Meloni incontra Trump “sulla panchina degli aceri”: bilaterale informale tra guerra, armi e dazi nel cuore del G7
- piscitellidaniel
- 17 giu
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Il bilaterale tra Giorgia Meloni e Donald Trump, svoltosi ai margini del vertice del G7 a Borgo Egnazia, ha assunto toni tanto informali quanto significativi. L’incontro, avvenuto lontano dalla rigida scenografia dei tavoli ufficiali e immortalato mentre i due leader conversavano su una panchina all’ombra degli aceri nel giardino della masseria pugliese, è stato descritto dai presenti come uno dei momenti politicamente più intensi del summit. Una scelta che riflette non solo lo stile diretto dei due protagonisti, ma anche la volontà di affrontare con franchezza una serie di questioni strategiche cruciali per il rapporto tra Italia e Stati Uniti, in vista di un possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca dopo le elezioni presidenziali di novembre.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la conversazione ha toccato tre assi principali: la guerra in Ucraina e il ruolo della NATO, la politica commerciale bilaterale con riferimento ai dazi, e la cooperazione nel settore della difesa, soprattutto per quanto riguarda le forniture di armi e l’autonomia strategica europea. L’atmosfera rilassata – lontana dai riflettori e dalle formalità protocollari – ha favorito uno scambio diretto che ha permesso a Meloni di riaffermare l’interesse italiano a mantenere una relazione solida con Washington, qualunque sia l’inquilino della Casa Bianca.
Il primo tema affrontato è stato inevitabilmente la guerra in Ucraina. Trump, coerentemente con le sue posizioni già espresse in campagna elettorale, ha ribadito la sua contrarietà a un sostegno militare illimitato a Kiev, affermando che in caso di vittoria intende “fermare il conflitto in 24 ore” attraverso una trattativa diretta tra Mosca e Kiev. Un approccio che Meloni ha ascoltato con attenzione ma sul quale avrebbe espresso alcune riserve, richiamando la necessità di “difendere l’ordine internazionale basato sul diritto” e di non lasciar passare l’aggressione russa come un fatto compiuto. La premier avrebbe sottolineato che l’Italia, pur sostenendo ogni iniziativa diplomatica credibile, non intende interrompere il supporto all’Ucraina finché il Paese sarà sotto attacco.
La divergenza di vedute non ha impedito tuttavia un confronto costruttivo, secondo quanto riferito da fonti vicine a Palazzo Chigi. Meloni avrebbe chiesto chiarimenti sulle possibili conseguenze di un disimpegno americano in Europa, tema che preoccupa non solo Roma ma anche Berlino e Parigi. Trump, dal canto suo, avrebbe ribadito che gli alleati europei devono “pagare di più per la propria difesa” e assumersi maggiori responsabilità nella sicurezza del continente. Il messaggio, già noto e reiterato negli anni precedenti, trova oggi una sponda parziale nella posizione italiana, che vede nella cooperazione rafforzata tra Paesi UE una strada per rendere l’Europa meno dipendente militarmente dagli Stati Uniti.
Un altro punto al centro del colloquio è stato il commercio bilaterale. Meloni ha voluto affrontare con Trump la questione dei dazi imposti durante il suo primo mandato, in particolare quelli su acciaio, alluminio e alcuni beni agricoli europei. Tali misure, parzialmente sospese sotto l’amministrazione Biden, potrebbero essere reintrodotte o inasprite in caso di nuovo insediamento di Trump. La presidente del Consiglio ha ribadito la contrarietà dell’Italia a un ritorno al protezionismo commerciale e ha auspicato che le relazioni economiche transatlantiche possano basarsi su una logica di cooperazione e vantaggio reciproco, anziché su misure punitive. Trump non avrebbe fornito risposte definitive, ma ha ribadito il suo mantra: “America first”, lasciando intendere che ogni decisione futura sarà calibrata sugli interessi nazionali degli Stati Uniti.
Il confronto ha toccato anche il dossier delle forniture militari e dell’industria della difesa. Trump ha chiesto rassicurazioni sugli impegni italiani in materia di spesa militare, sottolineando l’importanza di mantenere l’obiettivo NATO del 2% del PIL destinato alla difesa. Meloni ha confermato che il governo italiano è determinato ad aumentare progressivamente gli stanziamenti, non solo per rispettare gli impegni internazionali ma anche per rafforzare la filiera industriale nazionale in ambito difesa e sicurezza. Il colloquio avrebbe anche toccato il progetto europeo di creare una piattaforma industriale per la produzione congiunta di munizioni e sistemi strategici, con Roma interessata a coinvolgere anche aziende statunitensi in partenariati tecnologici.
Il tono del bilaterale, descritto come schietto ma cordiale, rispecchia il rapporto personale tra i due leader. Meloni ha sempre mantenuto una posizione equilibrata nei confronti di Trump, evitando critiche esplicite ma anche distanze nette. Durante il G7, questa ambiguità si è trasformata in una linea di prudente apertura, utile a posizionare l’Italia come interlocutore affidabile in ogni scenario. In un passaggio del colloquio, Trump avrebbe lodato lo stile “determinato e patriottico” della premier italiana, apprezzando in particolare la sua linea sull’immigrazione e sul controllo delle frontiere, temi chiave anche della sua campagna elettorale.
L’incontro tra Meloni e Trump, seppur privo di un protocollo ufficiale, ha assunto dunque un rilievo politico sostanziale. La scelta della “panchina degli aceri” – suggestiva cornice naturale scelta per il bilaterale – è diventata simbolo di un dialogo diretto, al di fuori dei vincoli cerimoniali ma carico di implicazioni strategiche. In un momento di forte incertezza sul futuro assetto dell’Occidente e sugli equilibri interni alla NATO, l’Italia si muove con cautela, cercando di mantenere canali aperti con tutti i protagonisti, nella consapevolezza che la postura americana sullo scacchiere internazionale potrà cambiare radicalmente nei prossimi mesi.

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