Meloni al Senato: difesa, energia e crisi mediorientale nel programma per il Consiglio europeo
- piscitellidaniel
- 7 mag 2025
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Il 18 marzo 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta al Senato per illustrare le priorità dell’Italia in vista del Consiglio europeo. In un clima parlamentare segnato da tensioni e divergenze politiche, la premier ha affrontato tre grandi dossier: la strategia comune europea sulla difesa, la politica energetica e la posizione dell’Italia sulla crisi in Medio Oriente. L’intervento, durato oltre un’ora, ha delineato con chiarezza l’impronta che il governo intende portare al tavolo di Bruxelles, tra realismo economico, sovranità nazionale e attenzione alle crisi internazionali.
Nel cuore del discorso si è posizionata la questione del “ReArm EU”, il piano di riarmo congiunto europeo proposto dalla Commissione. Meloni ha ribadito il sostegno dell’Italia alla necessità di rafforzare la difesa continentale, ma ha messo in guardia sul rischio che il progetto diventi insostenibile per i bilanci pubblici dei singoli Paesi. Ha definito i fondi previsti dal piano “numeri virtuali”, poiché mancano ancora strumenti concreti per tradurre gli annunci in investimenti reali. Per questo ha chiesto alla Commissione di istituire garanzie europee per attrarre capitali privati nel comparto industriale della difesa, replicando quanto già fatto nel settore energetico con il piano REPowerEU.
Meloni ha escluso con decisione la creazione di un esercito europeo, che ha definito “non all’ordine del giorno”. L’Italia, ha ribadito, resta pienamente integrata nel sistema della NATO e intende sviluppare le proprie capacità difensive senza cedere sovranità a nuove strutture sovranazionali. Ha insistito sulla necessità che il rafforzamento del pilastro europeo della difesa avvenga in stretto coordinamento con l’Alleanza Atlantica, evitando duplicazioni e derive burocratiche.
Sul tema dell’energia, la presidente del Consiglio ha espresso un giudizio critico verso le nuove proposte della Commissione sull’industria verde. Ha messo in guardia contro il rischio che il Green Deal venga riproposto sotto un altro nome, trasformandosi in un Green Industrial Deal “più ideologico che pragmatico”. Secondo Meloni, servono politiche energetiche che tengano conto delle esigenze produttive e dei vincoli di bilancio degli Stati membri, evitando imposizioni unilaterali e valorizzando tutte le fonti, incluse quelle tradizionali a basse emissioni. Ha chiesto che la Commissione sostenga concretamente gli investimenti in ricerca sull’idrogeno, sulle tecnologie CCS (carbon capture and storage) e sul nucleare di nuova generazione, considerato strategico per garantire l’autonomia energetica europea.
Non è mancato un passaggio sulla drammatica situazione a Gaza. Meloni ha espresso “grande preoccupazione” per la ripresa delle ostilità nella Striscia e ha sottolineato come l’escalation militare metta a rischio ogni tentativo di cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi israeliani. Ha rivolto un appello a tutte le parti in causa affinché si ritorni al dialogo, anche alla luce dei recenti negoziati mediati da Egitto, Qatar e Stati Uniti. La posizione dell’Italia resta quella del sostegno al diritto alla sicurezza di Israele, accompagnato da un impegno per una soluzione politica duratura del conflitto israelo-palestinese, che tenga conto dei diritti di entrambe le popolazioni.
Nel corso del dibattito parlamentare seguito all’intervento, i gruppi di opposizione hanno criticato la linea del governo, accusandolo di subordinazione agli interessi statunitensi e di scarsa incisività sul piano europeo. Il Partito Democratico ha chiesto maggiori investimenti nazionali nella difesa, ma senza subordinare l’interesse sociale al riarmo. Il Movimento 5 Stelle ha denunciato la mancanza di un piano concreto per affrontare le emergenze climatiche ed economiche, mentre l’Alleanza Verdi-Sinistra ha sollevato dubbi sull’approccio adottato verso la crisi a Gaza, ritenuto sbilanciato.
Nonostante le critiche, la risoluzione di maggioranza è stata approvata con 109 voti favorevoli, 69 contrari e 4 astensioni. La votazione ha confermato la tenuta della coalizione di governo in una fase politica delicata, a pochi mesi dalle elezioni europee e in un contesto internazionale in continuo mutamento. Meloni ha quindi incassato il mandato parlamentare per partecipare al Consiglio europeo, forte del sostegno della sua maggioranza e determinata a difendere in Europa una linea improntata a pragmatismo, autonomia nazionale e attenzione alle priorità strategiche dell’Italia.

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