Meloni all’Onu incassa applausi e polemiche: “Mosca ha calpestato l’Onu”, Israele “oltre i limiti”, migranti e magistratura nel mirino
- piscitellidaniel
- 25 set
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Davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la premier Giorgia Meloni ha inaugurato il suo intervento con parole che non lasciano margini: ha accusato la Russia di aver “calpestato” lo Statuto dell’Onu e denunciato una “ferita profonda al diritto internazionale”. Ha quindi rivolto una severa critica a Israele, sostenendo che la reazione all’attacco di Hamas ha superato “il limite della proporzionalità” e si è tradotta in una strage fra i civili. Il discorso, di 16 minuti, ha raccolto consensi ma anche scrutinio per i riferimenti alle migrazioni e alla presunta “politicizzazione” della magistratura.
L’attacco nei confronti di Mosca è stato netto e a tratti retorico: Meloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia come “interprete di un Occidente che vuole regole” e ha dichiarato che la guerra in Ucraina non è confinata dentro i propri confini, bensì ha effetti destabilizzanti in diverse aree. Il richiamo è stato forte: un “statuto violato”, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza che, secondo la premier, non ha rispettato la Carta delle Nazioni Unite, né l’integrità e la sovranità di uno Stato.
Passando al conflitto fra Israele e Hamas, Meloni ha mantenuto una posizione articolata: ha riaffermato che l’Italia riconosce il diritto di Israele all’autodifesa dopo gli attentati del 7 ottobre, ma ha anche condannato la reazione militare definita “oltre misura” quando coinvolge la popolazione civile. Ha sostenuto che Israele ha infranto norme umanitarie e ha commesso una strage fra i civili, andando oltre i limiti del principio di proporzionalità. Per questo, ha anticipato che l’Italia voterà a favore di sanzioni proposte da Bruxelles contro Tel Aviv.
Nel corso del discorso, Meloni ha denunciato una crisi di inefficacia dell’Onu: “parole vuote” se mancano istituzioni che funzionino. Ha auspicato una riforma che metta al centro responsabilità, democraticità e trasparenza, senza ampliare nuove gerarchie o sedie permanenti. Le Nazioni Unite, ha detto, devono riacquistare credibilità se vogliono arginare conflitti e garantire che la diplomazia non resti un’illusione.
Sul tema delle migrazioni, la premier ha parlato con toni severi: secondo lei, convenzioni interpretate con ideologismi da magistrature “politicizzate” finiscono per calpestare il diritto anziché affermarlo. In tal senso, ha evocato una necessità di revisione delle regole internazionali su asilo e migrazione, accusando giudici e burocrati di voler contrastare le scelte politiche dei governi.
Il passaggio sulle “magistrature politicizzate” ha attirato molta attenzione. Meloni ha affermato che una minoranza di giudici, secondo lei orientata da posizioni ideologiche, starebbe cercando di sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare. Un’accusa che si inserisce nel filone delle polemiche già recanti sul potere giudiziario e sulla sua autonomia di fronte ai governi. Nel suo intervento, la premier ha chiarito: “Non c’è giudice che possa impedire a noi di governare il fenomeno dell’immigrazione illegale”.
La reazione politica in Italia è stata immediata e polarizzata. Da un lato, alleati e sostenitori hanno visto nel discorso l’affermazione di uno Stato che intende spingere l’Italia in un ruolo assertivo nel consesso internazionale. Dall’altro, oppositori e analisti hanno criticato la mescolanza fra affermazioni internazionali e accuse interne contro la magistratura, definendola una strumentalizzazione politica che rischia di erodere la separazione dei poteri.
L’ambiente diplomatico ha recepito con curiosità la doppia linea: duro verso la Russia e critico verso Israele. Il richiamo all’Onu come istituzione “da riformare” è condiviso da molti leader di Paesi emergenti che ne denunciano l’inefficacia; ma la critica verso uno Stato alleato tradizionale – Israele – è un elemento che rende il discorso italiano più dissonante rispetto alle tradizionali diplomazie europee.
Il fatto che Meloni abbia inserito il tema della “politicizzazione della magistratura” nel medesimo discorso internazionale sui conflitti esteri rappresenta una scelta comunicativa forte: vuole mostrare che, a suo avviso, le crisi globali e i nodi interni si intersecano. È come se il governo chiedesse al mondo di prestare attenzione non solo alle guerre esterne, ma anche a quelle civili — le tensioni interne — che, secondo lei, condizionano la capacità dell’Italia di stare nel mondo in modo credibile.
Il discorso ha inoltre rilanciato alcune vecchie battaglie del governo italiano: la difesa del principio di rappresentanza, il sostegno ai valori identitari dell’Occidente, il contrasto alle politiche verdi percepite come “deindustrializzanti”, il richiamo alle radici cristiane e il ruolo dell’Italia come ponte fra Nord e Sud del Mediterraneo. In una cornice globale molto polarizzata, Meloni ha voluto collocare il suo paese non in un’orbita neutra, ma in un asse che aspira ad essere protagonista — non spettatore.
Molti osservatori valutano che il discorso potrà avere conseguenze non solo simboliche, ma concrete: potrà influenzare la posizione italiana nei voti internazionali, condizionare le relazioni diplomatiche con Israele e paesi arabi, e innescare dibattiti sui limiti della magistratura in Italia. Le prossime settimane saranno decisive per verificare quanto del discorso verrà tradotto in politiche estere e in iniziative normative.

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