Meno paletti e burocrazia: Forza Italia propone di riformare il servizio NCC per adattarlo ai tempi e rilanciarne l’efficienza
- piscitellidaniel
- 10 ott
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Forza Italia ha lanciato una proposta legislativa ambiziosa per riformare il settore del noleggio con conducente (NCC) in Italia, puntando a svecchiare norme datate, alleggerire gli adempimenti e restituire competitività e modernità a un servizio che ha ormai necessità di essere riadattato alla mobilità contemporanea. Alla base del progetto c’è l’idea che l’attuale regolamento, rimasto ancorato a logiche organizzative e amministrative degli anni Novanta, non risponda più alle esigenze di utenti, operatori e territori, e che serva una revisione radicale che contempli digitalizzazione, decentramento e semplificazione.
Il quadro normativo attuale per gli NCC in Italia è fondato sulla legge del 15 gennaio 1992, n. 21, che distingue l’attività del noleggio con conducente da quella dei taxi e attribuisce alle amministrazioni locali — in particolare ai Comuni — la competenza per il rilascio delle autorizzazioni. Nel tempo sono intervenute modifiche e regolamenti aggiuntivi, ma l’impianto complessivo è rimasto poco reattivo rispetto alle trasformazioni della mobilità, alle tecnologie digitali e alle nuove esigenze dei cittadini e dei mercati. La proposta di Forza Italia vuole incidere su punti chiave di questo assetto, intervenendo su deleghe, vincoli operativi e adempimenti burocratici.
Uno dei nodi che la riforma intende sciogliere riguarda proprio la competenza amministrativa: Forza Italia propone di trasferire dal livello comunale quello regionale la funzione di rilascio delle autorizzazioni NCC. L’idea è che una gestione regionale permetta omogeneità normativa, maggior efficienza e coordinamento su scala territoriale più ampia, evitando la frammentazione amministrativa che oggi genera confusione, disparità di regole tra Comuni e difficoltà nella mobilità tra territori. In molti casi, infatti, grandi città non rilasciano nuove autorizzazioni da decenni per evitare tensioni con il servizio taxi, mentre nei territori periferici l’efficienza del servizio è drasticamente indebolita. In alcune realtà, si registra che gli NCC operano su ambiti intercomunali pur avendo autorizzazioni rilasciate in un singolo Comune, situazione che rende evidente l’anacronismo dell’impianto corrente.
Accanto alla decentralizzazione delle competenze, la proposta punta a una semplificazione sostanziale degli obblighi burocratici gravanti sugli operatori NCC. Uno dei punti più criticati è quello del foglio di servizio elettronico, che impone ai conducenti di compilare ogni volta dati del cliente, orari, chilometri, veicolo impiegato e percorso. Dal settore si segnala che questa misura — introdotta in recenti decreti — è percepita come un aggravio operativo inutile, che rallenta le corse e riduce la flessibilità del servizio. Forza Italia propone di abolire questo obbligo o sostituirlo con forme più snelle di tracciamento, magari mediante sistemi digitali integrati con le piattaforme di prenotazione, senza oneri aggiuntivi per i conducenti.
Un altro vincolo contestato riguarda il cosiddetto intervallo obbligatorio di 20 minuti tra una corsa NCC e la successiva, previsto nella normativa vigente per evitare un’eccessiva “successione” di corse che potrebbe rendere il servizio simile a un servizio taxi abusivo. Tuttavia, numerosi operatori sostengono che questa restrizione limiti la produttività, penalizzi l’efficienza e favorisca invece il trasporto in nero. Il Tar del Lazio ha già espresso orientamenti critici nei confronti di tale obbligo, accogliendo ricorsi che denunciavano sua illegittimità e sproporzione rispetto agli obiettivi dichiarati. La proposta di Forza Italia intende eliminare questo vincolo, consentendo ai veicoli NCC corse consecutive senza pause forzate.
Nel disegno riformatore, emerge anche la volontà di consentire agli NCC di operare oltre i confini regionali o al di fuori dell’area di rilascio dell’autorizzazione, purché rispettino standard di qualità, requisiti tecnici e requisiti di sicurezza definiti dalla normativa regionale o nazionale. In questo modo, si propone di superare rigidità territoriali che impediscono operatività interregionale, limitando la capacità del servizio di rispondere a domande di mobilità che superano i confini amministrativi dei Comuni.
La semplificazione normativa tocca anche la proliferazione di regolamenti locali: oggi possono convivere migliaia di regolamenti diversi, spesso con requisiti contraddittori o addirittura incompatibili tra Comuni vicini. Attraverso la riforma, Forza Italia mira a ridurre il numero di regolamenti a un set coordinato e omogeneo, riducendo l’incertezza per gli operatori e migliorando l’accessibilità del servizio per gli utenti. Si tratta di passare da migliaia di norme locali a poche regole standard nazionali/regionali che garantiscano uniformità e certezze.
La proposta è già stata apprezzata da associazioni del settore, che vedono in essa una risposta concreta a molte delle criticità denunciate da anni. L’Associazione NCC Italia, ad esempio, ha accolto l’iniziativa come un passo importante per riconoscere un ruolo centrale a un comparto strategico della mobilità urbana e turistica, che ha sofferto la competizione irregolare, l’incertezza normativa e i vincoli operativi invasivi.
Tuttavia, la proposta suscita anche reazioni critiche e difficoltà politiche. All’interno della maggioranza di governo, la riforma voluta da Forza Italia sembra porsi come una “sfida” al pacchetto NCC già voluto dal ministro delle Infrastrutture, che contiene normative più restrittive in materia. Alcuni analisti vedono nell’iniziativa un tentativo di Forza Italia di caratterizzarsi come promotore di liberalizzazione e meno vincoli, contrapponendosi ad approcci più regolatori della destra.
Dal punto di vista operativo, il rischio è che la riforma, in fase transitoria, generi disallineamenti e conflitti tra Comuni, Regioni e operatori: se le competenze vengono trasferite ma non accompagnate da adeguati strumenti tecnici, risorse e coordinamento, potrebbero manifestarsi arretramenti nella gestione dei bandi, ritardi nei rilasci autorizzativi e insoddisfazione per l’utenza. Occorrerà infatti stabilire meccanismi di transizione programmati, fasi pilota, prestazioni minime garantite e regole di coordinamento interistituzionale.
Inoltre, il nuovo assetto comporta implicazioni per il rapporto con taxi, piattaforme digitali, servizi di mobilità integrata e nuove forme di trasporto: la riforma dovrà evitare conflitti regolatori, garantire parità di regole nello spazio urbano e prevenire che il servizio NCC venga marginalizzato o stritolato dal dumping normativo. Servirà una visione unitaria della mobilità non di linea, in cui taxi, NCC e altri servizi collaborino in modo armonico piuttosto che contrapposto.
La riforma del servizio NCC proposta da Forza Italia rappresenta quindi una proposta di forte impatto politico, tecnico e istituzionale: meno paletti, meno burocrazia, più libertà operativa, decentramento e semplificazione sono le parole d’ordine che guidano l’intervento. Il percorso per attuarla sarà tutt’altro che semplice: richiederà equilibrio tra competenze territoriali, tutela degli operatori, regole chiare per l’utenza e un disegno coerente della mobilità del futuro. Il settore degli NCC, da anni afflitto da vincoli, rigidità e conflitti normativi, potrebbe trovare in questa iniziativa un’occasione per rilanciarsi, ma l’esito dipenderà dalla capacità del Parlamento e delle istituzioni regionali di tradurre l’idea in normativa concreta, efficace e sostenibile.

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