Mps e Mediobanca: l’inchiesta milanese avanza mentre il Ministero dell’Economia nega qualsiasi coinvolgimento
- piscitellidaniel
- 1 dic 2025
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L’indagine avviata dalla Procura di Milano sulla scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca continua a estendersi, coinvolgendo dirigenti, investitori e figure di primo piano del panorama finanziario italiano. Le verifiche dei magistrati ruotano attorno alle operazioni che hanno portato l’istituto senese ad assumere una posizione dominante nella banca d’affari milanese, analizzando fasi, modalità e soggetti che avrebbero contribuito alla costruzione di un’operazione definita dagli inquirenti complessa e potenzialmente coordinata. Le ipotesi di reato contestate includono l’aggiotaggio e l’ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza, elementi che rendono la vicenda particolarmente delicata per il settore bancario e per la stabilità degli assetti societari coinvolti.
Tra i profili indagati figurano l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena e alcuni tra i principali investitori privati che, nel corso degli ultimi mesi, hanno assunto partecipazioni significative in Mps, creando un nucleo di azionisti ritenuto dagli inquirenti essenziale per sostenere la successiva offerta pubblica di scambio su Mediobanca. Le autorità giudiziarie stanno ricostruendo la catena di eventi che ha condotto dalla dismissione di una quota rilevante del capitale della banca senese da parte del Ministero dell’Economia fino all’affermazione della nuova configurazione proprietaria nell’istituto milanese, valutando se la formazione del fronte di investitori possa essere stata frutto di accordi preventivi mai comunicati.
Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda la fase iniziale del processo, quando una quota significativa di azioni di Mps è stata collocata rapidamente sul mercato tramite un’operazione accelerata. Secondo la ricostruzione della Procura, questo passaggio avrebbe delimitato l’accesso a un gruppo ristretto di investitori, ritenuto poi decisivo per sostenere l’offerta pubblica di scambio su Mediobanca. Gli inquirenti stanno esaminando in particolare se tale collocamento abbia limitato la contendibilità delle azioni e se l’operazione sia stata svolta in un contesto realmente competitivo, come previsto dalla disciplina applicabile alle dismissioni da parte dello Stato.
Il Ministero dell’Economia ha smentito in modo netto qualsiasi ipotesi di accertamento o coinvolgimento diretto nelle operazioni sotto indagine, precisando di non essere destinatario di verifiche da parte della magistratura. Secondo quanto dichiarato, il dicastero avrebbe agito nel pieno rispetto delle procedure previste per le operazioni di mercato e non vi sarebbe alcuna iniziativa investigativa rivolta alle sue strutture. Tale posizione è stata ribadita con fermezza per evitare che l’evidente rilevanza dell’inchiesta venga interpretata come una revisione delle scelte istituzionali compiute nella gestione delle partecipazioni pubbliche nel settore bancario.
Nonostante le rassicurazioni istituzionali, gli sviluppi giudiziari continuano a generare volatilità nei mercati. Le azioni di Mps hanno mostrato oscillazioni significative, riflettendo l’incertezza legata al possibile coinvolgimento dell’istituto in condotte irregolari. Anche Mediobanca ha risentito dell’andamento altalenante, segno del peso che l’inchiesta esercita sull’intero settore finanziario. Gli investitori osservano con attenzione ogni nuova acquisizione di documenti, ogni perquisizione e ogni dettaglio che emerge, consapevoli che l’esito dell’indagine potrà incidere sugli equilibri futuri del sistema bancario italiano.
Nel quadro investigativo rientra anche la verifica delle comunicazioni inviate alle autorità di vigilanza nel corso delle operazioni. Gli inquirenti stanno valutando se tutte le informazioni necessarie siano state trasmesse in modo tempestivo e completo, o se possano esservi stati ritardi, omissioni o rappresentazioni parziali dei fatti. Le autorità di controllo del settore bancario, sia nazionali sia europee, assumono un ruolo importante in tale ricostruzione, poiché ogni operazione di acquisizione di vasta portata richiede autorizzazioni, verifiche e interlocuzioni continue, senza le quali l’operazione non potrebbe formalmente procedere.
Le società coinvolte hanno annunciato massima collaborazione con gli organi inquirenti, ribadendo la correttezza delle operazioni e la trasparenza delle scelte adottate durante tutto il processo. Sono state evidenziate la solidità dei presidi di governance interna, l’aderenza alle best practice di mercato e la piena disponibilità a fornire ogni documentazione utile a chiarire la natura delle operazioni contestate. Parallelamente, le società ritengono che la ricostruzione avanzata dall’autorità giudiziaria sia parziale e non tenga conto delle logiche finanziarie e strategiche che hanno guidato il percorso di rafforzamento patrimoniale e di espansione nei mesi considerati.
La Procura continua intanto a esaminare atti, comunicazioni interne e flussi autorizzativi per comprendere se la concatenazione di eventi che ha portato alla nuova struttura dell’azionariato sia il risultato di dinamiche di mercato o di un’organizzazione preventiva non formalmente dichiarata. Le verifiche proseguiranno nelle prossime settimane, mentre il settore finanziario resta in attesa di ulteriori sviluppi, consapevole che la vicenda rappresenta uno dei passaggi più delicati nelle recenti operazioni di consolidamento bancario.

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