Napoli: al Università degli Studi di Napoli – Polo II del Policlinico, realizzato il primo trapianto multiorgano da donatore a cuore fermo, segnale di svolta per la sanità regionale
- piscitellidaniel
- 14 nov 2025
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Nel contesto dell’evoluzione della medicina d’eccellenza in Campania, è stato realizzato al Polo II del Policlinico di Napoli un intervento considerato di grande rilevanza: il primo trapianto multiorgano proveniente da donatore in situazione di morte cardiocircolatoria, ossia a cuore fermo, apre un nuovo capitolo nella rete dei trapianti regionali e accentua la centralità della struttura napoletana nella gestione delle emergenze e delle donazioni complesse. L’operazione è frutto di una stretta sinergia tra il Centro Regionale Trapianti della Campania, l’équipe chirurgica del Policlinico ed enti di riferimento nazionali, che hanno collaborato per predisporre protocolli ad alta tecnologia, gestire la catena delle donazioni in condizioni particolarmente delicate e garantire l’adeguata conservazione degli organi. L’intervento segna un avanzamento tecnico e organizzativo per la regione, che potrà beneficiare di una maggiore capacità di risposta nell’ambito dell’assistenza trapiantologica e di un miglioramento dell’accesso alle donazioni in contesti clinici precedentemente non facili da gestire.
La procedura adottata, che prevede la donazione da persone decedute a seguito di arresto cardiocircolatorio e non più solo per accertamento neurologico della morte, richiede una catena di azioni complessa: dalla tempestiva identificazione del potenziale donatore alla attivazione del protocollo di prelievo, passando per la conservazione degli organi, la logistica e la coordinazione tra i team chirurgici. Nel caso napoletano, sono stati prelevati più organi in un’unica sessione operatoria, consentendo la trasmissione di un messaggio di efficacia e capacità tecnica. L’intervento non riguarda soltanto un singolo paziente ma pone le basi per un modello replicabile, in cui la donazione a cuore fermo – che consente di ampliare la platea di donatori potenziali – venga integrata nella rete regionale con standard elevati, tempi certi e criteri di selezione che garantiscono qualità e successo. La scelta del policlinico come sede dell’operazione riflette il suo ruolo di riferimento, l’esistenza di una infrastruttura chirurgica e anestesiologica avanzata, una logistica consolidata e un’esperienza nella gestione di trapianti complessi.
Dal punto di vista clinico la novità è importante: la morte a cuore fermo presenta sfide maggiori rispetto alla donazione tradizionale, perché il danno ischemico agli organi è più esteso, i tempi di intervento più ristretti e la necessità di perfusione e conservazione ancora più rigorosa. L’équipe dedicata si è avvalsa di tecnologie innovative, di sistemi di perfusione di organi ex-vivo e di una gestione multidisciplinare che ha coinvolto cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti, rianimatori, specialisti dei trapianti e coordinatori del centro regionale. La riuscita del trapianto consente non solo di salvare vite ma anche di estendere le opzioni disponibili per chi attende un organo, migliorando la timeline della donazione e aumentando le donazioni disponibili rispetto al modello tradizionale. In questo senso la Campania si doterebbe di una capacità emergente per affrontare situazioni che in passato erano meno gestibili nella regione e potrebbe diventare riferimento per casi complessi in ambito del Sud Italia.
L’impatto organizzativo del risultato è significativo: comporta un rafforzamento del percorso donatore-ricevente, una maggiore sensibilizzazione delle famiglie all’importanza della donazione, un miglioramento del coordinamento tra Azienda sanitaria, ospedale e rete nazionale dei trapianti. La gestione del caso ha richiesto una pianificazione anticipata, una logistica precisa per il trasporto degli organi, stanza operatoria e squadra chirurgica già predisposte e un’organizzazione che potesse intervenire con rapidità. Ciò richiede che le strutture ospedaliere sviluppino capacità di risposta 24 ore su 24, protocolli specifici e formazione dedicata, qualcosa che il Policlinico di Napoli e i partner regionali hanno implementato. Il risultato potrà incidere anche sulla scelta di portare in Campania altri casi di donazione a cuore fermo, aumentando la quota del donatori potenziali attivati e migliorando i tassi di trapianto nella regione.
L’introduzione della donazione a cuore fermo rappresenta anche un passaggio culturale nel mondo della sanità: richiede volontà, fiducia delle famiglie, partecipazione degli operatori e comunicazione tra ospedale, cittadino e istituzioni. Il risultato a Napoli dimostra che la sinergia tra competenze cliniche, tecnologie e volontà sociale può tradursi in un avanzamento reale della sanità regionale. I prossimi passi necessitano consolidamento: protocollo operativo stabile, formazione continua del personale, diffusione delle tecniche di perfusione e monitoraggio dei risultati. Il risultato ottenuto al Policlinico napoletano potrebbe rappresentare un modello per altre regioni del Sud con realtà ospedaliere di riferimento.

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