Mosca accusa Kiev di tentato dirottamento di un caccia MiG: il Cremlino parla di un piano per un falso attacco NATO e rilancia la guerra dell’informazione
- piscitellidaniel
- 11 nov
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Le tensioni tra Russia e Ucraina si inaspriscono ulteriormente dopo le nuove accuse lanciate da Mosca, che sostiene di aver sventato un presunto tentativo di dirottamento di un caccia MiG-31 da parte dei servizi segreti ucraini. Secondo il Servizio di sicurezza federale russo (FSB), l’operazione avrebbe avuto l’obiettivo di simulare un attacco proveniente da un Paese della NATO ai danni della Russia, alimentando così un’escalation del conflitto e mettendo a rischio la stabilità dell’Europa orientale. Kiev ha immediatamente smentito le accuse, definendole una costruzione propagandistica volta a rafforzare la narrativa interna del Cremlino e a distogliere l’attenzione dalle difficoltà militari russe sul fronte meridionale.
Le autorità russe sostengono che i servizi ucraini avrebbero tentato di reclutare un pilota dell’aeronautica militare russa, promettendogli asilo politico e un compenso economico in cambio del trasferimento dell’aereo su un aeroporto controllato da Kiev. L’FSB afferma che il piano è stato scoperto e neutralizzato prima che potesse essere eseguito, grazie a un’operazione di controspionaggio che avrebbe portato all’identificazione dei canali di comunicazione utilizzati dai presunti agenti ucraini. Il Cremlino ha diffuso anche un video che mostrerebbe il pilota coinvolto in contatto con emissari stranieri, ma le immagini, come accaduto in altri episodi analoghi, non sono verificabili in modo indipendente.
Secondo la versione russa, lo scopo dell’operazione era quello di provocare un incidente di ampia portata, simulando un attacco proveniente da uno Stato membro dell’Alleanza Atlantica, per poi attribuirlo alla NATO e giustificare così un’escalation del conflitto. Mosca ha accusato apertamente i servizi occidentali di aver sostenuto il tentativo, definendo l’episodio un “atto di terrorismo internazionale orchestrato per destabilizzare la regione”. Le autorità russe sostengono inoltre che gli agenti ucraini avrebbero utilizzato false identità e criptovalute per finanziare l’operazione e mantenere i contatti con il pilota.
Kiev ha reagito con fermezza, bollando l’intera ricostruzione come una manipolazione mediatica. Il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Andriy Yusov, ha dichiarato che si tratta dell’ennesima invenzione del FSB, costruita per rafforzare la propaganda interna e giustificare le difficoltà logistiche dell’aeronautica russa. Secondo Kiev, il Cremlino sta tentando di spostare l’attenzione pubblica dal deterioramento delle proprie capacità operative e dalle perdite subite negli ultimi mesi, soprattutto nelle regioni di Kursk e Zaporizhzhia, dove le forze ucraine hanno intensificato gli attacchi mirati alle infrastrutture militari.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente guerra informativa tra i due Paesi. Da mesi, Mosca e Kiev si accusano reciprocamente di campagne di disinformazione, sabotaggi e operazioni psicologiche condotte per minare la fiducia dell’opinione pubblica e influenzare gli alleati internazionali. Negli ultimi tempi, il Cremlino ha intensificato la retorica contro la NATO, descrivendo l’Alleanza come parte diretta del conflitto e responsabile dell’approvvigionamento di armi all’Ucraina. Le nuove accuse sul presunto piano di dirottamento si collocano in questa linea comunicativa, rafforzando la narrativa russa di una minaccia occidentale costante ai propri confini.
Le agenzie di intelligence occidentali, pur evitando commenti ufficiali, hanno definito le affermazioni russe “inverificabili e di dubbia credibilità”. Fonti diplomatiche europee sottolineano che simili accuse si sono moltiplicate nei momenti in cui la Russia ha dovuto affrontare battute d’arresto sul piano militare, suggerendo che il Cremlino utilizzi episodi di questo tipo per consolidare il consenso interno e per alimentare il clima di emergenza nazionale. Gli analisti militari notano come la Russia, da oltre due anni di conflitto, ricorra frequentemente alla narrativa del “complotto occidentale” per legittimare le proprie operazioni e per mantenere alto il livello di mobilitazione.
Il presunto piano di dirottamento di un MiG-31, un velivolo supersonico destinato all’intercettazione a lungo raggio, appare inoltre poco plausibile sul piano tecnico, data la difficoltà logistica di condurre un’operazione di questo tipo in una zona pesantemente sorvegliata. Tuttavia, il solo fatto che la notizia sia stata diffusa dalle autorità russe e amplificata dai media nazionali evidenzia la dimensione propagandistica del conflitto, in cui la battaglia per il controllo della narrazione è ormai parte integrante delle operazioni di guerra.
Mosca continua a denunciare la presunta complicità dei Paesi occidentali nelle operazioni ucraine, accusando in particolare Regno Unito e Stati Uniti di coordinare missioni di sabotaggio e attacchi informatici. Kiev, dal canto suo, ribadisce che la propria azione militare è interamente difensiva e volta a ristabilire l’integrità territoriale del Paese. Le due versioni opposte riflettono la crescente distanza tra le percezioni interne dei due fronti e l’impossibilità di costruire un terreno comune di verifica dei fatti.
Sul piano politico, la vicenda contribuisce a irrigidire ulteriormente i rapporti tra Russia e NATO. A Bruxelles, i portavoce dell’Alleanza hanno evitato commenti diretti ma hanno ribadito che nessun Paese membro è coinvolto in operazioni dirette sul territorio russo e che le missioni di supporto all’Ucraina restano entro i limiti del diritto internazionale. Tuttavia, Mosca insiste nel sostenere che le forniture di armi e il supporto logistico occidentale equivalgano a un intervento militare indiretto, utilizzando questa narrativa per giustificare un’espansione delle proprie operazioni di difesa.
L’episodio dimostra come la guerra tra Russia e Ucraina si sia ormai spostata anche sul terreno dell’informazione strategica, dove la verità dei fatti diventa uno strumento di potere tanto quanto le armi sul campo. In questo scenario, le accuse di Mosca su un presunto tentativo di dirottamento di un MiG non rappresentano soltanto un evento isolato, ma si inseriscono in una strategia più ampia di costruzione del consenso interno e di pressione diplomatica verso l’Occidente, in una fase in cui la Russia tenta di consolidare la propria posizione militare e narrativa in un conflitto che appare sempre più lontano da una soluzione.

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