alla libertà accademica, esprimendo preoccupazione per il crescente clima di sorveglianza e restrizione nei confronti dei ricercatori stranieri.
Un episodio che riflette il clima politico internazionale
L’incidente si inserisce in un quadro di relazioni diplomatiche già tese tra Francia e Stati Uniti per quanto riguarda la cooperazione scientifica e tecnologica. Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha più volte criticato le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sui visti per gli accademici stranieri, soprattutto dopo le politiche introdotte dall’amministrazione Trump nel 2017.
Dal 2020, diversi ricercatori provenienti da Cina, Iran e Russia hanno subito restrizioni o divieti d’ingresso negli Stati Uniti, con il pretesto di sicurezza nazionale o presunti legami con governi stranieri. Tuttavia, questa è una delle prime volte che un accademico europeo viene respinto a causa di opinioni politiche espresse in privato.
Gli analisti sottolineano che questo episodio potrebbe danneggiare ulteriormente le relazioni accademiche tra Europa e Stati Uniti, in un momento in cui la competizione globale nel settore scientifico e tecnologico è particolarmente intensa.
Le implicazioni per la comunità scientifica internazionale
L’espulsione del ricercatore francese ha sollevato numerosi interrogativi sul trattamento riservato agli accademici stranieri e sull’accesso alla ricerca negli Stati Uniti. Molti scienziati europei temono che episodi come questo possano rendere più difficile la collaborazione scientifica internazionale, soprattutto in settori chiave come l’intelligenza artificiale, le energie rinnovabili e le biotecnologie.
Secondo il Comitato per la Libertà Accademica della European University Association, l’episodio rappresenta un pericoloso precedente, poiché dimostra che gli orientamenti politici personali possono diventare motivo di discriminazione per i ricercatori in viaggio per motivi professionali.
Organizzazioni per i diritti civili hanno inoltre evidenziato come il controllo dei dispositivi personali in aeroporti statunitensi sia una pratica sempre più diffusa, con autorità che possono ispezionare telefoni e computer senza un mandato, violando il diritto alla privacy dei viaggiatori.
Prospettive per il futuro delle collaborazioni scientifiche
L’episodio potrebbe avere ripercussioni sulla disponibilità degli scienziati europei a partecipare a conferenze negli Stati Uniti. Alcuni istituti accademici in Francia, Germania e Paesi Bassi stanno già valutando di ridurre il numero di delegazioni inviate oltreoceano, preferendo eventi e collaborazioni con paesi che offrono maggiori garanzie sulla libertà accademica.
Le università francesi, in particolare, stanno discutendo misure di tutela per i propri ricercatori, tra cui il rafforzamento della consulenza legale prima di intraprendere viaggi accademici in paesi con normative stringenti sui controlli alle frontiere.
L’episodio ha anche riaperto il dibattito sulla necessità di costruire un ecosistema scientifico europeo più indipendente, riducendo la dipendenza dalle istituzioni accademiche statunitensi. Francia e Germania hanno già avviato progetti congiunti per aumentare i finanziamenti destinati alla ricerca locale, cercando di attrarre talenti che in passato avrebbero scelto di lavorare negli Stati Uniti.
Il caso del ricercatore francese potrebbe accelerare ulteriormente questa tendenza, spingendo l’Europa a rafforzare le proprie infrastrutture di ricerca e a sviluppare alternative alle collaborazioni con gli Stati Uniti in settori strategici.

Commenti