Marine Le Pen: condanna in primo grado e incognita sull’appello entro il 2026
- piscitellidaniel
- 1 apr
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Marine Le Pen, leader storica del Rassemblement National, è stata condannata in primo grado dal tribunale correzionale di Parigi a quattro anni di carcere, di cui due con la condizionale, per appropriazione indebita di fondi pubblici europei. La sentenza prevede anche una pena accessoria che ha un forte impatto politico: l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Se confermata in appello, questa misura le impedirebbe di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.
La vicenda giudiziaria ha origine da un’inchiesta avviata nel 2015 dal Parlamento europeo, che rilevò un utilizzo anomalo di fondi destinati agli assistenti parlamentari degli eurodeputati del Front National, ora Rassemblement National. Secondo l’accusa, i fondi venivano utilizzati per pagare figure che svolgevano in realtà mansioni all’interno del partito e non attività connesse al lavoro parlamentare a Strasburgo. Il danno per le casse dell’Unione Europea è stato stimato in circa 6,8 milioni di euro, di cui 2,9 attribuiti direttamente a Marine Le Pen.
Insieme a Le Pen, sono stati condannati in primo grado anche altri otto eurodeputati RN, tra cui Jean-François Jalkh e Bruno Gollnisch. Le pene variano da due a quattro anni, con modalità diverse in termini di sospensione e condizionalità. I giudici hanno sottolineato che il sistema era strutturato e prolungato nel tempo, non frutto di errori isolati ma di una gestione organizzata del personale e delle risorse economiche da parte del partito. Secondo le motivazioni, Le Pen "non poteva ignorare" che gli assistenti parlamentari lavorassero esclusivamente per il partito.
Le reazioni della leader dell'estrema destra non si sono fatte attendere. Marine Le Pen ha parlato di “una decisione politica”, affermando che il processo rappresenta “una bomba atomica contro il Rassemblement National”. Ha respinto ogni accusa, definendo l’intero procedimento un attacco strumentale per fermare la sua corsa verso l’Eliseo. Ha ribadito che intende presentare ricorso in appello, sottolineando che finché la sentenza non sarà definitiva non vi è alcun ostacolo alla sua candidatura.
Il calendario giudiziario potrebbe però giocare un ruolo cruciale nella vicenda. La Corte d’appello di Parigi ha indicato che il procedimento potrebbe concludersi entro l’estate del 2026. Una tempistica che, se rispettata, lascerebbe solo pochi mesi prima dell’apertura della campagna presidenziale. In assenza di una sentenza definitiva, Le Pen sarebbe formalmente eleggibile, ma il peso politico di una condanna anche in secondo grado potrebbe compromettere la sua legittimità agli occhi dell’elettorato più moderato.
L’inchiesta, che ha avuto una lunga fase istruttoria, è stata seguita anche a livello europeo. Il Parlamento Ue, parte civile nel processo, ha chiesto il risarcimento del danno. Già in passato l’istituzione europea aveva avviato procedimenti amministrativi per il recupero delle somme versate a Le Pen e agli altri eurodeputati coinvolti, con richieste di restituzione delle indennità e blocco dei versamenti. La questione è stata al centro di più campagne elettorali, sia per le europee che per le presidenziali, e costituisce da anni un elemento divisivo nel dibattito politico francese.
Il partito, da parte sua, ha fatto quadrato attorno alla sua leader. Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e delfino di Le Pen, ha denunciato un accanimento giudiziario volto a escludere l’opposizione patriottica dalla vita democratica del Paese. Ha definito la sentenza “un colpo basso” e ha ribadito che la linea politica del RN non cambierà, indipendentemente dalle vicende giudiziarie dei suoi dirigenti.
Nel frattempo, la condanna ha riacceso le tensioni tra i partiti. La sinistra ha accusato Le Pen di voler sottrarre il suo movimento alla legalità, mentre l’estrema destra denuncia l’interferenza dei giudici nella competizione elettorale. La posizione del presidente Macron, pur mantenendosi prudente, è attenta all’evoluzione della situazione, in vista delle elezioni europee del 2024 e della corsa presidenziale del 2027, in cui Le Pen potrebbe rappresentare ancora una volta l’avversaria principale.

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