Meloni: “Italia attrattiva per gli investimenti esteri, ma il costo dell’energia è un freno che va rimosso”
- piscitellidaniel
- 28 mag
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Nel corso della sua partecipazione al forum “SelectUSA” a Washington, Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio chiaro agli investitori internazionali e al contempo ha sollevato una questione strutturale che da anni penalizza l’Italia sul piano della competitività industriale: il caro energia. Il nostro Paese, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è sempre più attrattivo per i capitali stranieri grazie alle riforme, a una burocrazia semplificata e a una stabilità politica ritrovata, ma il livello ancora troppo alto dei costi energetici rischia di rallentare questa tendenza positiva.
Meloni ha rimarcato come, nel 2023, l’Italia sia salita al secondo posto tra i Paesi dell’Unione Europea per attrazione di investimenti diretti esteri, secondo l’ultimo rapporto EY. Un risultato che premia gli sforzi normativi e istituzionali degli ultimi anni, con interventi a sostegno dell’innovazione, dell’industria green, delle infrastrutture e della transizione digitale. Tuttavia, per consolidare questo trend e mantenere un vantaggio competitivo a livello globale, il governo italiano riconosce l’urgenza di abbattere il “differenziale di costo energetico” che grava su famiglie e imprese.
Il riferimento non è solo al caro bollette vissuto negli ultimi anni in seguito alla crisi energetica scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina, ma a un problema strutturale più profondo. L’Italia ha infatti uno dei prezzi dell’elettricità più alti d’Europa, in parte per la forte dipendenza da fonti fossili importate, in parte per inefficienze infrastrutturali, e in parte per la tassazione. Questo si traduce in un handicap per l’industria manifatturiera nazionale, in particolare per i settori energivori come chimica, acciaio, ceramica, vetro, carta, alimentare e automotive, che faticano a competere a livello internazionale.
Meloni ha posto la questione come centrale anche nell’agenda del G7 di presidenza italiana. Il nodo energetico è diventato infatti un fattore geopolitico e industriale che condiziona le scelte strategiche delle imprese, sia in termini di delocalizzazioni che di reshoring. In questo senso, ha ricordato l’impegno dell’Italia nel rafforzare le interconnessioni con il Nord Africa, nel potenziare i terminali di rigassificazione, e nell’accelerare sulla produzione nazionale di rinnovabili.
Parallelamente, il governo lavora per semplificare i processi autorizzativi delle fonti pulite, ma anche per sviluppare una filiera nazionale dell’idrogeno verde e per stimolare l’efficienza energetica industriale. L’obiettivo è arrivare a una graduale riduzione dei prezzi energetici, così da migliorare la posizione dell’Italia come hub produttivo ad alta sostenibilità. In quest’ottica, l’attrazione di capitali esteri deve andare di pari passo con una politica industriale capace di garantire approvvigionamenti energetici affidabili e accessibili.
Meloni ha quindi ribadito che l’Italia non solo vuole essere un interlocutore stabile e affidabile per gli investitori globali, ma intende anche offrire un ambiente operativo competitivo. Tuttavia, ha concluso, per farlo è necessario risolvere il paradosso di un Paese ricco di sole, vento e innovazione tecnologica che continua a pagare l’energia a prezzi superiori alla media UE. Su questo fronte, ha detto, il governo è pronto a fare la sua parte, ma serve anche un’azione coordinata a livello europeo, affinché la politica energetica diventi davvero un pilastro della sovranità economica del continente.

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